mercoledì 27 gennaio 2010

Se ritieni un mio post mediocre e "barri" la relativa casella, desidererei che mi lasciassi un consiglio riguardante un possibile modo attraverso cui migliorarmi, grazie.
Giuro che aveva un paio di occhi che mentre la sognavo immaginavo gia' di scrivere di lei.
Aveva di quelle iridi fatte di macchioline di colore incastrate, azzurre, nere, blu.
Solamente questo ricordo, insieme alle ciglia nere.
E' scientificamente provato che non sia possibile sognare visi che non abbiamo gia' avuto modo di vedere nella realta', e questo significa che quegli occhi esistono davvero, li ho gia' incontrati. Resta solo da capire dove.
Chi sei?
Tanya Dziahileva



E c'e' di nuovo tutta questa neve che fa in modo che io possa svegliarmi con le ciglia corte e baciarti e tornare a dormire. Le scuole sono chiuse e io ho smesso di non struccarmi per giorni in modo da non dovermi dipingere la faccia di nuovo ogni mattina. Ho immaginato che potesse nuocere alla pelle.
Sono proprio vuota di ispirazione in questi giorni.
Ho trovato lavoro, faccio foto.

giovedì 21 gennaio 2010

Questa mattina avevamo il sonno in bocca e ho deciso che non mi sarei alzata e ho lasciato andare ogni progetto e ho fatto incubi, incubi per tutta la durata della mattinata, in cui dovevo scegliere di nuovo, come sempre, e concludevo il tutto uccidendo la ragazza che frequentavo per seguire te che ti trasferivi a Bologna, con l'accademia, con quattro Pantoni in tasca e della carta per tovaglie da agriturismo su cui disegnare.
Non sapevo come spiegarle quello che provavo e allora l'ho uccisa.
Non so come spiegare a me stessa quello che provo e certe volte la soluzione mi pare cosi' ovvia e brutale.
Vorrei solo arrecare meno danno possibile.

Cherrobba.

Ah, sempre un emozione scoprire novita' attraverso la rete.
Del tipo che ti fai un giro su Blogspot per leggere un paio di blog e trovi la gente che parla del suo sabato sera in giro per discoteche e che descrive quanto in quei momenti avrebbe fatto volentieri un pompino al tuo ragazzo. Che e' il mio ragazzo, poi? Su facebook ho scritto "relazione complicata", ma sempre di quello si tratta.
Comunque si, cita il nome del tuo uomo e scrive "quanto avrei voluto potergli fare un pompino!".
E chi lo scrive e' di sesso maschile. Interessante.

mercoledì 20 gennaio 2010

Trattenere il respiro tra mura di cartongesso, e' l'abitudine della nostra generazione.
Eccetto pochi fortunati eletti. Autoeletti dalla propria capacita' critica.

Con gli spilli che ci pettinano i capelli e la ghiaia nelle scarpe ci rendiamo lentamente conto che hanno blindato le porte grazie alla nostra indifferenza, e abbiamo ancora il coraggio di urlare parole vuote e tentare di indovinare le combinazioni delle casseforti, senza porci il problema di eliminare le cause del nostro essere ladri. Del nostro rubare a noi stessi.
Abbiamo il naso che non riconosce piu' gli odori e i vetri di ghiaccio alle finestre.
Tutto cio' che faccio e' utilizzare a vuoto ogni strumento, in quanto le mie azioni sono prive di un fine premeditato. Noi, con gli ombrelli che quando si passa sul marciapiede rimangono incastrati tra le cancellate e i pali.
Ho gli occhi color capelli e i capelli arancioni e studio design del prodotto in un modo che annienta ogni giorno la mia creativita' e vorrei solo fare foto, invece. Masochismo di convenienza.

venerdì 15 gennaio 2010

R.


Ma pensate che io convivo con questo qua, ahah.

giovedì 14 gennaio 2010

Vorrei avere la pazienza e la capacita' di rassegnarmi che avete voi disillusi, per riuscire finalmente a dormire.

E' come svegliarsi ed ogni giorno e' lunedi', e' come quando i pacchi di pasta sullo scaffale sono tutti vuoti per meta' e non riesci a farti il piatto, oppure quando l'unico che ne contiene abbastanza e' pieno di moscerini perche' aperto da un po'.
E' il solito incubo in cui esci di casa senza accorgerti di non esserti messo i pantaloni,
e' come quando studi e prendi tre e non studi e prendi sei.
Come quando ti svegli cinque minuti prima del suono della sveglia.
Come quando perdi l'ultimo autobus.
Cosi' e' la mia vita ora.
Inizio a pensare che il mio continuo senso di nausea non sia altro che una reazione psicosomatica dovuta al mio disgusto nei riguardi della societa'.
Poi ho sempre freddo, sara' che non ho un posto mio nel mondo. E sara' che sono sottopeso di undici chili.

lunedì 11 gennaio 2010

Omosessualita' e mentalita' occidentale.


Facendo un giretto per la rete ho trovato questo. Simpatico, si, ma fa pensare.
Le 10 ragioni per dire No al matrimonio gay:
1. Essere gay non è naturale. I veri italiani rifiutano ciò che è innaturale, come gli occhiali, le scarpe, il poliestere e l'aria condizionata.

2. Il matrimonio gay spingerà le persone a essere gay, allo stesso modo in cui far andare in giro persone alte vi fa diventare alti

3. Legalizzare il matrimonio gay aprirà la strada a ogni tipo di stile di vita folle. Le persone vorranno sposare i propri animali domestici, perché ovviamente un cane ha una personalità giuridica e i diritti civili per sposarsi

4. Il matrimonio eterosessuale esiste da moltissimo tempo e non è mai cambiato minimamente le donne sono ancora una proprietà del marito, le nozze sono decise dai genitori, il padre ha diritto di vita e di morte sui figli, i neri non posso sposare i bianchi e il divorzio non esiste

5. Il matrimonio eterosessuale perderà valore se sarà permesso anche ai gay di sposarsi. La santità dei sette matrimoni di Liz Taylor verrebbe distrutta

6. I matrimoni eterosessuali sono validi perché sono fertili e producono figli. Le coppie gay, quelle sterili e le persone anziane non devono potersi sposare, perché i nostri orfanotrofi sono vuoti e il mondo ha bisogno di più bambini

7. Ovviamente i genitori gay tirerebbero su figli gay, proprio come da genitori eterosessuali nascono soltanto figli eterosessuali

8. Il matrimonio gay è vietato dalla religione. Dunque in una teocrazia come la nostra i valori di una religione devono essere imposti all'intera nazione. Ecco perché in Italia c'è una sola religione e tutti i bambini devono essere battezzati alla nascita

9. I bambini non saranno mai sereni ed equilibrati senza un modello maschile e uno femminile a casa. Per questo nella nostra società quando un genitore è da solo, o perché è vedovo o perché è stato lasciato, gli vengono tolti anche i figli.

10. Il matrimonio gay cambierà i fondamenti della nostra società e noi non potremmo mai adattarci alle nuove norme sociali. Proprio come non ci siamo mai adattati alle automobili, al lavoro in fabbrica e all'allungamento della vita media.


Probabilmente dieci punti come questi potrebbero tranquillamente mettere in crisi molte di quelle persone che parlano per sentito dire, perche' omofobici latenti (cosa che mai ammettono) e senza essersi mai informati e documentati; quel genere di persone con cui ci si ritrova spesso a parlare, di questi tempi in cui la cosa e' sulla bocca di tutti, e che tirano fuori il solito discorso relativo al bisogno, da parte dei figli, di figura maschile e femminile, al fatto che l'omosessualita' sia contro natura, eccetera.
Vorrei farvi notare che esistono tribù, in numerosi ed eterogenei paesi, dove in seguito alla fecondazione il ruolo del padre diviene completamente assente e i figli vengono esclusivamente allevati e cresciuti dalla comunità femminile, non entrando per nulla in contatto con i propri padri. Solo al raggiungimento dell'eta' adulta essi raggiungono gli uomini della tribu', i cui villaggi sono situati lontani da quelli abitati dalle donne.
Non solo, quindi, è completamente assente una figura maschile in qualche modo paterna, ma è "confusa" anche quella della madre, in quanto il figlio, una volta nato, viene allevato dalla comunità senza una figura predominante che ricopra il ruolo materno. Ciascun bambino è figlio di tutte le donne.
A questo punto è importante sottolineare che i ragazzi, nonostante queste diverso sfondo culturale e sociale, crescono e vivono pienamente equilibrati e senza problemi di integrazione nel tessuto sociale della tribù d'appartenenza.
Questo cosa sta a significare?
Semplicemente volevo sottolineare il fatto che la concezione di famiglia a cui noi italiani facciamo riferimento non e' altro che qualcosa di relativo semplicemente alla societa' occidentale e ormai cosi' radicato in noi semplicemente perche' facciamo parte di quest'ultima, ma non per questo più o meno legittimo, "naturale" o superiore.
Cio' che l'essere umano, da sempre, fa piu' fatica a metabolizzare e' il cambiamento, in ogni ambito; ma bisogna imparare a concepire l'idea che l'universo, la terra e quindi anche la societa' siano in continua trasformazione. Come il nostro corpo si e' evoluto per adeguarsi alle nuove condizioni di vita in avvento negli anni, cosi' anche la nostra mentalita' (sempre piu' restia al cambiamento) deve imparare a modificarsi a seconda delle nostre esigenze, di ogni tipo.
Ad esempio, se andassimo ad analizzare la situazione relativa ai nuclei familiari italiani, raramente troveremmo il tanto sospirato ruolo madre-padre che tutti quanti vanno reclamando. Al suo posto affiorerebbero famiglie allargate, figli cresciuti dai nonni, madri sole e quant'altro.
Personalmente, non credo che esista un criterio che definisca a priori chi sia in grado di far crescere serenamente e in maniera equilibrata un figlio, tantomeno penso che l'omosessualita' possa pregiudicare la capacita' di due individui di educare un bambino.
Chiaramente, come prima importante questione, dobbiamo prendere in considerazione il "bene" del bambino, il quale, vittima del pregiudizio nei confronti degli omosessuali che caratterizza il nostro paese (anche a causa della presenza del Vaticano), potrebbe trovarsi a far fronte a situazioni di vero e proprio disagio sociale, in quanto figlio di genitori dello stesso sesso.
Ma non credo che la scelta giusta sia di rinunciare al sogno di molte coppie di avere un bambino per colpa della mentalita' bigotta della societa' di cui facciamo parte, bensi' bisognerebbe impegnarsi per eliminare tali discriminazioni alla radice.
Fino a che gli stessi diritti delle coppie eterosessuali non varranno anche per quelle omosessuali, di sicuro un operazione simile non potra' mai dare frutti, in quanto e' chiaro che non vengano considerate alla pari.
Quindi, fino a che matrimonio e adozione non verranno consentiti alle coppie omosessuali di tutto il mondo, non potremo negare che esista una discriminazione nei confronti di quest'ultime.
Ero distesa a guardare le pareti sdoppiarsi e a pensare che non ero sicura che avrei visto stelle quella notte in quanto troppo impegnata nel tentativo di costringere i miei occhi a rimanere chiusi mentre a pochi chilometri qualcosa mi aspettava ed era qualcosa di cui non potevo fare a meno ma che non avevo la possibilita' di raggiungere.
Ero al centro di una stanza con disegnato un cielo sulla parete sinistra in modo da far sembrare di non aver bisogno mai di uscire perche' c'era tutto ma in realta' si trattava solo dell'ennesimo tentativo di chi sta piu' in alto di illuderti che vada tutto bene e d'altronde lo sappiamo, lo sappiamo, la crisi non c'e', ce la stiamo solo immaginando.
Avevo il trucco sfatto e le labbra gonfie di morsi di una notte appena trascorsa in cui avevo pregato per la mia incolumita' e alla fine la macchina si era schiantata lo stesso contro un muro e i vetri erano andati da tutte le parti e i miei zigomi pulsavano.
Le mani erano fredde di un freddo di gennaio e di quarantasei chili che cercavano una posizione comoda sul sedile di un'Opel Corsa spenta alle sei e trenta di mattina con un paio di Superga di ghiaccio, il culo ammaccato.

Andare a dormire alle otto e svegliarsi seriamente solo alle diciassette. Ore buie di notti e mattine di giovani impotenti ed imprudenti e la noia delle piccole cittadine e il futuro che non arriva mai.

Non vedo futuro.

Avevamo gli occhi gonfi di un buio che irrorava le iridi e un secolo di storia appena chiuso alle spalle.
Ogni mattina cerco un motivo per rifarmi il trucco e non lo trovo. Ogni mattina mi dipingo gli occhi.
Risvegli paradossali di un'esistenza in cui l'unico obiettivo e' sopravvivere.

venerdì 8 gennaio 2010

E sapessi quanto buio ho ingoiato per far diventare la mia pelle cosi' chiara.
Disegnate sulle nostre pareti, le nostre aspirazioni,
i nostri dèi crocifissi ai muri delle nostre stanze con pezzetti di carta adesiva che non fanno altro che cedere e tutte quelle facce diventano pavimenti su cui cammino su cui respiro e diventano strada, strada che corre tra noi, che non siamo figli dello stesso Dio ma di due fratelli che non si sono incontrati mai. Tu hai imparato la pazienza, io la sopravvivenza.
E le nostre tazze sporche tra le coperte e i mozziconi che diventavano cenere anche quando noi ancora non bruciavamo tabacco. Scorre, tutto quel sangue contaminato da manciate di neve sporca e flebo di indifferenza, bombole a monossido di carbonio. I miei alibi e i tuoi sguardi di legno di occhi che non hanno mai respirato e quelle labbra che baciarono le mie mani prima della fine.
Ci siamo dedicati pagine bianche.

giovedì 7 gennaio 2010

La nostra tivvu'.

L'altro giorno mi e' capitato di guardare la TV, dopo moltissimo tempo.
Sono capitata su Rai Due, dove davano "Italia sul Due" e si chiacchierava del tipo di TV che gli italiani desidererebbero e venivano intervistati alcuni passanti in qualche grande citta'.
Le risposte variavano molto tra loro, non corrispondevano alle statistiche e in studio si scatenava il dibattito, fino ad arrivare a parlare del ruolo della donna nella televisione italiana.
TADAN.
Si e' arrivati a mettere a confronto Milly Carlucci e Belen Rodriguez (con foto di quest'ultima ben esposte sui teleschermi, con indosso improbabili shorts di jeans) e c'era chi sosteneva che la donna non fosse sfruttata, bensi' scegliesse da se' il proprio ruolo valutando le proprie capacita',
prendendo la Carlucci come esempio di grande conduttrice e riconoscendo le doti che hanno spinto la Rodriguez a diventare showgirl. Ad ognuno cio' che si merita, insomma.
Altri ritenevano, invece, (e credo proprio che ci avessero visto giusto) che una come Belen non fosse altro che la perfetta figlia della TV degli ultimi anni, il cui fine ultimo non e' di creare programmi di qualita', ma programmi che portino audience e guadagno e, si sa, qualche centimetro in piu' scoperto non fa altro che migliorare le cose in questo senso. (Primo di tutti se ne rese conto, molti anni fa, il buon vecchio miracolato di Arcore, le idee che piu' fruttano sono sempre le sue, quanta stima!)
Ma analizziamo un minimo la questione e l'assurdita' del paragone.
Non credo sia difficile notare che tra Carlucci e Rodriguez corra una differenza d'eta' non da poco: si tratta di trent'anni esatti, parliamo di due generazioni differenti e di una ragazza, Belen, nata a meta' degli anni ottanta e cresciuta con la tv del Primo Ministro italiano Silvio Berlusconi, proprietario di Mediaset, la più grande azienda televisiva privata d´Italia.
Ora chiediamoci come mai, dalla TV degli anni zero, siano nate molte piu' showgirl che grandi conduttrici; Come mai cosi' tante ragazze che presentano determinate qualita'? (Ad ognuno il proprio ruolo, no?)
Probabilmente, avendo riconosciuto che l'unico modo per barcamenarsi nella societa' odierna e' contare su un'ampia disponibilita' economica, ritengo del tutto normale, per i giovani cresciuti in questi anni, un comportamento che miri a cio'.
Dieci spettatori in piu' per ogni centimetro quadrato di coscia scoperto in piu', ogni paio di bulbi oculari incollato allo schermo e' un mazzo di bigliettoni che va ad aggiungersi in tasca, ogni goccia di bava di un settantenne in poltrona davanti a vestitini minimali ed improbabili balletti visibili in fascia protetta ogni sera, comodamente seduti in poltrona, diventa una goccia di Perrier Jouet Belle Epoque al prossimo festino in piscina.
Non mi stupisco e non condanno questo modo di agire, in quanto si tratta solamente di diversi modi di tentare di sopravvivere a questi anni cupi e a queste metodiche che non accennano a modificarsi e credo che tali resteranno fino all'implosione dell'intero pianeta.
Chissa' se, come il No Future sosteneva, riusciremo a ricostruire sulle nostre macerie o, troppo stanchi, preferiremo buttarci via.

Notti di amanti.

Ci siamo guardati bene dal decidere ma abbiamo saputo respirare della nostra musica nel bel mezzo di un'interruzione di corrente che comprendeva l'intero cosmo, un blackout universale durante cui l'unica luce accesa era quella sul nostro comodino e le uniche voci che si potevano udire erano parte di una canzone composta di parole inventate e suoni asimmetrici che coprivano affannosamente il rumore di centimetri e centimetri di cellule d'epidermide che si strofinavano, comprimevano, brancicavano. E tornava la luce.

Irrazionale.

Le ultime ore degli anni zero le ho passate dormendo, perche' un anno non conta come lo termini, ma come lo inizi, e sara' questo che raccontero' ai figli che non avro'.
Noi siamo gli adolescenti degli anni a doppio cerchio. Compiro' la maggiore eta' nell'anno dieci e di questo parlero' alla Ginevra che non nascera' mai.
Mi saranno cresciuti i capelli e li avro' accorciati di nuovo, come quella volta che al mio tentativo di convincerti che avevo acquistato stabilita' tu mi hai risposto che tra poco avrei desiderato tagliare i capelli. Erano lunghi, ricci.
Due settimane dopo mi sono fatta un caschetto stirato, cortissimo e di nuovo tu avevi sempre ragione e io non sono stabile e non lo saro' mai.
La natura ha avuto cura di distribuire in me una dose di irrazionalita' direttamente proporzionale alla mia pigrizia, in modo da non farmi esagerare nel compiere gesti assurdi, frenata dalla poca voglia di movimento.

Fluorescenti adolescenti degli anni da zero a nove.

Ho chiuso i tanto chiacchierati anni zero andando a dormire alle ventidue e trenta e dando fine per sempre ai rapporti con qualcuno. Cio' implica che a breve tornero' a lavorare, ma questa volta di sera, e cambiero' casa. Per la quattordicesima volta.
Gira che ti rigira siamo tutti uguali, tutti a scrivere nel proprio blogspot che siamo grassi e quest'anno vogliamo dimagrire, anche se pesiamo quaranta chili, tutti a far chiacchiere sugli anni zero perche' fa figo dire "anni zero", tutti nostalgici del Sessantotto ma che il Sessantotto non l'abbiamo vissuto, tutti che ci facciamo le canne e ogni tanto lo tiriamo fuori tra le righe perche', sebbene ormai sia la prassi per ogni giovincello, ci sentiamo ancora trasgressivi.
Tutti che amiamo la fotografia.
Ah, dimenticavo, a tutti ci piace la musica indipendente.

Ma quello che volevo dire, con questo, e' che lo riconosco e mi sento del tutto banale nelle mie metodiche; il problematico, quello che nella vita si trovera' male, e' chi crede di essere originale attraverso tutte queste abitudini che ormai danno la nausea.