lunedì 11 gennaio 2010

Ero distesa a guardare le pareti sdoppiarsi e a pensare che non ero sicura che avrei visto stelle quella notte in quanto troppo impegnata nel tentativo di costringere i miei occhi a rimanere chiusi mentre a pochi chilometri qualcosa mi aspettava ed era qualcosa di cui non potevo fare a meno ma che non avevo la possibilita' di raggiungere.
Ero al centro di una stanza con disegnato un cielo sulla parete sinistra in modo da far sembrare di non aver bisogno mai di uscire perche' c'era tutto ma in realta' si trattava solo dell'ennesimo tentativo di chi sta piu' in alto di illuderti che vada tutto bene e d'altronde lo sappiamo, lo sappiamo, la crisi non c'e', ce la stiamo solo immaginando.
Avevo il trucco sfatto e le labbra gonfie di morsi di una notte appena trascorsa in cui avevo pregato per la mia incolumita' e alla fine la macchina si era schiantata lo stesso contro un muro e i vetri erano andati da tutte le parti e i miei zigomi pulsavano.
Le mani erano fredde di un freddo di gennaio e di quarantasei chili che cercavano una posizione comoda sul sedile di un'Opel Corsa spenta alle sei e trenta di mattina con un paio di Superga di ghiaccio, il culo ammaccato.

Andare a dormire alle otto e svegliarsi seriamente solo alle diciassette. Ore buie di notti e mattine di giovani impotenti ed imprudenti e la noia delle piccole cittadine e il futuro che non arriva mai.

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