martedì 28 dicembre 2010

Sono a Salerno.
Sono totalmente affranta.
Ieri sera ero a Eboli a vedere gli Offlaga Disco Pax.
Ero totalmente affranta.
Il posto era una specie di officina49, triste uguale, ma con meno pretese.
Ho bevuto una birra a stomaco vuoto e mi sono immaginata una scopata a caso con sotto "De Fonseca".
"A casa, a casa sono rimaste le sue ciabattine di spugna.
Gliele avevo comprate per non farla camminare scalza e dimenticava sempre di portarle.
Oggi ho preso una busta gialla e ce ne ho messo dentro una delle due.
Francobolli prioritari e domani sarà da lei.
Apprezzerà,in fondo è giusto che abbia la metà delle nostre cose."
Qui sembra Fabio Volo ma invece è Max Collini.
Ieri sera gli chiesto, a Max Collini, che taglie aveva delle magliette e c'era solo la L. E ho detto, Ma io son piccola. Ci medito. E lui ha detto Medita, medita. Poi non l'ho comprata e adesso vorrei averla comprata.
Mi accendo una Vogue sul fornello perchè in questa casa tutti fumano ma non ci sono accendini.
Mia nonna fuma le Vogue. A pezzi però. Ogni sigaretta se l'accende e se la spegne tre o quattro volte e sua figlia ha un tumore ai polmoni rarissimo e tostissimo.
Mi son comprata un piumino Ikea e una lampada Ikea. Si chiamano Mysa Rönn e Kvart, perchè lì tutte le robe hanno il loro nome.
Sono totalmente affranta.

lunedì 20 dicembre 2010

Mi, non mi, così-così.

Mi piace:
Pensare ai gatti, guardare Misfits, dormire nudi, bere il tè nero alla vaniglia, fare la doccia calda, baciare Richi mentre dorme, baciare Richi quando è sveglio, anche dopo la doccia calda, o il tè nero alla vaniglia, fare le foto a chi ha la pelle bianchissima, amare i personaggi delle storie che non esistono, tatuarmi.
Non mi piace:
andare a scuola, i compiti di matematica, -12° alle otto e mezza di mattina, quando piove grigio, depilarmi le gambe, aspettare gli autobus, dormire da sola, dormire senza gatti, il vapore dopo la doccia.
Mi piace così-così:
La neve, le cime di rapa, uscire ed essere sobria, dormire in due in un letto singolo, perchè si è in due, ma si sta scomodi, la pasta con le vongole, i cani, i muri bianchi, la mia camera da letto.

giovedì 16 dicembre 2010

La cozza.

Denti che vogliono crescere nella mia bocca quando per loro non c'è posto.
L'unica cosa che mi ha fatto sentir viva nell'ultimo mese, oltre al sesso.
Io sto bene.

Una cosa che dice la mia matrigna è che la cozza è una fica, sostanzialmente.
Insomma, Dio aveva una serie di forme a disposizione con cui poi ha creato il mondo. Ma non si parla del cilindro, del cubo e della sfera, come dice Cézanne, bensì di qualcosa di più complesso.
E l'esempio con cui sostiene la sua tesi è questo della cozza. Il mollusco, dico.
Papà fa il cuoco. Soprattutto gli piace il pesce. E allora noialtri guardiamo un sacco i molluschi.
Dio, con la forma che ha usato per creare l'apparato genitale femminile, ci ha creato anche la cozza. E c'è tutto! Grandi labbra, clitoride, blabla.
E dunque vi invito, la prossima volta che vi capita di mangiarle, quando se ne stanno lì così prima d'esser divorate, a guardarle e venirmi a dire se non ha ragione. Tipo mettete un dito di qua e uno di là, un pò come fa il ginecologo, aprite le "labbra" e osservate dentro. Vi si aprirà un mondo.

mercoledì 15 dicembre 2010

Fisica quantistica: l'oriente supera l'occidente.

Secondo la meccanica quantistica, l’Universo (e tutto ciò che ne fa parte) è attraversato da un campo unificato di energia, che collega ogni particella con tutte quelle che lo compongono, tutte le altre, senza distinzioni.

Attraverso il Millennium Run, una simulazione avvenuta grazie al programma GADGET2, si è calcolata la traiettoria di più di 10 miliardi di “particelle”, per avere uno specchio dell’evoluzione della distribuzione della massa attraverso un cubo di 2 miliardi di anni luce di lato, ricreando la "vita" di circa 20 milioni di galassie, con le loro collisioni e i buchi neri e compagnia bella. Attraverso ciò, abbiamo avuto la dimostrazione del fatto che l'Universo non sia altro che un grande Organismo vivente, composto da reticoli molto simili ai filamenti sinaptici di collegamento dei nostri Neuroni. Esso ricorda, osservando le immagini pervenute, la rete neurale del cervello umano.
Ma tutto ciò non è propriamente una novità, in quanto Penrose, nell'89, già affermò che la mente umana e la coscienza seguono modelli matematici tipici della fisica quantistica; semplicemente, al giorno d'oggi, la teoria viene seriamente presa in considerazione da molti più studiosi.
L'esperimento, oltretutto, non è stato uno scherzo: ha richiesto più di un mese di calcolo, occupando 25 Tbytes di memoria presso il Supercomputing Centre della Max Planck Society a Garching, ma ha dimostrato che l'Universo è composto da una Matrice, la quale può assumere vari nomi a seconda anche delle credenze religiose del singolo. Dall'analisi dello scienziato Peter J. Lu ci perviene la concezione secondo cui le stelle poligonari geometriche dell'architettura islamica medievale, nel loro rispettare moduli matematici, poste una accanto all'altra si connettono attraverso le proprie linee di costruzione per formare una rete paragonabile a quella neurale, del cervello umano, di cui parlavo in precedenza.
Queste ricerche hanno indotto lo scienziato a ritenere che gli artisti islamici avessero elementi concettuali che anticipano di circa cinque secoli le scoperte della fisica quantistica e si ricollegano alla teoria del fisico Bohm, il quale sostiene che nell'Universo, oltre alla realtà esplicita e visibile, ne esista un'altra parte che costituisce l'essenza della prima, rappresentata come un reticolo energetico contenente un enorme quantitativo di energia, denominato Energia del Punto Zero

Quello su cui dobbiamo soffermarci è quindi la concezione secondo cui la nostra condizione è di non essere divisi dagli altri e da tutto ciò che ci circonda. Non esistono spazi vuoti. Ciò che noi chiamiamo "vuoto" è invece pieno e il fatto che non si percepisca la “materia oscura” ( che costituisce il 99% dell’esistente) è semplicemente attribuibile alla limitatezza attuale dell'essere umano.
Il visibile e l’invisibile, pertanto, hanno la stessa sostanza ed esistono allo stesso modo ed è interessante notare come in Oriente tutto ciò sia conosciuto da secoli. Per una volta l'occidente si ritrova ad arrivare in ritardo ad importanti concezioni.

Non posso non citare almeno una parte dell'articolo di Alfredo Stirati, il quale, a parer mio, ha formulato una spiegazione talmente esauriente e sintetica di tale concezione che dubito di poter fare di meglio.
Egli scrive che tutto è, dunque, interconnesso; come dimostrano gli esperimenti condotti su particelle infinitesimali poste a grandissima distanza e che obbediscono istantaneamente agli stessi impulsi. Molti paradigmi della nostra cultura sono destinati a cadere: la fisica meccanicistica, galileiana e newtoniana; la biologia: non esiste materia organica ed inorganica; la medicina: non ci si può limitare a curare la parte al posto del tutto e così via.
Se ci convinciamo di ciò, dovremmo iniziare a correggere i nostri comportamenti nei confronti del prossimo e della Natura; se tutto è collegato, è impensabile che si possa agire in modo egoistico e prevaricatore, pena la nostra stessa distruzione. Se tutto proviene dalla stessa Matrice, il precetto della fratellanza e della solidarietà esce dalla sua astrattezza e diviene un dovere imprescindibile. Finalmente scienza, fede e morale trovano un denominatore comune su cui è possibile edificare un mondo nuovo, diverso da quello che ha portato tanti lutti a causa di assurde divisioni, politiche o religiose che siano.

Nella concezione di Universo quantico trovano posto tutti i principi che seguo, comprese le basi del movimento di cui sono parte da ormai sei anni. (Non starò qui a specificare onde evitare discussioni riguardanti la politica, che desidero accuratamente evitare.)
L'intenzione era di raccogliere qualche commento al riguardo.
Io, personalmente, sostengo tale teoria da molto tempo e credo che, se venisse davvero presa in considerazione, qualcosa potrebbe migliorare davvero. Ma devo anche dire che soffro di pessimismo antropologico, quindi ricado spesso nell'idea che probabilmente si tratti solamente di vane speranze e della solita utopia.
A voi.

domenica 12 dicembre 2010



Oggi son andata al parco con lamiamiglioramicadelcuore.
Ma resta tutto come prima e non guarisco.

sabato 11 dicembre 2010

"Allora, sempre guardando se l'altra venisse, egli si abbandonò al sogno che gli suggerivano le apparenze delle cose.
Era un sogno poetico, quasi mistico. Egli aspettava Maria. Maria aveva eletta quella notte di soprannaturale bianchezza per immolar la sua propria bianchezza al desiderio di lui. Tutte le cose bianche intorno, consapevoli della grande immolazione, aspettavano per dire ave ed amen al passaggio della sorella. Il silenzio viveva.
«Ecco, ella viene: incedit per lilia et super nivem. È avvolta nell'ermellino; porta i capelli constretti e nascosti in una fascia; il suo passo è più leggero della sua ombra; la luna e la neve sono men pallide di lei. Ave.
«Un'ombra, cerulea come una luce che si tinga in uno zaffiro, l'accompagna. I gigli enormi e difformi non s'inchinano, poiché il gelo li ha irrigiditi, poiché il gelo li ha fatti simili agli asfodilli che illuminavano i sentieri dell'Ade. Ben però, come quelli de’ paradisi cristiani, hanno una voce; dicono: - Amen.
«Così sia. L'adorata va ad immolarsi. Così sia. Ella è già presso l'aspettante; fredda e muta, ma con occhi ardenti ed eloquenti. Ed egli prima le mani, le care mani che chiudono le piaghe e schiudono i sogni, bacia. Così sia.
«Di qua, di là, si dileguano le Chiese alte su colonne a cui la neve illustra di volute e d'acanti magici il fastigio. Si dileguano i Fòri profondi, sepolti sotto la neve, immersi in un chiarore azzurro, onde sorgono gli avanzi dei portici e degli archi verso la luna più inconsistenti delle lor medesime ombre. Si dileguano le fontane, scolpite in rocce di cristallo, che versano non acqua ma luce.
«Ed egli poi le labbra, le care labbra che non sanno le false parole, bacia. Così sia. Fuor della fascia discinta si effondono i capelli come un gran flutto oscuro, ove tutte sembran raccolte le tenebre notturne fugate dalla neve e dalla luna. Comis suis obumbrabit tibi et sub comis peccabit. Amen.»
E l'altra non veniva! Nel silenzio e nella poesia cadevano di nuovo le ore degli uomini scoccate dalle torri e dai campanili di Roma."

venerdì 10 dicembre 2010

Questo è quel periodo dell'anno insormontabile. Non ci sarò per un pò.
Mi devo curare.

La varicella.

Quando avevo quasi cinque anni e poi cinque anni compiuti abitavo al mare.
(Era un sacco che non esordivo così.)
Ed è stato lì che son andata all'asilo per quei pochi mesi che ci sono andata. Anzi, si dice scuola materna. Noi del sud chiamiamo tutto asilo, che fa lo stesso.
Al mare, quando diventava giugno e le suore non sapevano più che farci fare, ci portavano in spiaggia. Oppure, se pioveva, al delfinario. Che angoscia il delfinario. Tra le bambine riminesi è tutto un "Da grande voglio fare la delfinaria", che sarebbe l'allevatrice di delfini, che non so dove si studi per diventarlo. Io volevo fare l'astronoma e l'archeologa, tipo, ma questa è un altra storia.
Al delfinario si moriva di caldo, e al mare si moriva di caldo. Si faceva un solo bagno, e poi a turno la suora ti cambiava il costume davanti a tutti e, che agonìa.
Che agonìa.
Mi ricordo un costumino intero blu, con tante paillettes, o cadeva una spallina, o usciva metà culo, o metà fica, e cose così.
Io non so, ma la mamma si dimenticava un pò di cose, allora le suore mi davano loro le ciabattine e l'asciugamano.
E quelle ciabattine.
Che agonia.
Tornavo a casa senza piedi. Mi sembrava di tenerli tra le zampe di un ragno di plastica. Velenoso.
Un giorno avevo un costume a due pezzi. Sebbene le tette ancora oggi non mi sian cresciute.
E questo costume a due pezzi era stretto. E sotto l'elastico mi aveva aperto un taglietto. Non si rimarginava e non si rimarginava. E la mamma mi rimetteva il costume a due pezzi. E il taglietto diventava un buco sempre più grande, sempre più grande.
Ce l'ho ancora.
Poi ho scoperto che non era colpa del costume.
Ero piena di buchi.
Mi grattavo.
Era la varicella.
Nessuno l'aveva avuta a casa e si era tantissimi e agli adulti fa stare malissimo e io mi ricordo un mese in una stanza.
Potevo uscire sono quando non c'era nessuno.
Non capitava mai che non ci fosse nessuno.


Ciao, sono Emidio Clementi. Ma non l'ho fatto apposta.

giovedì 9 dicembre 2010

Madonna che sbronza. Io muoro.

domenica 5 dicembre 2010

E' un pò che non scrivi, Amore.

E' un pò che mi vengon in mente solo dolcezze vecchio stile che non son più accattivanti, troppo anni novanta.
Dovrei scriver pagine di ti amo, se dovessi veramente parlar di quel che ho in testa.
Quando avevo dodici anni mi son innamorata di un ragazzo che ne aveva diciotto che era diventato il mio fidanzato e mi faceva un sacco di corna, un sacco di corna, ma io lo amavo come si ama un albero, non ci si aspetta nulla e si ama e basta, si ama e basta, e credevo che non mi sarebbe più capitato di provare un amore così sincero e così avvolgente e così volto unicamente al bene dell'altro.
Non vuol dir nulla che avevo dodici anni, non vuol dir nulla.
Poi un giorno è arrivato settembre ed ho compiuto diciott'anni e m'è successo di nuovo e giuro, è bellissimo, giuro.
Anche lui è bellissimo, giuro.
E non mi fa le corna.
Non so parlar d'altro, per questo che non scrivo nulla.

giovedì 2 dicembre 2010

ho mal di testa. ho le mestruazioni. son tutti froci perchè cazzo son tutti froci. mi scoppia il cervello. ho due gatti grassi. ho l'acqua calda che non va. ho il sole e un'Hasselblad e nessuno da fotografare. ho gli spilli negli occhi. ho metà patente di guida. ho mal di schiena. non esisto.


ho un Tumblr: Clicca.

giovedì 25 novembre 2010

Gentile utente, il suo prestito librario è scaduto. La preghiamo di riportarlo il prima possibile. Grazie. Saluti. Biblioteca Saffi, Forlì. Ma io Rayuela non glielo ridò.

"Tocco la tua bocca, con il dito tocco il bordo della tua bocca, la disegno come se uscisse dalla mia mano, come se per la prima volta la tua bocca si aprisse, e mi basta chiudere gli occhi per disfare tutto e ricominciare, faccio nascere ogni volta la bocca che desidero, la bocca che la mia mano sceglie e ti disegna sulla faccia, una bocca scelta tra tutte, con sovrana libertá scelta da me per disegnarla con la mia mano sulla tua faccia, e che per un caso che non cerco di comprendere coincide esattamente con la tua bocca che sorride da sotto la mia mano che ti disegna. Mi guardi, da vicino mi guardi, sempre piú da vicino, e allora giochiamo al ciclope, ci guardiamo ogni volta piú da vicino e gli occhi si ingrandiscono, si avvicinano, si sovrappongono, ed i ciclopi si guardano, respirando confusi, le bocche si incontrano e lottano debolmente morderdosi le labbra, appoggiando appena la lingua tra i denti, giocando nei suoi recinti dove un’aria pesante va e viene con un profumo vecchio e un silenzio. Allora le mie mani cercano di fondersi nei tuoi capelli, accarezzare lentamente la profonditá dei tuoi capelli mentre ci baciamo come se avessimo la bocca piena di fiori e di pesci, di movimenti vivi, di fragranza oscura. E se ci mordiamo il dolore é dolce, e se ci affoghiamo in un breve e terribile assorbire simultaneo dell’alito, questa istantanea morte é bella. E c’é una sola saliva ed un solo zapore a frutta matura, ed io ti sento tremare contro di me come una luna nell’acqua."

mercoledì 24 novembre 2010

Rieccomi alle mie solite critiche all'ascoltatore medio italiano di musica indipendente.

Rieccomi alle mie solite critiche all'ascoltatore medio italiano di musica indipendente.
Costui è di base ignorante e, con la sua manìa di buttarsi sempre sulla novità, non tenta mai di analizzare il passato prima di ritenere d'aver compreso il presente.
Sarà colpa dei professori incompetenti che ci ritroviamo nelle nostre scuole che fin da piccoli non ci hanno insegnato ad amare lo studio della storia?
Insomma, arriviamo in fretta dove volevo andare a parare: Brondi è sostanzialmente un fico.
Essendo anche lui un giovine, è a conoscenza delle mode che spopolano tra gli altri giovini, in particolare questo ritorno del vintage, che alla fine è la moda che non muore mai, e allora che fa? Va a ripescare nel passato.
Non ho ancora capito se la cosa sia conscia o inconsicia, ma nei testi delle Luci della centrale elettrica ritroviamo la postgrammatica e la democratizzazione della poesia pascoliane.
Lo studentello medio: "Oh, Pascoli, che palle!"
"Oh Brondi, che fico!"
Io: "Oh, questa, che contraddizione!"
Pascoli denigrato così nelle quinte liceo e "Canzoni da spiaggia deturpata" elogiato da tutti i teenagers bloggers improvvisati cantastorie su e giù per la rete.
Inoltre nello stile pascoliano non esiste solo la postgrammatica, bensì anche la pregrammatica, oltre chiaramente alla comune e corretta grammatica (non più così comune, di questi tempi, ma non facciamo i pignoli); altro che SuperVasco. Molto più avanti seppur ottocentesco, ma gli studenti non contestualizzano e si annoiano.
Ma forse devo correggermi e ammettere che possiamo individuare della pregrammatica nello slang giovanile riportato in scruttura tipico brondiano tipo le chiacchiere da giovane disagiato a Milano nord infestata dagli immigrati, i magrebini spacciatori di cera per candele, che buon profumo di paraffina blablabla.
Più o meno ci siamo, la storia ci aiuta nel suo ripetersi. La grande proletaria si è mossa, non siamo più noi italiani gli immigrati, ora qua è pieno di albanesi stupratori, dai Willyoubuy ai Vucumprà sulle spiagge di Milano Marittima. Vendetta! Come non si ebbe compassione per noi, noi non ne avremo per questi sporcaccioni che ci rubano il lavoro. Ma non siamo razzisti, che dici, ieri ho anche postato su Facebook un link con la foto di un bambino negro!
Ma sto divagando.
Alla fine ci siamo, Brondi è il nuovo Pascoli, sono io che non avevo capito nulla.
No, sto dicendo stronzate. Ciò che volevo farvi notare è che qui basta che il primo coglione vada a ripescare qualcosa dal passato e lo spacci (o anche non) per una novità che tutti quanti lo elogeranno, tanto la storia non la si conosce più tra noi giovini.
Come chi segue questo blog sa bene, mi premuro sempre di rispondere a chi tenta di denigrarmi in pubblico che il desiderio di criticare qualcuno prima davanti ad un gruppo piuttosto che da soli con il diretto interessato nasconde frustrazione e una necessità di dimostrare a sè stessi (attraverso il convincimento degli altri) di essere migliori della persona in questione in quanto non se ne è davvero certi. Tutto ciò per arrivare a dirvi che tutto ciò non è un tentativo di screditare la produzione artistica delle Luci della centrale, questa è solo una conseguenza, piuttosto volevo rivolgermi ai giovani come me e tentare di farli scantare ed iniziare a documentarsi prima di scambiar per diamante qualsiasi luccichìo.
La trovata del nostro Vasco è notevole, anche se, come ho già detto, c'è ancora da determinare se sia conscia o meno. (Non so come mai ma qualcosa mi dice di no). (Okay, sono di parte, lo sapete). In ogni caso niente male, pure se si trattasse solo d'intuizione senza basi di conoscenza. Alla fine i nostri amici decadentisti (Baudelaire va un casino in questo periodo) ci hanno insegnato che solo attraverso l'intuizione è possibile conoscere.
Brave Luci. Ignorantelli i giovani. Sboroncella io.

lunedì 22 novembre 2010

I gatti son grassi di pelo novembrino e l'inverno non è ancora arrivato e se proprio deve che porti la neve, che porti la neve, che ci ammazzi tutti.
Domani sera ho le scarpe piene di ghiaccio e c'è solo cibo disgustoso e bocche che non parlano le nostre parole.
Domani sera vorrei non esistere.
Domani sera tu trovi qualcun'altra che non ha gli occhi, che non ha gli occhi, e le presti i tuoi, domani sera spero che porti la neve e che ci ammazzi tutti, ci ammazzi tutti.
La neve sporca di sangue è color tegole, di una casa che domani non abbiamo, resto con i gatti gonfi d'acari dove tu non puoi dormire. Diventano magri con le gocce di pianto,
io non ho bisogno che mi si prestino gli occhi. Domani sera i tuoi non darli a nessuno ti prego.

Piove.

Piove. (Citazione da Forlivese: ...sulla strada, pioggia nuda, pioggia che uccide l'ultimo giorno di viaggio.) Piove sempre tranne sabato sera che ce l'ha abbonata per i Massimo Volume anche se Ilmeteopuntoit diceva tredicipioggia, sedicipioggia diciannovepioggia, ventiduepioggia, unapioggia, quattropioggia, domenicadipioggia. Che poi quella alla fine c'è stata. Oggi illusione di sole delle nove di mattina e ora cielo tombino dalla finestra della quintaddì dopo il compito di matamatica sui limiti in cui credo di aver raggiunto il mio solito ed onestissimo cinquepiù.
Quando sono uscita stamattina Richi era morbidissimo e non capiva niente, un cuscino di quelli quadrati tedeschi.

domenica 21 novembre 2010

La capacità di trasformare con l'immaginazione il suono della sveglia in qualunque altra cosa durante il dormiveglia è intrinseca dell'essere umano.
Io ieri mattina mi son svegliata che sentivo un pulcino pigolare, pigolava sempre più forte, pio pio pio e pio pio pio e poi alla fine erano le sette e non c'era nessun pigolìo, solo il tono "Standard" della Nokia. Mi sognavo io quattrenne nel pollaio quando un paio di volte all'anno arrivava il carico di pulcini che diventavano galline e qualcuno lo si schiacciava per sbaglio con gli scarponi, I Doc Martines, un mio amico con il suo quarantacinque una volta uccise un gatto per sbaglio al buio, ma questa è un'altra storia. I pulcini diventavano galline e io che odiavo tutti entravo nel pollaio aprendo la porta alla nostra sottospecie di Pastore Maremmano e lui gli tirava il collo e io le rapivo, le addormentavo mettendo loro la testa sotto l'ala, mi facevo un chilometro per i campi e le nascondevo dentro i cassonetti della spazzatura in fondo alla strada. Poi gli operatori dovevano andare a salvarle prima che arrivasse l'autocompattatore.
Ogni giorno c'era bisogno di andare a cercare le galline scomparse.
Poi ad un certo punto mi han mandato dallo psicoterapeuta e io dicevo, Ma non sono mica matta, perchè, che ho fatto, sto benissimo, vè, non mi serve. Poi papà un giorno che mi sa che fu due anni fa mi disse, E' perchè uccidevi gli animali.
Ma no, non uccidevo gli animali, quello era Charlie, io li nascondevo solo nei bidoni. Non hanno capito niente.
Non hanno capito niente.
Non hanno capito niente.
Non hanno capito niente.





Spiegazione per i meno mentalmente dotati: Il finale di questo post è ironico.


Inoltre aggiungo: Questo è il mio blog in cui parlo dei cazzi miei, ovviamente. Le persone che compaiono nei miei racconti non hanno nulla in contrario riguardo il fatto che li citi qui. I miei genitori lo seguono. Se non ti garba puoi evitare di perderci del tempo e poi rompermi i coglioni con i tuoi commenti acidi, in quanto non costringo nessuno a leggere.

giovedì 18 novembre 2010





Ieri sera son andata al Diagonal a vedere gli ex Am per la quarta volta e c'erananche gli altri, c'erun sacco di gente, c'erache Simonerossi. Che se lo scrivi col t9 al posto di "Rossi" viene fuori "sorsi". E secondo me è una gran bella parola. Che secondo me simonesorsi è un gran bel personaggio.
I pezzi nuovi degli M+A non mi piacciono, mentre sul disco vecchio ci ho scopato per due stagioni. Adesso preferisco Four Tet. Quand'avevo quindici anni preferivo i Ritual. Quando avevo tredici anni preferivo i Damned.




(Sulla maglietta della seconda foto NON è un gufo, è un gufatto. Un gufo/gatto.)

martedì 16 novembre 2010

Teenagers Indi Forlivesi

E' uscito "Enciclopedia popolare della vita quotidiana" dei Distanti e allora i Teenagers Indi Forlivesi con i pantaloni arrotolati e la borsetta di tela sono in visibilio.
A Forlì va di ascoltare sempre questa roba qui e di usare sempre la stessa terminologia che si basa su modi di dire standard come "Che scesa", "Reale" e "Passa" più le svariate evoluzioni che non sto ad elencare.
Del tipo uno dice: "Forlì è una bella città." E si risponde: "REALE."
Per chi non lo sapesse, Forlì è una città di merda. I Teenagers Indi Forlivesi direbbero: "Questo posto fa cacare" cantando e citando i Verme, che non sono di qui, ma che con i gruppi forlivesi orgoglio dei teenagers forlivesi ci hanno a che fare. Tipo suonando negli Havah, che è un progetto che comprende componenti di La Quiete, Distanti, Verme, blabla.
A Forlì va di dire sempre Che scesa, ma quando c'è qualcosa da fare la si pacca perchè "Non ho la sbatta".
A Forlì il mercoledì sera si piglia del freddo davanti al Lato B e d'estate ci si guarda male in Collina.
Venerdì e sabato a Firenze c'è il Sons of Vesta Fest, dove suoneranno Verme, Distanti e Havah e i Teenagers Indi Forlivesi si stanno organizzando come matti, imparando maniacalmente i pezzi come "Appunti per una stagione virtuosa", o "Quasi come mosca" e io ho detto di tenermi un posto in macchina, che non sia mai che ci si vada davvero, ma attendo già l'sms di sabato mattina con scritto We, non vengo, non ho soldi.
I Teenagers Indi Forlivesi son tutti ricchissimi, salvo poche eccezioni.
La tendenza per l'inverno è l'abolizione del pantalone arrotolato, che oramai è passè, per spostarsi sul maglione di lana. Fatto a mano, se si può, che H&M è mainstream.
Hanno la barba. (E le occhiaie). Si parlan dietro e lo sanno ma si esce cioè se no che cazzo si fa in questo posto del cazzo, che scesa.
Hanno la maglietta die Joy Division ma anche quella non la si mette più.
Vanno a studiare architettura a Milano dopo il liceo.
Sempre scientifico o classico, il liceo, ma "Volevo andare all'artistico".
Lo so che ogni tanto passano a leggere qui, i Teenagers Indi Forlivesi. Me l'hanno detto.
Il quattro dicembre saranno tutti a vedere Micah P. Hinson al Bronson, perchè fa fico, ma il trenta novembre non andranno a vedere i Wavves, perchè "Non ho i soldi", "E poi li ho già visti".
I Teenagers Indi Forlivesi sono divisi tra quelli che comprano da fumare e si prendono dei pacchi che lo spaccino dopo ha i sensi di colpa e quelli che non spendon soldi per certe cose, ma solo per magliette di gruppi della scena, e poi scroccano per tutto il weekend.
La loro età va dai diciannove ai diciassette anni, più i sedicenni che tentano di "entrare nel gruppo", yo, intasando la home di Facebook con video delle band sopracitate e utilizzando la terminologia gggiovine in modo esagerato.
I miei amici son tutti Teenagers Indi Forlivesi.

Io odio Forlì ma tutte le volte che me ne sono andata poi mi è mancata.

Io, sabato, per andare a Firenze, non ho veramente i soldi.
Vendo leggings e cardigan a sei euro. Interessati?

lunedì 15 novembre 2010

Oggi ho bevuto il latte, tutte le mamme gatte erano nel mio piatto, mentre i ratti ballavano sulle mie ginocchia sfatte, le nostre schiene storte, le gambe sciolte dalle finestre rotte.
Assaggia tutto: non ho mai detto che attutire sarebbe stato brutto. Sbatti le porte, facciamo a botte: ti amo.




(Ho rampinato da Francesco De Leo.)

mercoledì 10 novembre 2010

Neve pulita.

Come gratti bene i nasi, come respiri bene i colli, le ciglia grattano via le guance, la fronte tra le scapole, c'è una parte del respiro in cui trovo il vuoto quando son con te, c'è una parte dell'universo in cui trovo la neve pulita quando sto sotto la tua maglietta, e ci lascio le impronte, c'è il sole che non ha il coraggio di entrar dall'abbaìno per venirci a svegliare.
Ho gli occhi di pane e la punta del tuo naso è un quadratino su cui si può dormir per giorni, le altre non l'avevano notato. E dici, Le altre non l'avevano notato e tu mi scopi più sinuosa.
Ci addormentiamo naso nella spina dorsale.
Un bambino di tre anni
No, ne ho tre e mezzo!
Un bambino di tre anni e mezzo,
per dirla alla Nori,
l'altro giorno, che eravamo con papà, alla vista di un motociclo ha esclamato: "Quella moto è bellissima. E' squisita di bellezza."
Sinestesia.
La percezione sinestesica.
Allora tutte quelle puttanate che dicevano i decadentisti son vere, cristo.
Anche quelle che diceva Jim Morrison, anche quelle che diceva Pascoli, e pure William Blake. E pure Huxley.
Dunque facciamoci di Peyote per tener vivo il nostro Fanciullino e per non lasciare che la ragione separi le percezioni e vediam se riusciamo a sentire quei profumi verdi come praterie, o dolci come il suono dell'oboe, o il fru fru delle stelle e poi Baudelaire e Rimbaud ci verranno a trovare in sogno. Al che a me piglierà abbastanza male, credo. E infatti io le poesie non le leggo, io son fan di Verga e, sebbene al fascino del bohemien sia alle volte impossibile resistere, io nel milleottocentocinquantasette mi sarei comprata Madame Bovary anzichè i Fiori del male.
Perchè il poeta è si un ribelle, ma è la realtà ciò che fa più paura.
E dunque cosa c'è di più sovversivo di un romanzo realista, un documento umano?

domenica 7 novembre 2010

Io amo quello in mezzo con la maglia gialla che fa così con le labbra.

Un rattotalpa.

Mi piace come stanno linkati i tuoi neuroni i tuoi collegamenti come dormono le tue labbra quando dormi mentre tengo il dito indice sulla punta del tuo naso.
La notte di nastro isolante mi ricordo solo il tuo profilo al buio degli anabbaglianti gli occhi di foglie di fico ti regalo uno dei miei fili di rame e una dedica molto brondiana per dirti che non ti voglio bene, non ti voglio bene, non ti voglio bene, non ti voglio bene.

Sono un rattotalpaglabro lungo dodici tredici centimetri ho i denti fuori dalla bocca ho gli occhi solo per far finta di avere gli occhi ho un tasso di metabolismo dell'ossigeno molto basso per l'aria rarefatta di casa nostra, di mondo nostro, non ho i recettori per la sostanza P e quindi se facciamo a botte vinco io e poi muoio. Puoi farmi male solo in testa. Hai tempo trent'anni per sposarmi. Anche se sono brutto. Vorrei che mi regalassi un pipistrello adulto.

Quando guardo gli angoli del tuo viso non ho più nè naso nè bocca. Se non fosse che sono incastrata in un barattolo di lacca che fa vomitare gli occhi. Ti amo. Ho rovesciato le ossa sul pavimento e adesso se per favore me le rimetti. Ti amo. Adesso se per favore mi costruisci una scatola da scarpe dove posso morire, che è meglio non farlo sotto il sole di coltelli. Ti amo. Adesso se per favore mi canti ancora una canzone al citofono. Ti amo. Adesso se per favore mi dici che vieni via con me che so che non lo farai. Ti amo. Adesso se per favore mi ami.

giovedì 4 novembre 2010

Ambra Sophie ha gli occhi marroni. Io se penso al marrone mi vengon in mente le castagne. Ambra Sophie ha i capelli del colore delle castagne, anche.
Ambra Sophie ha due gambe che a mia mamma ricordano quando in TV c'erano le Kessler. Ambra Sophie ha due labbra che quando Horacio ci pensa si sente di sparire per cinque secondi. Poi torna. La mamma dice che a stare tra le nuvole poi passa l'angelo e ci rimani. Questa cosa dell'angelo la usa un pò per tutte le occasioni. Se fai le boccacce, se fai finta di zoppicare, se stai tra le nuvole. Statt'accort che passa l'angelo. Sto accorto, sto accorto, dice Horacio.
Ambra Sophie ha quel tipo di lobo dell'orecchio che presenta il carattere recessivo. Quello che non scende giù molle, ma che se ne sta attaccato stretto stretto alla testa. Così è più difficile che da anziana le caschino le orecchie come alla nonna dopo aver portato gli orecchini a cerchio di quei diametri impressionanti che indossano quel tipo di vecchie borghesi. Ambra Sophie ha un sacco di ciglia: lunghissime. Non ha bisogno di stare a collocarsi in quella metà di donne nel mondo che dice "mascara" o quella che, più alla De Gregori, dice "rimmel". Son talmente tante, quelle ciglia, che ce n'è sempre qualcuna che cade sulla guancia da esprimerci qualche desiderio tra i due indici. Ambra Sophie è bella quando mangia i frutti arancioni. Io se penso ad un colore che stia bene col marrone penso all'arancione e mi viene in mente Ambra Sophie che mangia un kako. Col cucchiaino. E' bella anche quando ci mangia i Kiwi, col cucchiaino. E anche quando ci mangia le zuppe di fagioli che anche quelli si intonano a lei. Anche le sue lentiggini si intonano ai suoi occhi, ai suoi capelli, alle castagne, ai kaki.
E, nei suoi colori, Ambra Sophie si intona al nero di Horacio, addolcendolo.
E Horacio, in cambio, la ama come si ama un fiore sotto una campana di vetro,
che è una citazione,
come il nome "Horacio".

martedì 2 novembre 2010

Ieri sera.

Ieri sera stavamo andando da Richi che mi era venuto a prendere a Forlì e stavo scrivendo un messaggio a Leo con cui chiaramente stavo discutendo e direi che quel ragazzo porta sfiga perchè eravamo sulla Cervese alzo gli occhi dal cellulare ed ero in un palo. Proprio in. Testacoda in curva, quella col cartello di Mirabilandia. Per un metro lo potevamo evitare, ma a due metri ce n'era uno più grosso e molto più duro e un po' Leo, un po' Richi che se l'era sognato che ci infilavamo lì, oppure che ci si infilava qualcun altro, non mi ricordo, ma comunque al fato non potevamo sfuggire.
In ogni caso siamo vivi ma dall'altra parte della strada c'era un bel fosso, potevamo morire insieme, così avevo passato il resto della mia vita con lui, che romantico.

lunedì 1 novembre 2010

Ieri sera ho: visto i La Quiete, preso un sacco di botte senza rendermene troppo conto ed essendo molto felice di prenderle, stretto una relazione con il Montenegro, perso e ritrovato il cellulare, chiarito due cose che mi stavano a cuore con due persone particolari, incontrato tutti quelli che conoscevo, parlato con gente che non vedevo da vite.

Stamattina avevo: lividi, un braccio e una gamba che non funzionavano, un "Alina" scritto a caratteri cubitali e con un pennarello indelebile sul braccio destro con una bellissima calligrafia, un'emicrania notevole, una bocca impastata, tanti gruppi new wave segnati nelle bozze del cellulare, soldi nel reggiseno, un ragazzo bellissimo nel letto che appena mi dice di si lo sposo.

sabato 30 ottobre 2010

Mio cugino di quattro anni.

Mio cugino di quattro anni ogni tanto si deve insultare con mio fratello in quel modo in cui si insultano i bambini tra di loro. O meglio, si insultavano. Quelli di nuova generazione son passati a forme più colorite.
E fa fatica a concepire il concetto di rima, diciamo.
Funziona circa così:

Una spinta.
Carlo: Non mi hai fatto niente, faccia di serpente!
Paolo: Non mi hai fatto niente, faccia di maiale!
Mamma: No, Paolo, ritenta.
Paolo: Non mi hai fatto nulla, faccia di serpente!
Mamma: Ma no! Lì al massimo ci metti "betulla"!
Paolo: Non mi hai fatto niente, faccia di betulla!
Mamma: Okay, lascia perdere.

Si ride e si torna a giocare.

venerdì 29 ottobre 2010

Allora, oggi parlo di CHI leggo io. Che leggo blog e non ci scrivo e basta.

Prima di tutto Simonerossi, poi Fabriziogabrielli, poi Paolonori, poi Elenamarinelli, poi l'Annacrayon,
e infine guardo le foto di Annettepehrsson.

giovedì 28 ottobre 2010

Sono annoiata, il mondo fa schifo appena fa nuvolo, non studio nemmeno per la patente, questi commenti anonimi mi intristiscono, la mia macchina fotografica ha la polvere sopra, mangio come una scrofa, ho visto morire Wassilly nelle mie mani, tanto era piccolo, non tra le braccia, con gli spasmi e gli occhi che diventavano opachi. Si è fatto la pipì addosso, il morso gli ha spezzato la spina dorsale paralizzando la metà posteriore del corpicino e io ho visto tutto, quando sono arrivata si trascinava sulle zampe anteriori con la bocca aperta, da cui non usciva alcun suono. E poi ho pianto e dormito per il resto della giornata.
Però amo Richi, sembra che siamo stati modellati per incastrarci ben bene, non credevo che avrei potuto più pensare cose simili.

lunedì 25 ottobre 2010

Sono le ventitrè e cinquantacinque e mentre aspetto la mezzanotte che i messaggi della Vodafone si azzerano mi leggo il blog di Jacopo Lietti che alcune cose mi piacciono e altre meno ma alla fine le robe che dice lui le ho ascoltate a ripetizione per tre mesi e quindi vuol dire che sottosotto voglio solo fare la fica e tanto vale che sto zitta.
Io se penso a cosa facevo l'estate della quarta superiore mi viene in mente me che passo davanti al Tengelmann per andare a prendere la metro e piove sempre, piovono pietre da un cielo di cotone e intanto è sempre più caldo, dalle finestre entran sirene, dai rubinetti esce sudore e tu. Di. Verde vestita sei. Altrove. Mentre vado a prendere il diciassette passando da Müllerstraße e oggi è una così bella giornata, e io vorrei che tu tornassi a casa per cena.
O anche io che è il sette agosto notte in Loristraße e non ho paura del buio, meglio non vedere che cercare in vano e non trovare. E la mattina in laboratorio preparare gli sfondi e scoprire posti in cui dove parcheggi in fondo a nessuno importa. Che piagnucolo in casa perchè il sabato sera nessuno mi da un passaggio e faccio una lista delle cose che non voglio, questa volta.
E come al solito adesso che tutto sembra a posto manco io, manchi tu, maledetta sfortuna, in un agosto che non finisce mai, e lo so che non devo illudermi e non esiste risarcimento per quello che ho perso. E vedo la nostra fine. E solo una piccola parte di me risponde all'appello, ma tu non la senti.
O quelle ripicche vuote che ci hanno divisi in un giugno che non mi ricordo e tutti non hanno ancora smesso di chiedermi di te, non è vero che non sei più niente, il tuo numero me lo ricordo bene, mi pesi sui polmoni.
O io che continuo a dirti lascia questi vestiti sporchi in questa casa e aspettami, altrove.
Che anche se ho paura di non riconoscerti, avrò tutto il tempo per capire come fare a stupirti.






Se non ascolti i Fine Before You Came questo post ti farà cagare e ti sembrerà una poesiola adolescenziale Vascobrondiana.

giovedì 21 ottobre 2010

C'è da essere d'un bello che anestetizza per farmici pensare senza una fine, per far succedere che anche quando andiamo a letto alle quattro e ci son zerogradi poi scopiamo lo stesso, devo dire che non mi è mai successo prima, io alle quattro dormo. Bisogna essere d'un bello che anestetizza per far succedere che per rimanere con lui dentro fino a quando non mi sento più le gambe non mi fumo la mia sigaretta, mai capitato, me la dimentico proprio. La volta che siamo usciti per la prima volta in una posizione scomoda ma che si stava bene questa persona di cui l'altro giorno mi sono innamorata mi ha chiesto, Domani non sparisci, vero? Io ho detto di no.
Mi piace tenere le mani tra le sue costole e il suo vuoto.
Si capisce che ci sei rimasto sotto quando torni a casa e ti ricordi che odore ha lo spazio tra il suo naso e il suo labbro superiore.







Queste foto non c'entrano niente, però le metto perchè volevo dire che in questi giorni mi pettino poco, non mi trucco per niente e mi curo zero degli abiti che indosso, eppure chi mi sta intorno mi dice che sono più bella.
Come gli innamorati dei film e le donne incinte.







L'altro giorno mi son innamorata.

lunedì 18 ottobre 2010

Per favore smettetela di rampinare qui. Non sono un grande scrittore, non potete ladrarmi anche quel poco di buono che faccio. In particolare, non copiatemi il modo di descrivere i discorsi diretti perchè son gelosa dura.




P.S. = L'altro giorno ho creato un portfolio decente, finalmente. Lo trovate Ho creato un portfolio decente, finalmente. Lo trovi QUI

domenica 17 ottobre 2010

Quando avevo sette anni io, in macchina.

sabato 16 ottobre 2010

Un giorno che avevo quattro anni.

Io ogni inverno da quando ho tredici anni impazzisco.
Mi cade il cosmo addosso, la mia stanza diventa un disastro, non riesco ad alzarmi dal letto la mattina e, negli ultimi due anni, mi dedico unicamente alla mia ampolla e al modo di trovare la moneta per farcirla.
Ho iniziato a pensare che probabilmente i miei problemi relazionali son la conseguenza di quando un tipo mi metteva il cazzo in mano serialmente all'età di cinque anni; ma fa troppo "Le Iene" la ragazzina traumatizzata dalle molestie. Insomma, son successe cose peggiori.
Tipo il mio primo trasloco.
Un giorno che avevo quattro anni mi sono svegliata e siamo andate via di casa io e la mamma.
Mi sono alzata e siamo partite e il bello di tutto ciò è che la cosa si sapeva da un pò ma nessuno si era preso la briga di avvisarmi. La mamma si comporta tutt'ora così con mio fratello: lo carica in macchina e va. Tanto è piccolo, non capisce. Ovviamente no cintura, no seggiolino, in piedi, davanti, con la testa fuori dal finestrino. Papà invece ha capito la lezione e adesso, quando si deve andare da qualche parte, con Carlo inizia un mese prima, Guarda, Carletto, domani partiamo per le vacanze, ci sarà il mare, la spiaggia, dormiremo in tenda, mangeremo i panini con il prosciutto. Probabilmente perchè dopo quel giorno che avevo quattro anni e ce ne siamo andati poi per i sei anni seguenti dallo psicologo ho disegnato solamente la casa che avevo lasciato e in cui volevo tornare.
Quel giorno che ci siamo trasferite mi ha detto papà che non ho fatto la pipì mai.
Siamo finite in un posto terribile in cui il capo era una donna frustrata che maltrattava tutti quanti appena la mamma non c'era insieme al suo braccio destro uomo senza palle.
La mamma siccome era un pò matta aveva detto agli assistenti sociali che papà era una brutta persona e allora non mi arrivavano le sue lettere nè niente e son stata un pò orfana per sette mesi.
Mi ricordo che avevo sempre l'otite e la pisciarola, perchè quando hai mal d'orecchio l'unico attimo di sollievo lo provi quando deglutisci un liquido. Try to believe.
La donna frustrata quando andavano via le mamme la mattina che non ho mai capito dove andassero, ci sequestrava tutto quello che avevamo e lo chiudeva in una stanza che diceva che poi le cose andavano ai bambini poveri. Ogni tanto qualcuno di noi riusciva ad entrarci e arraffava tutto ciò che trovava che poi diventava suo. Quindi capitava che vedevi tornare gli eroici con il tuo giocattolo sequestrato una settimana prima e potevi riaverlo solo affrontando prove improponibili.
La più eroica di noi era Marianna, sulla cui bicicletta imparai ad andare senza rotelle, e un giorno per un portachiavi fece spogliare e stendere uno sopra l'altro me e Vincenzo che era il mio migliore amico, in cima alle scale.
Poi abbiamo cambiato casa ma non è cambiato nulla, perchè le persone frustrate sono dappertutto e si sfogano sul più debole anche quando quest'ultimo ha quattro anni e loro ne hanno più di quaranta.
Papà tre anni fa ha rivisto quella stronza e lei l'ha riconosciuto e aveva molta paura, anche se papà è sempre molto gentile.
Forse qualche rimorso ce l'ha.

giovedì 14 ottobre 2010

Stamattina non sono andata a scuola, tanto per cambiare. E' una cosa che non mi, andare a scuola.
Stavo male e mi ribolliva la pelle e Richi era troppo bello per muoversi.
A meno che non fosse un muoversi in sincronia.
Ore quindici e trenta, Aspirina + Laroxyl e sono andata a raccogliere due file di kaki.

mercoledì 13 ottobre 2010

Costole con calci.

Questa storia non l'ho mai raccontata bene come meritava e infatti la racconto adesso.
Un giorno che avevo diciassette anni da poco ed era il dodici novembre duemilanove ho preso un calcio nelle costole che me ne ha incrinate tre.
Stavo discutendo con il mio ragazzo sugli scalini della palestra della scuola e un giovane schizofrenico innamorato di me da circa due anni ha pensato bene di aggredirmi dall'alto con un quarantasei di piede.
Tre anni prima:
Io ero in prima Dì all'Istituto Statale d'Arte di Forlì, sezione liceale, e a metà anno è arrivato un ragazzo nuovo che non ha mai rivolto la parola a nessuno sebbene si tentasse di istaurare un rapporto, da parte di noialtri, che ai tempi eravamo ancora uniti.
Così muto e sfuggente ci è rimasto fino a giugno del secondo anno, quando è stato bocciato, quando ha cominciato a chiedere insistentemente di me agli altri. Ha ottenuto il numero di una delle mie amiche più strette, poi il mio, poi ha cominciato a mandarmi sms incomprensibili in cui diceva di amarmi, a telefonare all'altra ragazza senza spiccicare una parola, solo suonando il piano davanti alla cornetta. E durante tutto l'anno scolastico successivo mi ha seguita dappertutto, a scuola, cercando di non farsi vedere, quando invece era altissimo e magrissimo e tutti se ne accorgevano, e aveva imparato a memoria gli spostamenti della mia classe per appostarsi davanti alla serratura della porta, davanti al bagno del corridoio del piano su cui avevo lezione, per infilare la testa e guardare all'interno della stanza pensando di non essere notato, per far finta di incontrarmi casualmente e scappare appena gli sguardi si incrociavano.
Le bidelle (sorry, il personale ATA, quest'anno hanno anche il cartellino con su scritto il proprio nome come le cassiere del Conad) mi fermavano per dirti Ehi, è passato tre volte davanti alla porta dalle dieci alle dieci e trenta, prima guardava dalla finestra, stamattina spiava dalla serratura, eccetera.
Finito il terzo anno, inizia il quarto e lui comincia a parlarmi. Dopo quasi tre anni di silenzio.
Mi chiede ripetutamente se il fatto che sia nata nel millenovecentonovantadue è la verità, se davvero sono lesbica come dicono, che università frequenterò, che genere musicale preferisco. Sempre le stesse quattro domande. Lui è nato il venticinque marzo novantadue, è eterosessuale, vuole studiare architettura a Cesena, i Pink Floyd sono musica da bambini.
Mi segue ovunque anche quando è evidente che ho altro da fare. Ma non gli chiedo mai di lasciarmi sola. Mantengo le conversazioni. Fino a che, quel giorno, non gli chiedo per la prima volta di lasciarmi cinque minuti di tempo per chiudere una discussione che avevo iniziato.
Torna dopo circa due minuti e cinquanta secondi e mi sferra un calcio che avrebbe ucciso uno qualsiasi dei miei gatti obesi. E si dilegua.
Finisco con un cartoccio di carta igienica bagnaticcia sotto la maglietta sul divanetto del preside che impiega un'ora e mezza per decidere se chiamare anche l'ambulanza o solo i miei genitori. Intanto fuma il suo sigaro e litiga con il mio ragazzo perchè indossa il cappello nel suo studio mentre io non respiro e non muovo più il braccio sinistro già da un pezzo. Prego, Vittorio, fai con comodo.
Poi che succede, sto otto ore su una barella al pronto soccorso dove arrivo in ambulanza dove mi misurano la pressione che è una cosa che mi fa salire i conati di vomito (se mi vengono strette le braccia, in particolare i polsi, svengo)e vinco un paio di lastre, una siringa di Voltaren che mi fa una pippa e una boccetta di Torador che anche lui mi fa un'altra pippa.
Non dormo per una settimana, in quanto le tre costole, quando svuoto i polmoni dall'ossigeno, si appoggiano sui nervi infiammati sottostanti provocandomi fitte terribili. Guardo un sacco di film gay.
Ma l'"epicità" di questa storia sta nella conclusione che Vittorio trae alla fine di tutto il guazzabuglio, secondo la quale la reazione del ragazzo è più che comprensibile in quanto io persisto nel farmi vedere in coppia con il mio ragazzo all'interno della scuola e allora è normale che ad un tizio a caso innamorato di me venga da prendermi a calci. E mi par chiaro. Ragazze, non frequentate posti pubblici accompagnate dal vostro fidanzato perchè potrebbe esserci in giro uno schizofrenico a cui potreste piacere molto.
Il boss rimane a sguazzare nelle sue convinzioni anche dopo che lo psichiatra del ragazzo ha specificato che il gesto non è stato dettato dalla gelosia ma da un'allucinzaione, caratteristica tipica della Schizofrenia.
La storia finisce con il giovine internato in un ospedale psichiatrico e io con un sei in condotta in pagella a fine anno.

lunedì 11 ottobre 2010

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Ho focalizzato il possibile motivo dei mancamenti di sabato e domenica.
Sabato sera, prima di uscire, avevo preso sei gocce di Laroxyl mixate ad un'aspirina e in seguito avevo condito il tutto con vodka, Red Bull e fumo pacco.
Uno svenimento mi pare il minimo.

Avere diciottanni è troppo per me.

Io da quando ho diciott'anni non riesco più ad andare a scuola.
Soprattutto da quando dormo con Richi. Mi sveglio la mattina e... non ci vado, a scuola.
Ero più brava quando stavo a Faenza, svegliavo tutti, facevo il caffè, sgranavo un joint.
Credo che sia colpa dell'onnipotenza del libretto delle giustificazioni con la propria firma sopra.
Dopo che succede che la mattina non segui le lezioni e ti svegli a mezzogiorno e focalizzi che hai perso la mattinata a letto e sei rimasto ancora più indietro di quanto già non fossi, sopraggiunge il senso di colpa.
Come quando stai tutto il pomeriggio davanti al pc mangiando Coco Pops a manciate che poi rimangono anche tra i tasti della tastiera e ti dici, devo studiare, e non studi, e la sera hai il groppo in gola.
A volte cerchi di fartelo passare aprendo un libro a caso e sfogliandolo un pò a letto, altre volte resti con il groppo in gola e il giorno dopo pacchi di nuovo.
Io oggi, per espiare, ho deciso di andare a scuola guida che la sto paccando da un mese. Un'ora e mezza di autofrustate davanti ai test insieme ad altri venti poveracci.
Avere diciottanni è troppo per me.

domenica 10 ottobre 2010

In questi giorni svengo tantissimo.

In questi giorni svengo tantissimo.
Io svengo quando: mi tolgono del sangue from the vene, faccio la doccia troppo calda, mi faccio i piercing sul cesso, sto molto in piedi e sono molto sballata.
La cosa buona è che di solito me ne accorgo in tempo, che sta per succedere, e mi stendo a terra (o mi arrangio come posso) prima di perdere i sensi. Poi mi si scaldano un sacco le orecchie.
La prima volta che mi è successo ho visto tanti puntini bianchi, ho detto, Signora non ci vedo, tesoro stenditi lì, adesso muoio, ve l'avevo detto di non togliermi il sangue. Poi mi sono rialzata. Dal lettino della sala prelievi dell'ospedale. Avevo una malattia che nessuno ha mai capito cosa fosse, sono rimasta due mesi chiusa in casa agonizzante, mi ciucciavano sangue ogni settimana dal braccio destro, un giorno la Signora ha deciso di provare col sinistro e non usciva niente. Non ho mai capito bene perchè il mio sangue non voleva uscire dalla mia vena, però la situazione era che due persone mi strizzavano il braccio per veder di far venir fuori qualche gocciolina, io che pesavo venti chili ed ero bianca come il latte di riso, io che quando mi vengono stretti i polsi sento lo stimolo del vomito e lì la tizia mi spippettava le vene strizza di qua e strizza di là, ciccionissima lei, con due mani enormi, ma questa è un altra storia, la storia della Cicciona dei Prelievi, che un giorno ve la racconto.
La seconda volta è accaduto che ho visto tantissimi puntini bianchi, non ho sentito più niente, poi un fischio infinito fino a che non mi sono ripigliata. Per terra, nuda, in bagno.
La terza volta mi bucavo l'interno del labbro per la terza volta con un ago professionale, puntini bianchi notevoli, pavimento giallo e bianco del bagno.
La quarta volta ero al Capolinea con i tacchi altissimi e c'era un reading di Simonerossi e io avevo dell'erba da dio e ce la siamo seccata tutta e ad un certo punto tanti puntini, acqua e zucchero, tanto freddo, orecchie calde.
La quinta volta Rimini, raduno mod, sei di mattina dopo una lunga notte di northern soul, locale davanti alla spiaggia. Tanti puntini, usciamo per favore, no non puoi collassare adesso cazzo, no giuro che non collasso,giuro, mi accascio sul dondolo di un hotel, non comprendo più nulla, rido senza vedere nè sentire nulla, mi riprendo dopo mezz'ora.
La sesta volta è stata ieri sera all'Urban Disorder a Gualdo a vedere Phonat. Nel bagno non vedo niente usciamo un attimo mi riprendo subito ma... l'ultima, la più tosta, stamattina. Relativamente stamattina perchè ci siamo alzati alle tre e mezza. Richi ha una doccia che ti ingabbia ed è tutta bianca e io ho provato cos'è la claustrofobia. Prima non respiravo più, poi altro che puntini bianchi, un muro, un muro nero, non riuscivo più ad uscire di lì e avevo anche una coscia insaponata e mi sentivo sotto vetro, Richi non vedo, non ci vedo, fammi uscire.
E' stato emozionante.
Adesso vorrei sapere perchè in diciott'anni mi è successo cinque volte e in due giorni due.

giovedì 7 ottobre 2010




Il mio moroso spacca. Io son felice.

mercoledì 29 settembre 2010

Il caro-cicca.

Per cicca, i romagnoli intendono la gomma da masticare, il Chewing-gum, la cingomma, la gigomma, la gommina.
Io mi ricordo che quando ero piccola io (come dice la mia nonna), andavo dallo psicologo il giovedì alle sei a Cesena e poi con papà andavamo a cena dal Panoramico, o al Galèt, o al cinese, o al Mac. Perchè a me andare dallo psicologo non è che mi piaceva, a me non mi, diciamo. Per nulla.
Allora a Cesena facevamo anche la merenda al bar e compravamo anche un pacchetto di cicche, ma le piccole, non quelle nella scatolina di cartone, che costano cinquecento lire, è troppo, Francina.
Quando non mangiavo tanto per merenda, (tipo prendevo solo un gelato e non il cornetto alla crema e il succo alla pesca come sempre), però, potevo scegliere anche le grandi tipo le Daygum, oppure quelle con i cristallini di liquirizia, oppure anche un Bacio Perugina, ma non c'entra.
Adesso le Vigorsol piccole costano novanta centesimi, che sarebbero millesettecentoquarantadue lire, prima venivano trecentocinquanta lire. E le grandi un euro e cinquanta, ovvero duemilanovecentoquattro lire, che sarebbero in pratica tremila, che è un furto, anche perchè quelle col ripieno dentro arrivano ai due euro e lì mi viene da pensare per fortuna che sette anni li ho avuti nel millenovecentonovantanove, perchè con le mie possibilità economiche fare merenda e andare a cena fuori con papà il giovedì sarebbe stato impossibile, improbabile, una roba da bambini che vivono nelle case enormi dei programmi di Mtv.
Quando papà e mamma erano piccoli c'erano solo le Brooklin, che costavano cinquanta lire, e adesso vengono anche quelle novanta centesimi di euro. Cioè, le cicche nessuno se le caga, ma aumentano più toste delle sigarette e fanno meno male.
Ah, il caro-cicca. E' sbalorditivo, pensateci su.

sabato 25 settembre 2010

venerdì 24 settembre 2010

Io quando avevo undici anni mi sono innamorata della ragazza del bar del benzinaio.

Io quando avevo undici anni mi sono innamorata della ragazza del bar del benzinaio. Il bar dei pranzi per i camionisti e papà diceva Vieni, vieni, andiamo a far colazione dalla signorina che piace a te.
Il bar del benzinaio faceva anche i bomboloni più buoni di tutti, una combo spaziale, la ragazza più bella di tutti i bomboloni più buoni di tutti il succo alla mela.
Vieni, vieni, andiamo a pranzo dalla signorina. Anche se secondo me è troppo magra.
Ma chissà come si chiama, ma perchè non glielo chiedi, ma no. Era un altro di quegli innamoramenti alla Aldo Nove, ti ritrovi dopo dieci anni a scrivere di tutto quel flusso di nomi che ti immaginavi potesse avere e di cose che avresti voluto sentirle dire e vedere come e se la "e" la dice aperta quando dice "cielo" e se usa la spazzola tonda o quella quadrata o il pettine e se le piacciono i garganelli burro e salvia o preferisce i ravioli.
Aveva i capelli lunghi lunghi e castani e io mi immaginavo lei che usava lo shampoo alla camomilla perchè come tutte le ragazze del duemila magari si piaceva un pò più bionda, io mi immaginavo cosa faceva il pomeriggio dopo il bar e com'era la sua casa e i suoi gatti e i suoi libri. Anche se dava l'idea di essere una che le piacevano di più i cani e di più i CD, ma l'avrei accettato.
Secondo me era una che aveva una casa beige ma le piaceva il verde scuro per i particolari. Secondo me aveva i divani color panna e un Labrador e i tulipani rossi sul tavolo di legno in cucina.
Chissà se ha il ragazzo, chissà se la ama.
Poi un giorno non veniva quasi più al bar e ad un certo punto non ci speravo più e poi l'altra ragazza ha detto Cinzia è incinta.
E chissà come sarà bella con la pancia grande. Cinzia.
Addio, Cinzia. Non l'ho vista più.
Ieri ho chiesto a papà se se la ricordava e se si ricordava che aspettava un bambino e papà ha detto "Si, era incinta ma triste."
Una ragazza così bella non può essere triste, non può essere incinta e triste allo stesso tempo.
Niente funziona mai.

lunedì 20 settembre 2010

"Tu secondo me non esisti. Tutto questo è solamente una lunga sega da sballato."

domenica 19 settembre 2010

La sera del mio diciottesimo compleanno mi sono fatta una canna, ho guardato "Galline in fuga" e mi sono addormentata a metà.

mercoledì 15 settembre 2010

Ore dodici e cinquantotto e inizia la mia lunga serie di giustificazioni in ginnastica.
Oggi una ragazza mi ha fermata per il corridoio e mi ha chiesto Scusa tu sei Francesca Nik Adamo e io ho risposto S-si e lei mi ha stretto la mano e mi ha detto Complimenti per le foto davvero e io sono arrossita e e e Grazie le ho detto Scappa da questo istituto finchè sei in tempo.
Mi viene a prendere all'uscita il Pizzaboy.
Gli scrivo all'una e sei: "Io spero proprio che tu sia partito". Poi la professoressa si intasca il cellulare e secondo me ho sbagliato classe e ho sbagliato scuola e siamo ancora in via Orceoli in seconda media. Peccato che questi son tutti maggiorenni.
Lui alla fine parte alle tredici e ventitrè e arriva alle quattordici e zerocinque.
Ci vogliono quarantaquattro minuti da casa sua a viale Salinatore diciassette se prendi la Cervese, quarantasette se prendi l'A14, trenta virgola uno chilometri, oppure quaranta virgola tre e quindi direi Cervese. I piazzaboys possono battere di due minuti Google Maps anche con la rash hour di pranzo. E io esco alle tredici e cinquanta e sono tachicardica. Ho dormito due ore e trenta minuti. Ho le labbra screpolate. Ho il culo a forma di pavimento della palestra.

Ha gli occhi verdi.
E ha le freckles.

martedì 14 settembre 2010

Io il primo giorno di scuola è stato terribile.

Io il primo giorno di scuola della mia vita è stato terribile.
Dovevamo portare quattro fototessere per fare il tesserino da portare in gita, quello che ti mettono al collo con nome e cognome e nome della scuola e numero sopra e così se ti perdi ti troviamo, e sticazzi, e io non avevo i denti.
E mi era scappato da ridere nella macchinetta delle foto e allora per cinque anni ho dovuto portare al collo in gita una tessera con una foto di me e con nome e cognome e senza denti. Davanti.
La foto l'ero andata a fare il giorno prima del primo giorno e avevo cinque anni e non ero mai stata in una stanza con altri trenta bambini e ancora pensavo che potesse essere divertente come in effetti non fu.
Pesavo ventidue chili e avevo la testa a forma di Champignon. Andare a scuola era come essere dentro una Champignonsauce:
negli anni novanta tutte le bambine avevano il caschetto e le bambine erano sempre di più dei bambini e almeno il settanta per cento dei bambini aveva quel taglio corto con il codino a ciuffetto dietro al coppino ed era talmente postMullet che si sentiva ancora puzza di anni ottanta, ti entrava il glitter nel naso.
Il primo giorno di scuola della mia vita ci siamo messi tutti in cerchio nell'atrio e ci siamo presentati e io ho detto che mi piacevano i gatti e disegnare. E anche disegnare i gatti o i gatti disegnati e i gatti che disegnano e insomma ancora non ero brava a parlare in pubblico.
Poi siamo andati in classe e i miei compagni avevano tutti una gran faccia da cazzo. E le ragazze mi chiedevano ma ti sei fatta le mèèèsch? E io non sapevo cosa fossero le mèèèsch e dicevo di si. Quando dico mèèèsch intendo mèches, e a fine anni novanta andavano come adesso vanno i leggings.
Quello che mi è piaciuto del mio primo giorno di scuola della mia vita è la mia maestra d'italiano, che si chiama Barbara e io la amo. Ora ancora.

Ciao, mi chiamo Francesca Adamo e questo è il mio primo giorno di scuola della quinta superiore e tra quattro giorni compio diciott'anni.

lunedì 13 settembre 2010

Io non pensavo che succedesse nella realtà che i vetri della macchina si appannano così come nei film se si è solo in due dentro e fuori è estate.
Invece capita davveramente.
Allora io ci disegno un cuore.
Possiamo definirlo empatico e domani non sparisco, trust me.

giovedì 9 settembre 2010

Chi ha paura del ragno nero?

"Non me ne frega un cazzo potete restare in quella città di merda a giocare a The Dreamers tutta la vita a scoparvi a vicenda a sposarvi alla fine a pentirvi dopo poco ad andare a fanculo. Vai a fare in culo."
Oggi mi è venuta in mente questa cosa mentre me ne stavo qui a pensare che io non ho ancora realizzato che mi manca un anno di liceo prima dell'Universität der Künste e questo è quello che si dice un pacco. Una scesa. Non passa, non passerà un cazzo.
E nella mia stessa classe ci sarai tu, che di sicuro si è capito di chi parlo.
Quando io ho sentito dirmi quella cosa che sta lì tra le virgolette, sapevo mica che rispondere. (Questo "sapevo mica" è liberamente rampinato da Fabrizio Gabrielli). E non lo sapevo perchè mi appariva come una così chiara lettura del mio futuro che non c'era niente d'aggiungere, proprio niente, proprio uno zero, però poi son diventata più fiduciosa e adesso ci credo un pò di meno e come al solito in quel momento non c'era nessun buon suggeritore come in teatro, nascosto dietro le finestrelle dei seminterrati, pronto a fornire una risposta sferzante. Non c'è mai nessun caspita di suggeritore nascosto dietro un bel cazzo di niente ed è per questo che i timidi non hanno mai l'ultima parola. Mica è un Favoloso Mondo, questo.
Io quando ero piccola ero una bambina col caschetto a scuola prendevo un sacco di insulti e anche quando mio padre mi mandava all'Azione Cattolica insomma prendevo insulti sempre e non parlavo e a scuola le maestre mi promettevano caramelle, se oggi socializzi, domani ti porto un pacchetto di Brooklyn , le verdi, perchè non vai a giocare al ragno nero? Se c'è un incubo che mi ricordo bene e non parlo di incubi notturni, ma incubi diurni e reali, mattutini e scolastici, è quello del gioco del Ragno Nero. La timidezza è come la palla nera dei carcerati dei cartoni animati.
Al ragno nero si gioca così: si traccia una linea per terra, al centro di un ipotetico campo, e quello che fa il ragno può spostarsi solo sulla linea e gli altri bambini devono correre da una parte all'altra, da un capo all'altro, quando lui grida chi ha paura del ragno nero? Rispondendo "nessuno!" devono passare di là senza farsi toccare dal ragno sulla linea, che se no li cattura, e io lo guiro, era terribile. Chi ha paura del ragno nero? Io. Tutto quel contatto di corpi mi faceva salire il sangue alla testa, io ho paura del ragno nero, io non so correre, io non ho nemmeno il coraggio di dire di no e allora finisce sempre che dico si gioco e poi scappo e mi nascondo e poi mi devono ritrovare si ferma il gioco e bisogna mettersi a cercare l'Adamo che poverina c'ha dei problemi i genitori divorziati abita in casa famiglia abbiate pazienza.
Quando le maestre dicono così alla classe ti tolgono ogni possibilità di instaurare un rapporto paritario con gli altri bambini. Vivrai per i tuoi bei cinque anni delle elementari sotto il peso della compassione altrui. Quando ti va bene. Nell'altro caso sotto insulti mirati. Poi se anche la maestra delle medie è della stessa bassezza mentale, ti toccherà la stessa sorte anche dagli undici ai quattordici anni. Poi forse i tuoi genitori impareranno a non spiegare niente a nessuno e mandarti a scuola e basta.
Per fortuna che all'asilo non ci sono mai andata.

Chi ha paura del ragno nero?


(I post lunghi e senza foto non li legge nessuno.) (Cit.)
"Non stare a pensare a me/ quattro quarti e mezza scusa/ se dev'essere così allora basta/ Siediti, c'è scritta un'altra cosa/ in piccolo non vale la metà/ Non stare a pensare a me/ sette e mezza senza scuse/ puoi vedere i titoli di coda/ Sotto nuvole di sassi/ preso in pieno come te."

lunedì 6 settembre 2010

Simonerossi dice che peggio dell'intellettualoide incompreso c'è solo l'intellettualoide che vorrebbe pure scegliersi la gente da cui farsi comprendere.

Secondo me, qualcuno qui a Forlì dovrebbe pensarci un pò sopra.

domenica 5 settembre 2010

Il quattro settembre.

E' il quattro settembre sera e vedo i Verme suonare e sputiamo pure sullo stesso microfono e ho affianco Simonerossi e finamlemte compro Sbriciolu(na)glio. E non sono mai stata ad un concerto dove sapevo così tanto tutti i pezzi a memoria apparte sempre quello dei Green Day di quando avevo dodici anni e c'era la macchina sparacoriandoli.
I Verme li rivedo il giorno del mio diciotterrimo compleanno e odio tutto ma amo la tua posa concerto. Sei vestito di verde scuro e ti guardo il culo e arriva uno stronzo qualunque a mezzanotte e ti frega la ragazza per la seconda volta. E io ti dico, riprenditi la ragazza, e tu rispondi che sei qui per il concerto e se eri qui per la ragazza le dicevi andiamo a fare un giro ma la verità è che non te ne frega nulla,
Ma la verità è che certa gente non ti merita.

venerdì 3 settembre 2010

Io e Leo andiamo ad Oslo a festeggiare che ci amiamo fondamentalmente da tre anni.

lunedì 30 agosto 2010

Ti voglio bene, giusto così, per non violentare un quadrifoglio.

Una volta con M. siamo andati in Sicilia.
Io la nostra casa me la ricordo bellissima e mi ricordo lui che si spostava strusciando sul pavimento all'interno del sacco a pelo e noialtri si piangeva tutti dal ridere.
M. mi ha insegnato quel giochino che si fa con il pacchetto di sigarette, la sua relativa plastichetta e il bollino del monopolio, quello che dài fuoco al bollino arrotolato e lo infili nel goldone un pò sollevato e dopo il fumo scende giù a fontanella. E diceva che quello era il pisello del cammello che faceva la pipì, che in casa si fumava tutti Camel, anche se sul pacchetto c'è il dromedario (con l'omino con il pisellino dritto che si scorge sulla zampa anteriore, e anche questo era un gioco molto divertente).
Oppure si chiedeva: tu sei lì nel deserto e ti scappa la pipì, dov la vai a fare? E ci sono solo palme e piramidi. E tu se non lo sai rispondi dietro la piramide, ma invece si gira il pacchetto e c'è la città e c'è anche il bagno. In teoria.
M. un giorno è andato sull'Etna con le scarpe di papà e gli si è sciolta la suola.
Un viaggio di sedici ore col Ducato nove posti, quarantadue gradi e una tempesta di sabbia all'arrivo.
M. è quello che mi ha detto "Ti voglio bene, giusto così, per non violentare un quadrifoglio."
Ci siamo conosciuti che io avevo quattro anni e stavo come un cane e lui diciannove e mi sa che stesse pure peggio, anche se non gliel'ho mai chiesto. Ma posso immaginarlo, a giudicare dal posto in cui ci siamo incontrati.

ZampeDiFoglia.

Quando abitavamo in Via Nobel andavamo a pattinare al Parco della Resistenza.
M. ci accompagnava, a me e a Matteo, e non so se gli piacesse davvero o la Cinzia lo simil costringesse, ma io questa cosa me la ricordo molto piacevole e mi sa anche lui.
Io e Matteo ce la bullavamo molto perchè eravamo sempre i più bravoni tra i bambini del parco; erano quei pochi momenti in cui andavamo d'accordo, perchè in genere io e i miei ventiquattro chili e il mio trentuno di piede le prendevamo dalla mattina alla sera dato che lui era gigantesco. Ma sto divagando.
A volte non ci fermavamo a pattinare, la Cinzia ci mandava a comprare il gelato allo jogurt al Crème Caramel e allora nel parco ci camminavao soltanto e guardavamo ZampeDiFoglia.
Le ZampeDiFoglia sono bianche e nere e hanno i piedi che sembrano foglie di una qualche pianta strana e non c'entrano niente con tutto il resto. Il nome scientifico è Folaga. Hanno un vestitino anni sessanta, sono le modettes del parco, ma indossano delle scarpe verdi di tartaruga che qualunque vero Mod le snobberebbe. Ma tanto loro devono solo nuotarci, con quei piedi lì, cosa gl'importa.
Io e M. eravamo molto affascinati da questa cosa delle zampe di foglia e dicevamo sempre Uh c'è ZampeDiFoglia, sia all'andata che al ritorno, come a meravigliarci, anche ce sapevamo che le avremmo trovate sempre lì.
Ancora adesso ci sono, e io le saluto sempre, anche se chi è con me spesso non capisce bene nemmeno se glielo spiego.
Forse perchè quelle zampe possono sembrare foglie solo alle bambine di sette anni e ai ventun'enni che gli vogliono molto, molto bene.
M. un giorno è partito per la Russia e io gli scrivevo tante lettere. L'ho rivisto due volte quando avevo dodici anni e poi tre mesi fa, e quell'ultima volta ero ubriaca fradicia, fradicia.
Non l'ho nemmeno salutato bene perchè quando è andato via ero vestita di tutto punto, con i riccioli e il vestito da festa ma ero svenuta con metà corpo sul divano e l'altra metà sul pavimento e la sigaretta ancora accesa in mano. Sentivo la sua voce che salutava tutti, ma non riuscivo a muovermi; ho avuto gousto un attimo di forze per rispondere al suo abbraccio e poi chissà quando lo rivedrò.
Prima che finissi così ci eravamo raccontati tutte le cose che ci mancavano da dirci. Ma ci interrompevano continuamente perchè era pieno di gente che non ci vedeva da anni e voleva parlarci e voleva salutarci che è una roba che fa sentire importanti ma noi volevamo stare tra noi.
Io parlavo, mi rovesciavo il vino sul vestito del matrimonio ed ero molto felice.
E ci siamo ricordati anche di ZampeDiFoglia.

Le persone, quando parlano al telefono con qualcuno che non conoscono bene o non conoscono per niente, cambiano voce.

Le persone, quando parlano al telefono con qualcuno che non conoscono bene o non conoscono per niente, cambiano voce.
Fateci caso.
Io mi ricordo quando vivevamo insieme con M. che aveva ventun'anni e faceva la quinta liceo ancora, perchè prima aveva avuto faccende più importanti da sbrigare. Mi ricordo come se fosse ieri il giorno che ne compiva ventidue e il bigliettino di auguri, ma questa è un'altra storia, come quella di ZampeDiFoglia, che la racconto un'altra volta.
Dicevo, le persone cambiano voce in queste situazioni e quando hai sette anni e a queste cose ci stai attento anche se non vuoi perchè hai un cervello-spugna, te ne accorgi tantissimo.
E allora io lo sentivo che parlava nella sua stanza rosa (la mia era azzurra, quella della cinzia verde-ospedale, il salotto blu anche se io me lo ricordo viola, la cucina gialla, i miei capelli biondi) chissà con chi, chissà se aveva una ragazza con cui usciva, con cui si innamorava... io mi ricordo solo un amico con i dreadlocks con cui ascoltavamo "Acido acida" e che poi era diventato anche amico della mamma e che si chiamava Gianni.
Alla mamma piacciono giovani, anche se adesso esce finalmente con un tizio normale, speriamo che riesca anche a comportarsi da persona normale, ma questa è un'altra altra-storia.
Anche la mamma vuole tanto bene a M., le trema sempre di sorrisi la voce quando ne parla.
Dicevo, a sette anni non potevo fare a meno di farglielo notare che al telefono cambiava voce spesso. Passavo di lì e dicevo Con chi è che parli che quella lì non è la tua voce? Smettila di cambiar voce.
E allora lui un giorno mi ha chiesto com'era quando era diversa e io ho risposto: Ride, vuol far la simpatica.
E lui: Ah.
Faceva la bella sofisticata, la sua voce, con gli sconosciuti. Ma mica era una cosa conscia, mica era una cosa brutta. Era una bella voce, io avrei voluto che la tenesse sempre così. Anche se quella di M. è bellissima anche quando non fa la simpatica.
Secondo me, quando sei tanto bello dentro, tutta quella bellezza da qualche parte deve venir fuori, se no esplodi. E la sua esce così dalla bocca, in suono.
Io se la dovessi disegnare la colorerei d'argento.

Pendant.

Dieci e quindici del ventinove.
Fuori c'è una nebbia che ti rivolta come un guanto. (CIT.)
Io ho un paio di scarpe che sono alternative perchè c'è un buco circolare sul dorso del piede, ma un gran freddo entra dal buco.
Ho un freddo ai piedi circolare.
Ho una maglia color capelli e color occhi, che son dello stesso colore dei capelli e un basco color pantaloni che sono color peli delle gambe e color scarpe. Son proprio una ragazza alla moda, tutto fa pendant.
Mi viene in mente M. e gli voglio tanto bene,
se penso al verbo "voler bene", penso a quello che provo per lui.
Che poi "voler bene" non è che è un verbo.

sabato 28 agosto 2010

Mi ha chiesto di sposarlo, ieri notte.

Stanotte in mezzo ai soliti omicidi ho sognato che,
Leo mi chiedeva di sposarlo.
Eravamo a Parigi e mi mettevo a piangere dalla commozione e cio' mi fa pensare che quella che ho sognato non fossi io perche' non mi commuovo mai. Solo una volta mi e' successo. Mi avevano regalato la mia prima macchina fotografica. Che non e' una roba da poco, we.
Dicevo eravamo a Parigi ed avevamo tantissimi amici e piacevamo alla gente che e' un altro motivo che mi spinge a credere di aver sognato qualcun altro e con una scusa mi convincevano ad uscire sul davanti dell'edificio in cui studiavamo nel bel mezzo della lezione che era un posto bellissimo, architettura francese, ma credo che si trattasse dell'akademie der bildenden künste di Monaco per l'occasione-sogno spostata in Francia e con il programma di studi relativo all'HBFK di Amburgo. Appunto, di sogni si tratta, e mi dicevano di guardare il cielo e dalle finestre qualcuno faceva volare un sacco di coriandoli anche argentati e gialli e rossi e sembrava di essere ad un concerto dei Green day di quando volevano far colpo sulle sbarbine e quando suonavano avevano la macchinasparacorandoli e io me lo ricordo perche' appunto ero una sbarba undicenne e con me avevano centrato il bersaglio e comunque, dicevo, coriandoli.
Mi vuoi sposare ci abbracciamo io piango lacrime d'oro e le gambe mi cedono come quando il giorno prima hai sciato per otto ore e l'acido lattico e' montato come la schiuma della Guinness alla spina all'irish pub.
Il sogno finisce prima che tutti noi possiamo sapere cosa io abbia risposto.
Si ferma cosi' in un abbraccio coriandoloso di un settembre francese e un tramonto giallo e cinquanta persone alle finestre che aspetteranno per sempre una mia risposta che non sentiranno mai.
Che metafora di vita. Ora possiamo giocare a continua-la-storia.

mercoledì 25 agosto 2010

Ieri ha piovuto che mentre eravamo per strada ci ha investiti un'onda anomale. Non c'erano appigli, venticinque secondi di nuoto in centro a Monaco. Ci salva il bar del museo e ci facciamo una tazza d'acqua sporca con i capelli che gocciolano, i vestiti che gocciolano, le ciglia che gocciolano, i nasi che gocciolano, la gente che ci ride in fronte.
Stamattina per terra c'erano i rami interi e un concerto d'ambulanze, e' durato cinque minuti.

lunedì 23 agosto 2010

Elena e i tedeschi che sono avanti.

Elena compra sempre le cose in serie.
Scopre un prodotto interessante (di qualsiasi tipo) e prima comincia a pubblicizzarlo infilandolo in ogni genere di discorso, poi ne acquista una copia per ogni componente della famiglia piu' amici cari. Dopo averne fatto scorta per se'. Tipo la sveglia Oregon: ce l'abbiamo tutti, la mattina ci svegliamo tutti quanti con lo stesso suono.
Noto ora che e' gia' arrivata a comprare la seconda Multipla, ce ne sono due parcheggiate in giardino, e la sta gia' promuovendo con suo nipote.
O anche la storia del telefonino Skype, che in Italia ancora non si conosce, ma i tedeschi... i tedeschi sono avanti. Due euro e novantanove e chiami tutta Europa, ti registri a Skype e il telefonino si compra sul sito, e blam, telefoni.
Lei lavora in Germania da trent'anni e quando mi devo lavare i capelli a casa sua non capisco mai qual'e' lo schampoo e qual'e' il balsamo perche' non c'e' mai scritto in italiano. Mi e' capitato anche di lavarmeli con cose che non erano ne' l'uno ne' l'altro. E dopo eran stati cazzi.
Per questo che voglio imparare il tedesco, mica cazzatelle, cosi' poi quando lavoro da lei so con cosa lavarmi le mani e con cosa no. Soprattutto con cosa no.
Non usare la scopa, ai tedeschi piace molto l'aspirapolvere -Ok, scusa- io me ne son fatta mettere uno a muro che e' comodissimo veramente non puoi capire.
A casa sua non posso mettere in carica l'Mp3 perche' ci sono solo prese tedesche. Ma non e' che la loro caratteristica consiste solamente nei classici due buconi che noi italiani abbiam sempre bisogno degli adattatori, no, magari, sono anche infossate nel muro, dentro il loro quadratino di plastica, come gli interruttori, che son quadratelli di cinque per cinque centimetri.
E il mio caricabatterie dell'Mp3 non ci entra, non c'e' verso. I tedeschi sono avanti, il mio Mp3 e' oldfashioned, gli italiani son indrìo.
La casa dove sto quando abito a Monaco in Thalkirchner Straße e' di Elena e posso fumare solo sul balcone, se no se ne accorgono subito, ma a me il balcone non piace perche' e' retato. I tedeschi retano i balconi. Cosi' non ci cacano i piccioni. Cosi' stai in gabbia, vedi il panorama a rombi e pero' il balcone e' pulito. Io all'inizio non capivo, ma bisogna accettarlo, in Germania son svegli, mica pippe, reti da pesca, evoluzioni di zanzariere.
E a Monaco fa un freddo cane mentre in Italia splende il sole e i germanici bevono una cosa che e' acqua sporca in grandi tazze plasticone e che chiamano caffe' e quella che chiamano pasta e' un'altra roba senza sale, con i minuti di cottura superati, doppiati.
Pero' sono avanti, eh.

Mi e' toccato mettere gli apostrofi al posto degli accenti perche' sulle tastiere tedesche certe cose primarie son sostituite da altre robe tipo Ü, Ö, ß, Ä. E adesso sono qua in Loristraße e non potevo far diverso.










Esser fotografi a Monaco, le prove.

sabato 21 agosto 2010

venerdì 20 agosto 2010

giovedì 19 agosto 2010

Stavo dicendo che a me piace avere l'età che ho però sembra che agli altri non piaccia e che si debba aspettare per prendermi in considerazione e allora alle volte vorrei davvero aver chessò, trent'anni, ancora il caschetto ma con consideazione. Ma poi capisco che nel torto non ci sono io e allora dico grazie mondo che ne ho diciassette ancora. Che poi non si sa perchè grazie proprio al mondo ma suona bene.
Però c'è anche chi mi dice delle cose belline:

"Cioè, tipo: tu la Danimarca che mi vince un europeo a sorpresa non te la puoi ricordare,
sei nata addirittura dopo l'estate
Uah."



Chissà se ci pensi, se ci pensi mai a quel poco che è stato a quanto può aver significato e soprattutto per chi, e per chi no, perchè io si, perchè hai deciso di perdermi ma in fondo sai che non è vero perchè sono troppo debole e son troppo sola, chissà se ci rimugini mai quando ti capitano le fotografie davanti agli occhi, chissà cosa guardi, che c'è stata una trasformazione che tu nemmeno te ne sei accorto, io che divento docile, che non son più rondine, tu che invece continui imperterrito e io che credevo di aver dato l'input e adesso alè, viviam tutti felici e contenti, e invece sticazzi. Forse anche perchè ce le hai disegnate addosso, insomma non è da tutti spogliarsi di un paio d'ali, insomma sarà che son le quattro di mattina che scrivo puttanate simili, perlamordiddio, se non fosse che detesto il suo modo di fare perfettamente identico al mio potrebbe anche funzionare ma siamo come due pezzetti di puzzle con tutti buchi, tipo c'è bisogno di una linguetta per incastrarsi, noi c'abbiam solo buchi, e cosissìa, non c'è verso. Non è che si capisce subito forse quello che sto dicendo in quanto credo che nessuno sappia come si chiamano le varie parti che costituiscono i tasselli di un puzzle e non credo nemmeno che qualcun altro se lo sia mai chiesto. Siccome già son cose atte a formare una cosa più grande si da poca importanza alle loro componenti. E' la legge del più forte, in una delle tante sue sfumature.
Quindi ciccia, non funziona, it doesn't work, di lingue non ne so più, nemmeno in tedesco lo so dire, non posso giocare ad imitare Cortàzar, sono scarsa, non me la posso bulleggiare, ma tutto questo era per dire che quello che c'è non va e io penso a quello che non c'è e il presente non passa mai il futuro arriva che non te ne accorgi e il passato rimane sullo stomaco come la soia. C'abbiam la pancia gonfia.

martedì 17 agosto 2010


Son solo sola, solo sola.

lunedì 16 agosto 2010

"What she was wearing" by Denver Butson.

This is my suicide dress
she told him
I only wear it on days
when I'm afraid
I might kill myself
if I don't wear it

you've been wearing it
every day since we met
he said

and these are my arson gloves

so you don't set fire to something?
he asked

exactly

and this is my terrorism lipstick
my assault and battery eyeliner
my armed robbery boots

I'd like to undress you he said
but would that make me an accomplice?

and today she said I'm wearing
my infidelity underwear
so don't get any ideas

and she put on her nervous breakdown hat
and walked out the door.

Black book.

E' un inglese scorretto e spontaneo che viene dalla penna di qualcuno che inglese non è, quindi degli errori di grammatica non ce ne frega niente e io lo trascrivo tale e quale e mi piovono anche un pò gli occhi.

"Dear Sir or Madam,

My name is Bastian Krack. I´m 26 years old and i felt in love with a bird.
But listen it is not just a bird. It is a rondine Mulinella. Maybe she is a bird, which is a little bit difficult. She has good sides and bad sides. But in the hole univers is just one Mulinella. I accepted her as she is.

The bird showed me, my gridlocked life. There was nearly no movment in it. She also showed me all the facettes between black and white. Together we tasted the fruits of life. With her wings she took my hand and lead me to the bowl, where the jucies of life are.
She let me feel my body - my soul. Forgotten memories remainded.

I wishperd Mulinella things in her ears, which are just written down in a little black book. No creature knows about this side of Mr. Krack. So many things she showed to me and i tried the same to her.

I felt in love in the bird on the first day she flyed to me. She sang a lot of songs. Good songs - sad songs. I never asked her for reasons or made some cases against her.
So as she is i closed her into my heart.

"and now?" you will ask me? Oh sure the bird will fly away. Perhaps she will leave a broken heart. But you can´t catch a bird. It doesn´t work. A little spark of hope will be remain. Every day I will go to the window - open it - and then i will watch for her.

Perhaps she will come back one day. Perhaps I will find a place in a row of many people, which are every day watching for her on the window. I can´t say , why she sould come back to me and stay. Especially to me.

I just want that the little bird Mulinella knows, she will always has a open window at my house, will always has a nest. She can come when she want - stay how long she want.

Maybe somebody of you can tell it to her? It would be very kind of you.

Thanks a lot for your attention

Your

Mr. Krack

P.S. I hope she will find for what she is looking for!
P.P.S. She took care that I forgot the world around me."


"Dear Sir or Madam,

it´s me again, Mr. Krack. I´m still in love with the bird. I will tell you a stroy.
Mulinella left Munich on August 14th. Me too, but in opposite dircetion. My head was totally lame. So when i arrived Munich today again August 15th. The same platform on which Mulinella took off.
I get off the train - no air to breath. It was like a film in my head. I saw the scenes of her disappearance. Nails in my head - in my heart. The hole city was full of the scenes of last two weeks.

I arrived my house. Everything was like we left it. Crumbs of the midnightbreakfast on the table in the kitchen, the teethbrush in the bathroom, the leather jacket on the chair, blood on the bed. Even everything. But the bird was gone.

In that moment I realized it - no chance to escape with a train - I fall down on the floor - cried.

Dear Sir or Madam,

you see I´m still in love in the bird Mulinella. There are a lot of feelings, which are flowing through my body. Sadness - happiness and all between.
A wolf told me back in time "Sometime you need a little pain in your life, that you discover, that you are still alive."

So I´m sitting her. Have a 3rd breakfast today - alone. Of course I feel a little bit sad - bad, but I know that there is this beautiful bird Mulinella outside. Somewhere, anywhere. And I would be happy, if I will know, that I have a little place in her heart.

Thank you again for your attention

Yours

Mr. Krack"

Ferragosto.















Io non c'ho fatto niente a questa foto, questo colore da sbarba che gioca con photoshop è tutto naturale. Mi vien da pormi domande.