giovedì 15 settembre 2011

TUMBLR

NUOVO BLOG SU TUMBLR!
Ho importato su Tumblr tutti i post che c'erano qui su Blogspot, seguitemi lì che qui non pubblico più!

giovedì 1 settembre 2011

Uno dei posti

Per un periodo ho abitato in un posto dove eravamo otto uno meno normale dell'altro. -Ma poi cos'è la normalità? E giù filosofia a fiumi-
Quattro di questi mangiavano regolarmente riso col ketchup, io li guardavo con il mio riso in bianco davanti e non capivo bene.
Per un periodo gli piaceva anche il latte azzurro. Era in sostanza metà latte e metà colorante blu. Io li osservavo e continuavo a non capire, gli altri tre li appoggiavano. Mi faceva schifo, ero terrorizzata dal latte in tempi di Mucca Pazza. In quel periodo in quella casa mangiavo solo pasta scondita e pane da toast. Misuravo la quantità di pasta con questa bilancina con i due piatti e i pesetti piccolini. Da un grammo, cinque, dieci, venti, un chilo.
Tra le mie paure più grandi di quegli anni c'è la Mucca Pazza al primo posto, al secondo il Mar Morto. Mi avevano detto che se prendevi quella malattia diventavi circa come Benedetta Bianchi Porro durante l'ultimo mese di vita. Io rabbrividivo e piangevo tutta la notte e non volevo toccare niente che fosse stato di una mucca prima.
Del Mar Morto mi avevano detto che se l'acqua ti andava negli occhi era talmente salata che diventavi cieco. Sempre come Benedetta Bianchi Porro. Io sognavo la notte che il ragazzetto che abitava con me durante gli anni prima per farmi uno scherzo mi schizzava l'acqua di Mar Morto in faccia e io non vedevo più. Un'angoscia, ma un'angoscia.
Sette su otto in quella casa, qualunque fosse il malessere che provavano, si sparavano della fisiologica nel naso e cercavano di rifilarla anche a me. Ci ho provato un paio di volte e stavo affogando. Acqua salata in siringa su per le narici non faceva al caso mio. Io ero solo depressa.
Era la stessa casa in cui si usava il Metodo Gordon, ma questa è un'altra storia e l'ho già raccontata. Abitavamo al piano di sopra della famiglia in cui la mattina si poteva mangiare solo sei Gocciole e io aspettavo che tutti se ne andassero per ingozzarmi. (Anche di questo ho già parlato). Erano tutti pazzi e infatti adesso hanno creato un villaggio in cui abitano tutti vicini, anche con la ragazzina che si metteva sul ciglio della porta di casa durante le feste e chiedeva se agli invitati se di fare sesso con lei, a sette anni.
Nel pomeriggio, per un periodo, in quella casa truccavo tutte le ragazze. C'era un solo maschio che si faceva acconciare anche lui per non sentirsi in disparte, era il più piccolo. Le truccavo e le pettinavo con tutti i colori e le spille possibili. Un giorno presi una sgridata incredibile da parte del padre del ragazzino, timorato di Dio e terrorizzato che in quel modo lo spingessi a diventare gay.
La domenica si andava in chiesa. Anzi, praticamente in qualunque giorno in cui non si andasse a scuola si andava in chiesa. Io preferivo le sei ore di scuola e durante la messa sistemavo l'interno delle borse di chi mi permetteva di farlo. Tiravo tutto fuori, spolveravo, buttavo le cartacce e le cose inutili e rimettevo tutto dentro.
Poi al pomeriggio tutti andavano dai parenti e io restavo a casa perché non ne avevo. O comunque non meno lontani di settecento chilometri. Giocavo a dama con mia madre oppure piangevo. O piangevo tra una dama e l'altra, per tanti motivi. Uno dei quali era che avevo continui flash di possibili morti violente di mia madre. Immaginavo la possibilità che qualcuno le sparasse, la investisse, la accoltellasse, la stuprasse. Non riuscivo a togliermi dalla testa queste immagini.
La sera mentre guardavamo la TV tornavano gli altri e mi distraevo. Non potevo stare da sola con mia madre senza pensare a quando non ci sarebbe più stata. Poi quando avevo nove anni mi ha mollata con mio padre per andarsene col suo fidanzato diciottenne, contro tutte le mie catastrofiche previsioni, ma anche questa è un'altra storia. Ah, mia mamma era bellissima.
Non mi piaceva stare nella stessa stanza con uno solo dei miei genitori perché avevo paura che a causa del legame di sangue che ci univa, nel silenzio, potessero percepire in qualche modo quello che pensavo. E per il novanta percento del tempo immaginavo morti violente e stupri. Dunque non volevo mi internassero da qualche parte.
Alla fine della fiera me ne sono andata da lì e sono finita ad abitare in un posto in campagna con mio padre e un'altra serie di soggetti strani. Uno di questi, per dire, si scuciva i vestiti di dosso con una precisione maniacale durante la notte. Non rovinava nulla, semplicemente disfaceva le cuciture a mani nude e la mattina le cose erano divise in parti come se non fossero mai state assemblate.
Gli altri sette disturbati del ketchup nel riso e il latte azzurro li ho rivisti poche volte e nemmeno mi interessa di averci a che fare. Anche mia madre la vedo poco e non piango più la notte, non ho più paura che le vite finiscano. Considero vivere come giocare ad un gioco noioso in cui l'unico divertimento è provare ad inventare trucchi per farlo andare in bug e vedere cosa succede. Un po' come quando, nel Safari nei giochi per Game Boy di Pokèmon, con una combinazione di tasti riuscivi per un attimo a far impazzire la schermata e ti ritrovavi con il tuo allenatore in una valle di numeri che non erano altro che i codici relativi alle aiuole e tutto il resto e ti sembrava chissà che roba per un po'.
Io ho dei pregiudizi nei riguardi di chi non mangia le verdure.

mercoledì 31 agosto 2011

Miao
Stanotte ho sognato che dovevo catturare quattro colombe per il matrimonio dei miei genitori che si sono già sposati e non ci riuscivo, mi scappavano da tutte le parti, due bianche e due nere, e mi dicevano tutti come sei invecchiata, come i tuoi fratelli grandi, siete tutti invecchiati in un attimo e io non capivo. Perché i miei fratelli grandi non li ho mai visti, so solo che ci sono.
In comune c'era su l'intera discografia i Chris Clark mentre i miei si dicevano di si. L'avevamo messa su col mio computer e pensavo alla mia classifica di Lastfm che alla fine della giornata avrebbe visto Clark in testa e non so se mi andava. Sto fin troppo attenta a Lastfm perché secondo me si capisce molto a vedere cosa si ascolta una persona in un certo momento. Tipo adesso sto sentendo da un'ora la discografia di Trentemoller che alla fine a basso volume non stufa mai.
In questa storia ci siamo io e te che andiamo in bici alla fine di agosto a comprare la cedrata al Conad e la mia gomma davanti si buca proprio quando io ho deciso che voglio due cheesburger. Mio padre passa per caso e la carico nel suo furgoncino mentre tu dici di lasciarti lì che me li vai a prendere tu i cheesburger e poi torni da solo con la tua bici. Io rido, penso un ti amo e ti dico sali in macchina subito.
A casa ci baciamo un sacco riascoltando Burial, che da tanto che ci vogliamo arriva al nono posto.

giovedì 11 agosto 2011

A: Secondo me noi siamo una di quelle coppie che moriranno insieme.
N: Cioè?
A: Di sicuro morirò prima io, ma sarà così: quel giorno tu tenti di svegliarmi, non ci riesci, fai un gran sorriso, ti sdrai vicino a me e muori anche tu.

martedì 2 agosto 2011

Le ore

L'orologio che mi hai regalato ha una sveglia impostata che suona sempre all'una di notte e non riesco a toglierla ma alla fine sono sempre sveglia per spegnerla e ricordarmi che è l'una di notte e tu non ci sei (non va tutto bene).
Oggi invece all'una eravamo in stazione a Bologna sul binario 9, io partivo all'una e diciotto. Ora è l'una e trentasei del primo di agosto e sono su un treno in cui credo di essere l'unica italiana.
Abbiamo fatto l'amore prima che andassi. Tu non riuscivi a respirare, non ci sentivi quasi niente e non ti lavavi da tre giorni e l'avrei fatto almeno altre tre volte comunque. Ma era già mezzanotte e dieci.
La prima volta che ho preso il treno di notte un tizio mi ha palpato il culo fino allo sfinimento quindi bene o male la mia più grossa preoccupazione al momento è quella di non farmi toccare da nessuno, ma c'è da considerare che successe dieci anni fa, erano altri tempi. Ora è peggio.
Vorrei che tu avessi prenotato il posto davanti al mio per incrociare le gambe da un sedile all'altro e dormire fino alle otto e quarantotto di domattina.
Invece devo stare qui sveglia a guardare la valigia e mi sono tolta l'orologio per dare meno nell'occhio. E' pieno di gente, sembra il Piacenza-Ancona delle diciotto e trentasei a Bologna il venerdì a febbraio.
Tu prendi le carezze come i gatti, spingi tutto il corpo verso la mia mano. Si crea tutto un attrito d'amore.
Ti hanno ritirato la patente l'altro ieri notte perché eravamo ubriachi come sempre e tornavamo da casa di Cesare Ragazzi che io dormivo con la faccia nell'interno del tuo gomito (gomitella l'ho battezzata, quella parte del corpo lì) appoggiato sul poggiagomito del New Beetle senza cintura sbavando e puzzando di vinaccia.
Adesso devi pagare un sacco di soldi ed essere processato e vuoi vendere la macchina fotografica.
Io ti sbavo sempre addosso quando dormo e tu non dici niente, mi sa che mi ami.
Anche se quando bevi molto mi confondi con altre persone e mi chiami con altri nomi, a questa gente con cui credi di parlare (e invece sono io) dici che sei innamorato di me, quindi dovrebbe andare tutto bene.

giovedì 28 luglio 2011

Quando ti aspetto in Piazza delle Medaglie D'oro

Quando ti aspetto in Piazza delle Medaglie D’oro guardo l’orologio e penso che è più difficile trovarti tra la gente perché non so come sei vestito ma sono felice di non saperlo perché così è una sorpresa e siccome sei sempre in ritardo ho tanto tempo per immaginarti in tutti i modi e sperare che hai le scarpe bianche.

Quando ti aspetto in Piazza delle Medaglie D’oro vorrei che non esistesse la gente e ci potessimo stendere dappertutto, tipo su Viale Pietro Pietramellara, appena arrivi, il quale sarebbe pulitissimo siccome non esistono le persone e noi chiaramente saremmo gatti parlanti anche se scriverlo mi fa sembrare molto stile Officina della Camomilla. L’Officina della Camomilla perde in media un componente al giorno, ieri sera quando l’ho detto abbiamo riso tantissimo, eppure erano così dolci, chi lo sa, glielo chiederemo il perché.

Per la strada ci sarebbero dei cuscini come quelli che mette il bar all’angolo tra Corso Mazzini e Viale Vittorio Veneto in orario aperitivo sugli scalini. Ci faremmo chiaramente l’amore sopra. Saremmo soli e non ci verrebbe voglia di nient’altro.

Quando ti aspetto in Piazza delle Medaglie D’oro ho sempre un sacco di cose da raccontarti ma appena ti vedo per un po’ me le dimentico e a volte non mi tornano nemmeno più in mente. Come quando mi rispondi al telefono: all’improvviso tutto diventa un solo pensiero, che non c’entrava niente: all’improvviso scopro da quel che mi sento dire che l’unica cosa che volevo riferirti è che ti amo.
Chi ben comincia è alla metà dell'aria d'importanza, diploma di ignoranza; è ladro lui che ruba e chi gli tiene il frutto proibito, frutto saporito; fra i due che se lo litigano, il terzo batte il ferro finché è caldo. Chi nasce gatta, raccoglie tempesta. Chi ruba poco, male alloggia, fa i figli ciechi, poco sa, ha paura anche dell'acqua fredda, non piglia pesci. La necessità porta consiglio ma del senno di poi è lastricato l'inferno e l'occasione fa l'uomo morto, quindi meglio un asino tardi che un dottore mai.

martedì 26 luglio 2011

vorrei spendere tutti i soldi che ho per regalarti tutto quello che mi fa venire in mente te
vicino a te mi sento abbronzata addirittura. confrontiamo i nostri colori mentre facciamo il bagno nel balsamo perché il bagnoschiuma non riuscivo ad aprirlo. posso lasciarti scegliere cosa voglio mangiare perché le cose che ci piacciono di più sono le stesse. vorrei una cochina coi ghiaccini e il limone e un toast perfavore, grazie. pensiamo le stesse cose poi tu le dici e io ti dico che stavo per dirle io. ti dormo con il naso in mezzo alle scapole, mi svegli con le mani.

lunedì 25 luglio 2011

Case di legno

Siamo andati a Sappada c’erano sei gradi e quando faceva molto caldo quattordici.

Abbiamo provato com’è stare insieme d’inverno senza doverlo aspettare.

Abbiamo dormito con il termo acceso sotto le coperte grosse scaldandoci i piedi con i piedi dell’altro.

Abbiamo fatto un sacco di bagni caldissimi nella vasca ne uscivamo profumatissimi.

Facevamo l’amore facendoci un sacco di complimenti.

Mangiavamo tante uova e pancetta.

Quando dormo per cercare di starti il più vicino possibile finisce sempre che ti faccio quasi cadere dal letto.

venerdì 22 luglio 2011

SOP.

Dobbiamo andare in montagna insieme e Trenitalia ce lo mette in culo come al solito.
Non so associare il suo colore di capelli a niente perché non somiglia a nessun colore che conosco quindi probabilmente sarà il resto delle cose che vedrò in futuro che potranno essere associate a lui. Mi sono comprata una scrivania color capelli di Andrea, ieri in Montagnola ho visto un maglione carino, mi sa che passo a comprarlo, era largo di cotone color capelli di Andrea. La mia macchina è color capelli di Andrea. E così via. Se ne parlassi ad abbastanza persone potrebbero adottarlo tra i loro colori. Andrebbe in mezzo a quelli strani come il bistro, lo scarlatto e l'international klein blue.
Dobbiamo andare in montagna e sullo schermo delle partenze della stazione c'è scritta solo una gran fila di "SOP".
SOB.

giovedì 21 luglio 2011

FINE.

Ciao, io da oggi smetto di scrivere pubblicamente per sempre. Mi avete rotto i coglioni, adesso ognuno si fa i cazzi propri. Ciao.

lunedì 18 luglio 2011

Ultimamente ci piace fare un gioco, funziona così:
a turni ci si fa il solletico sul palato a vicenda col dito indice e si contano i secondi e vince chi resiste di più.
In realtà io lo faccio perché mi piace come tiene le labbra mentre dopo tenta di grattarsi con la lingua e lui lo sa, le mette così e se le lascia baciare.

martedì 5 luglio 2011

lunedì 4 luglio 2011

L’altra sera al Magnolia c’era una ragazza che ti somigliava tantissimo, era identica a te ma col culone. Tu sei chiaramente più bella. E a fine serata è finita come finisci tu, in ginocchio a vomitare, poi di nuovo a ballare, poi a vomitare, eccetera, insomma, ero gelosissimo a vedere il tipo che ci provava con lei, mi sono indisposto, volevo picchiarlo, mi sono rovinato la serata.

venerdì 17 giugno 2011

Una cosa bella è prepararsi prima di vedersi.