mercoledì 30 dicembre 2009

Siamo io e le dolcezze delle cinque di mattina, nell'insonnia di una notte in cui si e' scoperto di aver regalato i fiori migliori al giardino sbagliato.

martedì 29 dicembre 2009



E quando le notti di Settembre divennero notti di Ottobre, varie vicissitudini mi portarono a dormire in letti nuovi, ad ascoltare musica anni '60, a chiudere gli occhi quando il giorno li apriva.
Quando le notti di Settembre divennero notti di Ottobre, il telefono non suonava già più.
Quando le notti di Settembre divennero notti di Ottobre eravamo rimasti soli in una città a forma di emme.

lunedì 28 dicembre 2009

Con gli occhi ubriachi e i baschi in testa abbiamo ballato per minuti che erano ore, ore che erano giorni, giorni che erano infinite notti, notti che erano una vita intera.
Con i capelli disfatti cercavamo una farmacia per non avere bambini entro nove mesi, con l'acqua in faccia e la neve nelle scarpe, con le ciglia condensate e i cappucci alzati, con i poliziotti intorno e il fumo nei calzini, con i cuori in mano e le mani in tasca.

domenica 27 dicembre 2009

Prendi le tue pillole.

Ricordati a stomaco pieno mattina e sera e a meta' mattinata e a meta' pomeriggio prendi l'altra pillola, a stomaco vuoto, tra sei giorni il prossimo trattamento, ho pianto parecchio.
Qualcuno un giorno mi ha detto che un bacio sporco sa spogliare il cuore dai demoni ma io credo che poi quei demoni ritornino, con prepotenza.
Qualcuno un giorno mi ha detto di volere una pelle splendida, mi ha detto che ci sono pensieri superficiali che la rendono tale e io ci credo.
Qualcuno un giorno mi ha detto che l'amore e' una patologia, e credo anche a questo.

Qualcuno un giorno mi ha detto che ero bella vestita di lividi.
Guardarmi intorno a volte mi fa venire voglia di smettere di respirare e finalmente sono riuscita a dirti cosa significa quando ti dico che ho paura di morire.
Certe notti ti addormenti e io resto sveglia, certe notti sei sveglio ma è come se dormissi, certe notti mi fai capire che non è reale niente di ciò che penso, certe notti sembra che tu faccia parte d'altro rispetto a noi.

Gli innamorati.

E mi sono svegliata col buio e il buio mi appariva più chiaro del solito, poi ho notato tutta quella neve. Pensavano tutti che non sarei uscita di casa perchè odio quella merda ma invece l'ho fatto perchè mi mancavi tu e dovevo finire il progetto e tutte le solite cose e così la notte hai dormito qui e ci siamo svegliati che c'era ancora più bianco intorno, ci hanno accompagnato in macchina. E la sera dopo ho dormito io da te e non sono più riuscita a tornare a casa per due giorni e mezzo. Treni bloccati, mattinate di acqua nell'aria che rovina i caschetti nascosti nei baschi toglie luce all'arancio dei capelli e abbassa i ricci. Così hai capito che ti sarei mancata e l'ho visto che avevi gli occhi lucidi prima di partire non mentire. Proprio tu che ne parlavi con parole leggere, proprio tu che tra sei mesi te ne andrai per sempre e lo sai bene che siamo un grande sbaglio un grande attimo di stallo una passeggiata che va da autunno a primavera e poi sparirai lasciandomi in questa città a forma di emme.
Ho iniziato a prendere le mie medicine quattro volte al giorno e tra sei giorni toccherà anche alle creme e tra poco toccherà anche a te e le cose non fanno altro che peggiorare mi fa male. Di quelle in particolare ce n'è una che ha la forma delle pasticche dei film a due colori e mi ha fatto pensare alle terapie e all'infanzia e anche al Galak, che non si vede più, un pò come il Biancorì di Aldo. Sono convinta che gli innamorati comprerebbero sempre Galak se si trovasse ancora in giro. Secondo me poi gli innamorati fanno le Crepes, gli innamorati vanno in Francia, gli innamorati prendono aerei.
Ieri sera ho ballato per un paio d'ore e devo dire che avevo voglia di Parigi, zucchero a velo e cioccolato bianco.



DATTI PACE.

sabato 26 dicembre 2009

Quattro generazioni in un solo salotto e i cappelletti in brodo e tutto il resto. Ecco il mio Natale.



Vorrei avere un arnese collegato al cervello che, quando non ho nulla per scrivere, lo faccia al posto mio.
Quante volte mi sono ritrovata a collassare su un divano, su un pavimento, su una sedia qualunque, con la testa piena di pensieri e l'impossibilià di riportarli?
Una specie di macchina da scrivere i cui tasti sono dentro la mia testa, una stampante che sforna ricordi.
Io voglio qualcuno che scriva quello che dico quando fumo molto, merda!

venerdì 25 dicembre 2009

Fisica quantistica: l'oriente supera l'occidente.

Secondo la meccanica quantistica, l’Universo (e tutto ciò che ne fa parte) è attraversato da un campo unificato di energia, che collega ogni particella con tutte quelle che lo compongono, tutte le altre, senza distinzioni.

Attraverso il Millennium Run, una simulazione avvenuta grazie al programma GADGET2, si è calcolata la traiettoria di più di 10 miliardi di “particelle”, per avere uno specchio dell’evoluzione della distribuzione della massa attraverso un cubo di 2 miliardi di anni luce di lato, ricreando la "vita" di circa 20 milioni di galassie, con le loro collisioni e i buchi neri e compagnia bella. Attraverso ciò, abbiamo avuto la dimostrazione del fatto che l'Universo non sia altro che un grande Organismo vivente, composto da reticoli molto simili ai filamenti sinaptici di collegamento dei nostri Neuroni. Esso ricorda, osservando le immagini pervenute, la rete neurale del cervello umano.
Ma tutto ciò non è propriamente una novità, in quanto Penrose, nell'89, già affermò che la mente umana e la coscienza seguono modelli matematici tipici della fisica quantistica; semplicemente, al giorno d'oggi, la teoria viene seriamente presa in considerazione da molti più studiosi.
L'esperimento, oltretutto, non è stato uno scherzo: ha richiesto più di un mese di calcolo, occupando 25 Tbytes di memoria presso il Supercomputing Centre della Max Planck Society a Garching, ma ha dimostrato che l'Universo è composto da una Matrice, la quale può assumere vari nomi a seconda anche delle credenze religiose del singolo. Dall'analisi dello scienziato Peter J. Lu ci perviene la concezione secondo cui le stelle poligonari geometriche dell'architettura islamica medievale, nel loro rispettare moduli matematici, poste una accanto all'altra si connettono attraverso le proprie linee di costruzione per formare una rete paragonabile a quella neurale, del cervello umano, di cui parlavo in precedenza.
Queste ricerche hanno indotto lo scienziato a ritenere che gli artisti islamici avessero elementi concettuali che anticipano di circa cinque secoli le scoperte della fisica quantistica e si ricollegano alla teoria del fisico Bohm, il quale sostiene che nell'Universo, oltre alla realtà esplicita e visibile, ne esista un'altra parte che costituisce l'essenza della prima, rappresentata come un reticolo energetico contenente un enorme quantitativo di energia, denominato Energia del Punto Zero

Quello su cui dobbiamo soffermarci è quindi la concezione secondo cui la nostra condizione è di non essere divisi dagli altri e da tutto ciò che ci circonda. Non esistono spazi vuoti. Ciò che noi chiamiamo "vuoto" è invece pieno e il fatto che non si percepisca la “materia oscura” ( che costituisce il 99% dell’esistente) è semplicemente attribuibile alla limitatezza attuale dell'essere umano.
Il visibile e l’invisibile, pertanto, hanno la stessa sostanza ed esistono allo stesso modo ed è interessante notare come in Oriente tutto ciò sia conosciuto da secoli. Per una volta l'occidente si ritrova ad arrivare in ritardo ad importanti concezioni.

Non posso non citare almeno una parte dell'articolo di Alfredo Stirati, il quale, a parer mio, ha formulato una spiegazione talmente esauriente e sintetica di tale concezione che dubito di poter fare di meglio.
Egli scrive che tutto è, dunque, interconnesso; come dimostrano gli esperimenti condotti su particelle infinitesimali poste a grandissima distanza e che obbediscono istantaneamente agli stessi impulsi. Molti paradigmi della nostra cultura sono destinati a cadere: la fisica meccanicistica, galileiana e newtoniana; la biologia: non esiste materia organica ed inorganica; la medicina: non ci si può limitare a curare la parte al posto del tutto e così via.
Se ci convinciamo di ciò, dovremmo iniziare a correggere i nostri comportamenti nei confronti del prossimo e della Natura; se tutto è collegato, è impensabile che si possa agire in modo egoistico e prevaricatore, pena la nostra stessa distruzione. Se tutto proviene dalla stessa Matrice, il precetto della fratellanza e della solidarietà esce dalla sua astrattezza e diviene un dovere imprescindibile. Finalmente scienza, fede e morale trovano un denominatore comune su cui è possibile edificare un mondo nuovo, diverso da quello che ha portato tanti lutti a causa di assurde divisioni, politiche o religiose che siano.

Nella concezione di Universo quantico trovano posto tutti i principi che seguo, comprese le basi del movimento di cui sono parte da ormai sei anni. (Non starò qui a specificare onde evitare discussioni riguardanti la politica, che desidero accuratamente evitare.)
L'intenzione era di raccogliere qualche commento al riguardo.
Io, personalmente, sostengo tale teoria da molto tempo e credo che, se venisse davvero presa in considerazione, qualcosa potrebbe migliorare davvero. Ma devo anche dire che soffro di pessimismo antropologico, quindi ricado spesso nell'idea che probabilmente si tratti solamente di vane speranze e della solita utopia.
A voi.

giovedì 24 dicembre 2009

Incastri difficili.

E' che la notte mi viene sempre da pensare di avere delle parti del corpo di troppo, sproporzionate, ingombranti. Perche' la notte non so mai dove mettere le braccia quando voglio dormire sul tuo petto. Insomma, il braccio che resta sotto, quando sono appoggiata su un fianco, sembra proprio una parte in piu', che non dovrebbe esserci e sai sarebbe bello se fosse possibile smontarsi e riporsi in un astuccio e il mio sarebbe con l'interno bordeaux come uno strumento musicale.
Perche' il corpo umano non e' perfettamente incastrabile con altri corpi della stessa specie?
Io vorrei incastrarmi con tutte le mie parti, quando ne ho voglia, non solo con quella adibita all'operazione di procreare.

sabato 19 dicembre 2009

E l'albero? (forlivesi ottusi)

Crea scompiglio la sostituzione, indetta dal Comune, del tradizionale abete natalizio in piazza Saffi a Forlì. Al suo posto possiamo già notare la nuova installazione, ideata nel nome del riciclo, la quale comprende l'utilizzo di materiali ecologici atti a sostenere la lotta contro il consumismo e la deforestizzazione (per quanto riguarda l'albero.)
Le polemiche non tardano e arrivano da vari fronti: notiamo chi si lamenta dell'aspetto "triste" della piazza, chi si riscopre legato alle tradizioni proprio in questo periodo dell'anno, chi sente la mancanza delle brillanti luci del grande vecchio abete... ma mi colpiscono particolarmente le critiche pervenute dal consigliere Antonio Nervegna, il quale sostiene che un'iniziativa del genere non sia altro che l'ennesimo prodotto della mentalità italiana degli ultimi anni che si pone contro le tradizioni in nome del laicismo, e associa questa nuova proposta a fenomeni come la "lotta al crocifisso", l'abolizione dell'insegnamento della religione cattolica a scuola e simili.
Fortunatamente le opinioni di qualcuno contrastano certe convinzioni, ricordando che l'albero natalizio non è altro che un simbolo pagano e, personalmente, mi stupisco che l'idea della sua abolizione non sia pervenuta dalla Chiesta prima che da un qualunque comune italiano.
In seguito a personali riflessioni, sostengo che gli obiettivi che questa nuova iniziativa si pone non siano stati analizzati a dovere. Le motivazioni sono semplici: siamo ormai tutti consapevoli che il pianeta Terra si ritrovi da anni nel bel mezzo di un progressivo avanzamento verso un punto di non ritorno, per quanto riguarda le risorse presenti su di esso ed il relativo rinnovo; per citare qualche esempio basti pensare alla situazione dell'acqua e del petrolio, i quali stanno letteralmente scomparendo in nome del consumismo. Mi par chiaro, quindi, che il riciclo sia ormai l'ultima strada possibile per far fronte al graduale indebolimento del nostro pianeta ma, a quanto pare, la maggioranza della popolazione ancora non ha intenzione di prendere in considerazione l'idea di agire in questo senso (basti pensare a quel 60% dei forlivesi che reclama a gran voce il ritorno dell'albero).
Detto ciò, mi chiedo: quale modo potrebbe rivelarsi migliore di un'iniziativa come quella prevista per la piazza di Forlì per sensibilizzare la popolazione nei riguardi di un'importante soluzione quale il riciclo?
Affermazioni come quelle pervenute da Luigi Gorza (amministratore dell'azienda G.A. Legnami), il quale sostiene che il taglio di alberi sia lecito in ogni caso fino a quando tale azione non comporti la rottura dell'equilibrio dell'intero bosco, in quanto il legname utilizzato dalla sua ditta proviene da foreste ecosostenibili, non devono nemmeno essere prese in considerazione.
La mentalità da cui deriva un'azienda come la G.A. non è altro che l'emblema del consumismo: questa, anzichè preoccuparsi di utilizzare il minimo delle risorse e riciclarne il maggior quantitativo possibile, crea un sistema di continua produzione di materia prima, in modo da non doversi nemmeno porre il problema del riciclo.
Ritengo, detto ciò, che la sostituzione del tradizionale albero di Natale nel nostro comune simboleggi, da parte dei nostri amministratori, una sensibilità di gran lunga superiore alla maggioranza della popolazione forlivese, la quale non è riuscita a cogliere in questa nuova proposta l'input nei riguardi di una grande svolta relativa alla salvaguardia dell'ambiente.



mercoledì 16 dicembre 2009

Usciamo per rientrare, con questi zero gradi e la neve grigia ai lati delle strade. Il caffe' a qualunque ora solo per avere un posto al caldo dove sedersi.
Mi mangio le unghie con tutto il fumo che si e' fermato sotto quella del pollice mentre raggiungo l'inferno pressata dai mille soliti corpi delle sette e quarantacinque di mattina e mi si sporca il colletto di rossetto il filtro di rossetto i guanti di rossetto le mani di rossetto finche' non mi tolgo il rossetto.
Ascolto canzoni di quando scopavamo le prime volte e ancora nessuno era niente per l'altro e uscivi per fare la spesa e io restavo a letto nuda e ci facevamo la canna della buonanotte con gli occhi gia' chiusi e mi rendo conto di come l'essere umano nella sua ricerca si ritrovi sempre a buttarsi sulle novita' e non faccia davvero caso alla qualita' e non riesco a concentrarmi con queste canzoni di quando ci siamo baciati la prima volta e quando abbiamo dormito insieme la prima volta e quando sono scappata di casa e mi hai preparato la cena con le fette biscottate con la cioccolata a forma di cuore e quando hai detto che ero bellissima e mi volevi vedere solo cosi', come quando eravamo a letto, come quando mi hai detto che ti era venuto da piangere a pensare a noi e c'era questo noi ancora da definire ma perfettamente definito, di due persone che non possono amare e la sigaretta e il raffreddore. Vivere con te e' come leccare il sale, potevi ancora salvarti un mese fa.
Respira, respira, chiudiamoci in bagno a fumare e poi io scrivo e tu disegni senza parlare e poi ognuno mostra il proprio lavoro all'altro peccato che quando quello che scrivo parla di te lo nascondo e cosi' forse pensi che io non ti pensi e non ti consideri degno di nota come prima di sapere chi fossi. Io mi ricordo quando ho letto il tuo diario e noi non ci conoscevamo per davvero e c'era scritto che avevi incontrato una rossa figa e il tempo volava con lei, ma perche', io mi chiedo, quando inizi a conoscere le persone devi per forza vedere anche i loro difetti?
Io vorrei che la vita fosse un infinito inizio, alla cieca.

domenica 13 dicembre 2009


Qualcuno finalmente ha fatto quello che volevamo fare tutti tranne quella maggioranza che io non ho ancora capito da chi sia composta perche' a parole sembrano tutti svegli e poi dalle elezioni scopri che sostengono il PdL e allora ti chiedi: ma com'e' possibile?

Almeno ci siamo noi.

Ma niente, vado un po' avanti e indietro con il baricentro perche' quando fumo molto e' cosi' mi alzo per prendere il treno e mi entra la pioggia nelle ossa quando arrivo tu tardi di cinquanta minuti esatti e ti costringo ad offrirmi da bere e mentre sei fuori che dai gli ultimi tiri mi scrivi ti amo con il dito sul vetro appannato a me che sono dall'altra parte con tutta la gente intorno cavolo sembra di avere tredici anni siamo di nuovo ragazzini che fanno le vasche in piazza e si emozionano per due bottoni sbottonati e un po' di calore e dicono grazie perche' siamo rimasti almeno noi, perche' la gente crescendo toglie il valore a tutto il resto e rimane solo il sesso, un bacio non e' piu' fine a se stesso, diventa solo preliminare e grazie per fortuna che siamo rimasti noi che ci tocchiamo per il gusto di assaggiare il contatto e non necessariamente nella previsione dell'atto sessuale dell'orgasmo e tutto, grazie grazie che esistiamo.

mercoledì 9 dicembre 2009

Il Paroliere.

I capelli secchi di pianto di quei pianti che non si accontentano di far colare il mascara,
si espandono per tutto il viso e ti costringono ad asciugarti il naso sul dorso della mano, sui guanti che hai in tasca quando è quasi il tredici dicembre a nascondere la faccia in un doppiopetto che conosci in un odore che ti soffoca di notti in macchina pomeriggi a letto di concerti hardcore di tende rosse progetti di mobili dell'Ikea e lasciar perdere che sei in una sala studio per universitari e non sei nemmeno tesserato e i tuoi singhiozzi si sentono dal piano di sopra e le parole si confondono con la musica in sottofondo ma non smettono di tagliare, mischi lettere in combinazioni impossibili sembra di essere nella scatola di plexiglass del Paroliere, muovere la testa, il cervello fa lo stesso rumore di quando la agiti per mischiare i dadi e in un attimo si apre cadono tutti ne restano solo cinque e ti dicono che t i a m o.

Anni Zero.

Gli anni zero sono gli anni della nanotecnologia, della fotocamera nel telefonino, del "t.v.b.", dei Gormiti e delle strisce di coca a quattro euro e cinquanta, del terrorismo internazionale e della nuova guerra dei dieci anni.

Sicurezze.

Qualcuno un giorno mi ha detto che il suo problema principale era la mancanza, e il desiderio che ne derivava, di una sola certezza nella vita che non fosse intrinseca alla propria persona, bensì a qualcun altro.
Così ho pensato che era vero che era il problema di tutti che tua madre ti ama solamente perchè si è distrutta la vagina per partorirti e magari le è anche sceso il collo dell'utero e renderebbe vani i suoi sforzi negando un legame.
Quello che importa all'uomo è di trovare un vero interesse nei propri confronti derivante da qualcuno che non faccia parte del proprio nucleo familiare.

mercoledì 2 dicembre 2009

Le mani nei guanti.

Da tanto non mi scendevano sali minerali dagli occhi a causa dell'emozione data dal fatto che tu,
toccavi la mia pelle.
Di nuovo dopo tanto e ho percepito così forte per un attimo l'infinito che ti ho chiesto di fare un figlio e hai detto che dicevo che non avrei mai voluto un figlio e io ti ho detto con te si e mi hai leccato le lacrime sul viso, tutti i capelli bagnati, nella libreria c'eravamo solo noi e il resto era solo mondo, massa informe.
Ti ho detto che volevo un figlio e mi hai risposto che se domani dall'ecografia risulterà che sto per morire mi sposerai anche se ci farebbe malissimo sposarci ora, hai detto.

Mi hai tolto il guanto e mi hai preso la mano e io avrei voluto che fosse il mio ultimo ricordo prima di morire, e lo sapevi.