venerdì 30 luglio 2010

Il ventiquattro luglio.
Ci siamo svegliati all'una di pomeriggio abbastanza abbracciati con un altro tizio che dormiva sull'altro letto senza cibo in casa e con la fame negli occhi e un cielo bluissimo. E abbiamo ascoltato gli Ex-Otago che ci dicevano do you wanna potatoes and veggies, and I give you harmony e mi son fatta una canna e son tornata a dormire e son diventate le due e c'era il mare ma non l'abbiamo guardato nemmeno un pò e io scrivevo lacrime a biro.
E quest'ultima è una citazione.

Noi vermini, correre a daunlodare.

Non posso non dare la notizia qui sul mio Blogspòt:
Son arrivati i famosi quattro pezzi nuovi dei Verme, e da bravi vermini dobbiamo andare a daunlodarceli e ad intontirci con queste quattro nuove tracce mentre ci sciogliamo sulla strada per la riviera in questi pomeriggi di luglio che sbrodola il suo ghiacciolo alla menta sui primi giorni di agosto.
Insomma, c'era chi mi diceva di essersi fatto tragitti tipo Forlì-Marzolo ascoltandosi solo "Mongagna", era ora di avere qualcosa in più tra le mani.
Prima di ascoltare, mi son letta chiaramente i testi e quello che mi è rimasto stampato in testa è stato quello di "Gatto gatto gatto", che ad un certo punto dice così "Tu non buttarti giù / lascia ai gatti il cadere sempre in piedi / e anche se la neve ha coperto quasi tutto / anche se la neve è caduta soprattutto / questo posto fa cacare / ma tu lascia ai gatti il cadere sempre in piedi / e il morire via da casa."
Questi ragazzi sanno proprio dove andare a colpire per ipnotizzarci.
In più, il quattro settembre, una combo da non perdere qui nella mia infelice città che però ha partorito tanti grupponi negli anni. Guardate qua:

Verme, Distanti, Ed e Marnero, avete letto bene. Io ci sarò con la mia Chènon e il blocknotes e spero di vedervi tutti lì.
Poi il giorno del mio compleanno suoneranno all'XM24 a Bologna, e io ci sarò, e sarò gasata come una sbarba panc, e sarà il giorno che compirò diciott'anni, e se dopo tutta questa pubblicità che gli faccio non mi dedicano una canzone, piango. E gliel'ho detto.

giovedì 29 luglio 2010

Azioni.

Oggi succede che piove ed è davvero bellissimo e io ho un treno prenotato per domenica mattina, sarà Forlì-Bologna, Bologna-Monaco, chiacchiere con le vecchie nelle cabine dei vagoni che puzzano di fondotinta in tubetto.
E così ci sono tutte quelle cose da fare e da sbrigare tipo le valige, staccare le prese, lavare i calzini, che la Germania è cold. In borsa mi metto un libro di cinquecentoventitrè pagnie, un disco dei Raein, un maglione rosso, skinny a vita alta, mocassini, stringate, spazzola tonda, piastra per capelli e macchina fotograficona.
Dice il mio amico Julio che ha scritto quel libro di cinquecentoventitrè pagine, che in ogni atto è insita l'ammissione di una carenza, di qualcosa non ancora fatto che era possibile fare, l'accettazione della pochezza del presente. E io devo dire che quando sono entrata dentro questo concetto, son rimasta un pò scombussolata. Le sigarette dell'insonnia han smesso di bruciare e ho lasciato andare le palpebre, che se lo meritavano, che della pochezza dell'"ora" avevo già dato prova abbastanza. Dormire mi pareva una giusta protesta, anche se andando ad analizzare con occhio desideroso di sciorinate filosofiche, possiamo notare che l'atto dell'addormentarsi presume uno stato di stanchezza e il tentativo di colmare con quest'azione il bisogno di riposo.
Dice sempre Julio che siamo convinti che la somma di questo tipo di azioni, di qualunque tipo di azioni, possa realmente equivalere ad una vita degna di questo nome. E a me vengono i brividi, come quando passa la morte.
E non ho più voglia di fare la valigia.
Litighiamo come i gatti, sui tetti, di notte, le botte.

mercoledì 28 luglio 2010

A.

-"Nik, facciamo un'orgia.
Solo io e te, però."

-"Non vale, così non è un'orgia."

-"Si invece, io e te valiamo più di uno.
Valiamo cento.
Valiamo centomila."

A te.

Pezzo di stronzo, t'auguro che la vita per te sia solo un circolo produci-consuma-crepa, t'auguro di sentirti di non essere, t'auguro d'amare qualcuno che da te scapperà.

martedì 27 luglio 2010

Quello che credo qualcuno potrebbe raccontare.

Era un'estate come questa che m'innamorai di lei, ed era un inverno come quello che sta arrivando che spazzò via tutto.
"Con la Maga parlavamo di patafisica fino all'esaurimento, perchè anche a lei capitava (e il nostro incontro consisteva anche in questo e in altre cose oscure come il fosforo) di cadere continuamente in eccezioni, di trovarsi fino al collo in cose che non erano di tutti, e questo senza disprezzare nessuno, senza sentirci dei Maldoror in liquidazione o dei Melmoth privilegiatamente erranti. Non mi pare che la lucciola si attribuisca maggior importanza per il fatto incontrovertibile d'essere una delle meraviglie più spettacolari di questo circo, e tuttavia è sufficiente supporre in essa una coscienza per capire che ogni volta che le si accende il pancino l'insetto di luce deve sentire come un solletico di privilegio. Nello stesso modo la Maga era felice di tutti gli inverosimili guai in cui si trovava fino al collo per via del fallimento d'ogni legge nella sua vita. Era di quelle che fanno crollare i ponti quando li attraversano, o che ricordano fra strilli e pianti di aver visto in una vetrina il biglietto della lotteria vincitore dei cinque milioni."
Fu un'estate bagnata che persi il conto dei giorni e scivolai nella sua trappola caotica e dai mille visitatori, come fosse un museo, fu quell'estate che sono morta.
Avevo diciott'anni ed era la prima volta che vedevo il mare
e come fai, dimmi, come fai, a non restarne impressionato.

E poi ci affogai.

"Altre volte, però, proseguivamo fino alla Porte d'Orléans, conoscevamo sempre meglio i prati oltre il boulevard Jourdan, dove qualche volta a mezzanotte si riunivano quelli del Club del Serpente per parlare con un veggente cieco, paradosso stimolante. Lasciavamo le biciclette per strada e c'inoltravamo un pochino fermandoci a guardare il cielo perchè quella è una delle poche zone di parigi dove il cielo è più importante della terra."

"Mai ti portai a farti leggere la mano da Madame Léonie perchè forse ebbi paura che scorgesse nella tua mano qualche verità su di me, perchè fosti sempre un terribile specchio, una spaventosa macchina di ripetizioni, e ciò che chiamavamo amarci fu soltanto che io ero in piedi davanti a te, con un fiore giallo in mano, e tu reggevi due candele verdi e il vento soffiava contro i nostri volti una lenta pioggia di rinunce e addii e biglietti di metrò."

E' Cortàzar.

lunedì 26 luglio 2010

Esci di qui.

Ricerca.

Cazzo, ma ci siamo o ci facciamo? Nel mio caso ci facciamo, poi si dorme tutto il giorno con il portatile che ribolle appoggiato sulla pancia e con un disco ascoltato mille volte dei Venezia in loop.
Copiatevi questo link e sentitevi anche questo gruppaccio, va, anche se si con già sciolti da un pezzone, tipo la loro maglietta ora mi arriva sopra l'ombelico: http://www.myspace.com/venicescenario
C'è la numero due che si chiama "Ricerca" e che dicevi che parlava di una coppia, secondo te, che raccontava l'intera storia da quando si incontrano a quando si baciano a quando fanno l'amore a quando litigano a quando si tira-e-mollano a quando ritornano a quando se ne vanno a quando si lasciano per sempre ma sanno che è stato intenso. E tutte queste cose me le dicevi mentre eravamo stesi sul mio letto dove adesso non dormo più perchè mi spaventa, dormo nell'altra stanza sempre nella mansarda che non ci sono tutte quelle parole sui muri
e mi sento meglio.

G, al solito.

La realtà dei fatti è che mi sarebbe interessato molto condividere pensieri e vedere posti e costruire case e fare cose, ma la verità è che lui non era disposto a prendersi cura delle voci che ho dentro la testa che son talmente tante da essere impossibili da contare. E nemmeno a baciare via il fumo dalla mia bocca.
A uno che alla tua decisione di non incontrarsi mai più risponde "Amen", che cazzo altro puoi dire?

Amen.

Vai su questo sito qui www.myspace.com/verme666 e ascolta la seconda di queste canzoni, che poi capisci.



"Siam belli da vedere insieme, no?"

domenica 25 luglio 2010

RipensaCi.




Ripensaci.
Nel senso di pensa a noi un'altra volta, nel senso di pensaci di nuovo. E "ci" sta per il complemento oggetto.

Tu sei qui e pensi a me e lo so perchè questa canzone ti starà sembrando che parli di noi. Sono certa di questa cosa e so che la stai ascoltando e ci immagini come protagonisti della storia mentre io penso a te che ti dedichi a così patetici pensieri che ricordano il mio cinismo davanti alle tue lacrime.
Smetti di guardarmi.
Ma ripensaCi.

giovedì 22 luglio 2010

Ci sono certe facce

Ci sono certe facce che mi viene voglia di immaginarci una vita insieme
e le incontro al supermercato o in stazione e penso ad un noi improvvisato in una casa in Norvegia, alle mostre d'arte a nostro figlio alla nostra auto blu alla nostra meta vacanze,
di un noi di un momento, di uno sguardo.
Le guardo, sorrido, e ho in mente i nostri mobili nel nostro appartamento, poi non le incontro mai più.
Ci son certe facce che mi viene voglia di immaginarci decisioni prese insieme e cani adottati al canile.
A volte ho quasi la tentazione di dire ciao ti offro un joint e un decaffeinato, decaffeinato perchè soffro di tachicardia, ti va di provare a scegliere le tende all'Ikea con me? Vorrei che nostro figlio si chiamasse Василий, proprio così, scritto in cirillico e credo di potermi permettere di scegliere il nome in quanto devo espellerlo dalla mia vagina e se non ti va possiamo mettergliene anche un secondo, che lo decidi tu, nella lingua che piace a te, a me piace anche il francese ad esempio, vorrei che lo concepissimo in Norvegia in una casa di legno una mattina alle cinque e zerodue e vorrei che avesse un pò della tua faccia che mi fa figurare futuri in testa, a me che mi annoia tutto.
Ciao grazie di tutto volevo solo renderti partecipe di queste immagini e non vorrei che ci facessimo male, che ci macchiassimo i reggiseni nuovi con i cuori sbucciati, a mai più.
Ci sono certe facce che vorrei anche preservarle dai mali che verranno.

Invece non apro bocca e passo avanti.

mercoledì 21 luglio 2010

Dodici ore, un giorno.

Aveva la schiena a righe di fili di luce che entravano dalle tapparelle abbassate delle sette di sera e gli occhi che si facevano di cielo e i capelli di grano quando voltava il viso verso la finestra. Il letto atemporaneo bianco nella sua stanza vuota, il vestito chiaro appeso alla chiave dell'armadio, pallida di cipria, nuda.
Non l'ho capita mai e un pò mi fa rabbia. La vedo passare ogni tanto per queste strade e la guardo e non ricordo il motivo di tutto, che forse nemmeno c'era.
Sbriciolarsi, ricomporsi, luglio.
"Mascara stains our last night bed" dice Nate.
(Gruppi della seconda ondata d'emo in Italia che ascoltavamo tanto quando eravamo sbarbe, quando avevo ancora delle amiche sbarbe. Un momento, sono ancora una sbarba. Ma non ho più amiche.)
Allora questa mattina ho guardato le lenzuola ho guardato le mie gambe ho guardato le lenzuola ancora ho guardato il posacenere ho guardato lui e non li avevo visti tutti quei tatuaggi, prima, gli ho detto mascara stains our last night bed e quello che ti resta di me è una maschera e tre filtri di Winston blue cento's. Non credo mi abbia ascoltata. Mi sono messa un paio di pantaloncini da basket e mi ha accompagnata a casa con i tacchi che li tenevo in mano per i lacci i capelli ricci la schiena storta i piedi scalzi.
Non ci rivedremo più.
Ho svegliato V. alle quattro e mezza e ho fatto su un joint,
ho fumato il joint, gli ho dato un bacio e abbiamo dormito abbracciati e tachicardici.

lunedì 19 luglio 2010

Se fossi maschio mi farei un sacco di figa.

In questa città non è in uso tra la gente rispondere agli sms in tempo da far andare a buon fine i propri progetti, insomma si chiede alle dieci usciamo si risponde alle dieci meno cinque si usciamo e io impiego un'ora e ventisette minuti per lavare capelli asciugare piastrare truccare eliminare sopracciglia in eccesso indossare pantaloni a vita alta magliette con spalline imbottite scarpe stringate. Allora cazzo. Okay che sono lenta son fighetta okay che secondo te sto meglio con i capelli a lato e allora non c'è bisogno di piastra ma, cazzo!
Un pomeriggio di metà luglio assorbo racconti di gente che mi piace come scrive e ne ripropongo le brutte copie, qui, guardo il bicchiere incrostato i bicchieri incrostati i cucchiaini gli accendini i vestiti sporchi le coperte di lana ancora sul letto i disegni del mio ex ancora sui muri sui fogli volanti sugli armadi sui rotoli di carta igienica sulle magliette, mostri dai cazzi enormi blasfemia città vuote santi e ballerini e pompini e ragazze dal caschetto arancione. Tantissime ragazze dal caschetto arancione che fanno le modelle sui fogli di carta e che fanno qualche pompino ogni tanto e hanno le occhiaie perchè a certi ragazzi piace così, e si vestono di blu sempre per lo stesso motivo, ma solo sulla carta.
La cenere sui copriletti è l'unica costante nella mia esistenza, conseguenza immediata dello sbrasare nei bicchieri quelli lunghi, da cocktail, da stesi sul letto.
L'ultima volta sono scesa da una macchina e non so più niente di te da quel momento. Mi hanno detto che è tornata la Vespa che hai perso il cellulare che sei a Venezia che non torni mai più che arriva tua mamma per aiutarti a traslocare che devo venire a prendere le mie cartacce e il mio libro di tedesco e il mio libro di arte, quello dove c'è Morris, la carta vincente.
Lo dicevo l'altro giorno mentre facevo il bagno nelle alghe, se fossi maschio mi farei un sacco di figa, con tutte le puttanate che dico blabla art nouveau età vittoriana new gotico rivoluzione industriale Morris Arts&Arafts Millais Dante Gabriele Rossetti realismo Courbet romanticismo tedesco avanguardie neoclassicismo fisica quantistica fotografia teoria dei colori Saudek Elliot Erwitt Giacomelli Thomas Ruff Francesca Woodman Irving Penn Henri Cartier-Bresson Jeanloup Sieff Determeyer Cy Twombly Hirst Polke Mueck Gober. Con le mie chiacchiere potrei saper gestire bene anche un pene minuscolo, me la bullerei un sacco.
Ma sono solamente una diciassettenne femmina media logorroica e questa città non mi vuole più forte, anzi, non mi vuole affatto.

giovedì 15 luglio 2010

Campo di senape.

C'è questo giardino in cui c'è una stradina con i rovi che collega al bosco che collega al fiume e una volta c'era un campo di senape era alta più di me, non so se quanto te, credo che ti ci avrei portato, avresti guardato i fiori in faccia, senza bisogno di piegare le ginocchia, le api che se li scopavano, saresti stato un guardone di petali gialli sotto il sole di un maggio duemilasei in cui io avevo i capelli lunghissimi, lunghissimi.
Avresti avuto diciassette anni e saremmo stati magri come disadattati, vestiti di nero anche con quaranta gradi per mantenersi sempre abbastanza panc.
C'è questo giardino in cui c'è una stradina che abbiamo percorso graffiandoci con i rami secchi al buio completo succhiando ghiaccioli alla menta che facevano schifo avendo paura di tutti i rumori l'ultima notte che ti ho parlato e ti ho detto ciao, parto, ci vediamo tra sette giorni esatti e quel settimo giorno non è mai arrivato.
C'è questo campo di senape dove la senape non c'è più ed era troppo nero per vederci, non c'erano lune, torniamoci di giorno. e il sole del giorno dopo non è mai sorto.
C'è questo bosco in cui ho sprecato suoni per mantenere vive conversazioni che non avevano inizi ma solo infiniti tempi morti pieni di parole evaporate e di sorrisi al buio, che non hai saputo vedere e che non vedrai mai, di labbra ricoperte di rossetto e ciglia ricoperte di mascara che rimane sulle lenzuola della notte scorsa senza aver avuto nemmeno il tempo di asciugarsi,
che senso ha, dimmi,
dipingersi il viso per poi buttarsi nel buio, pettinarsi i capelli per poi strapparli,
per svegliarsi con addosso mille segni di notti che non hanno lasciato nessun segno.





stortosfocato.

Camera da letto notte mare.

Disco degli Altro viola porpora poster Marlene nero comodino Oceano Mare Baricco
sposiamoci con il mare dello stesso colore di questo armadio del dizionario d'inglese dei cassetti dello smalto sulle unghie. Sposiamoci con il mare una notte ad Amsterdam che ho appena compiuto diciott'anni e il delirio di onnipotenza si affianca alla mia attrazione per le forme circolari.
Mi sposo con i tuoi occhi castani come il mare.

Post inutile.

Siamo seduti tutti in fila e ognuno si fa il suo viaggio. Scegli il tuo campo artistico. Guardo la reflex, guardo il comò, guardo la reflex, prendo un libro. E' di Andreoli. Leggo sul retro della copertina. "Ricordati che non c'è gioia nella droga", credo non sia la scelta adatta per il momento. Tre di noi suonano, uno vomita, io scrivo. Leggo delle citazioni di Brondi sui muri, cazzo, siamo già a questi livelli. Un poster di Baronciani, andiamo già migliorando. Scrivo un sms ad A, penso alle sue ciglia, penso se usa il mascara, non me lo ricordo.
Mi si ferma un attimo la pancia, non sembro più viva, magari siamo morti. Magari.
Abbassi lo sguardo quando mi vedi, mi accendo quattro sigarette di seguito.

Uno due quattro sei.

Chissà con quanti ci sei stata, qui.
Ti dico solo tre persone mi dici io a casa ho portato solo due ragazze e dico solo due? Rispondi ho fatto sesso con sei ragazze e tu? Devo contarli? Si. Secondo me mi batti sicuro. Solo i ragazzi uno due quattro sei, siamo pari. Chiaro, tu solo i ragazzi, io solo le ragazze. E le altre quattro dove le portavi? E i ragazzi? In giro. A pistare. Andiamo a pistare, facciamoci delle tonde. Quanto spesso vai pistando? Una volta di più, ora circa tre volte a settimana. E dove vai? Dove sono stato con lei. E pensi a tutti i modi possibili per rendere migliore la conversazione che c'è stata? Si, tipo non parlare delle vecchie storie al primo appuntamento.
Quando avrò la macchina, pisterò un sacco.

mercoledì 14 luglio 2010

Diari di viaggi, fine.

Eccolo, lo stronzo. Sono le ventidue e zerootto, zeronove.
Ho fumato l'ultima Cento's, guardo il marocchino elegantissimo e lo saluto con la mano dal finestrino del treno che si muove, resta interdetto, mi guarda col bianco degli occhi luccicantissimo che hanno solo le persone scure di pelle.
Bologna è molto più bella di Milano, mi fa pensare a Pier Vittorio Tondelli, anche se lui scrive di Reggio e di Rimini, che non c'entrano niente, nemmeno tra di loro.
Vorrei che si spegnessero le luci per guardare fuori e vorrei avere un Ipod, un Mp3, un lettore CD, un mangianastri, per ascoltare i C'est la guerre e i Suis la lune, o i Verme,
che loro han pubblicato la cassetta, son perfetti per il registratore. Ma non ho nemmeno quello.
Sabato sera ho parlato per venti minuti con il loro cantante e non sapevo che fosse lui. Nemmeno un complimento, gli ho fatto. Mi mangio le unghie.
"6 a Bo? Fammi uno squill quando 6 a Fo."
Negli anni dieci del duemila, anche le madri hanno imparato a scrivere gli sms con le abbreviazioni.

Diari di viaggi, 3.

(Ore ventuno e venti.)
Mamma mia che intrattenimento la gente che aspetta in stazione. C'è un ritardo di venti minuti ma sono di buon umore e una ragazza mi chiede da accendere e le dico che bella che sei e come mi sorride, che cosa piacevole. Ha i denti davanti distanziati, stile Madonna.
Bon, mi siedo in mezzo all'ingresso e ho una borsa che pesa circa più di me, scrivo sul block notes, guardo il tabellone luminoso, scrivo sul block notes.
C'è un ragazzo marocchino elegantissimo e mi viene da pensare ad E, che dice che i marocchini, anche se non si vestono in modo elegante, hanno un eleganza intrinseca. Diceva, non dice.
E pensa se vedesse quanto è elegante questo che è pure vestito bene. Tutto di nero, è stupendo, si aggiusta i capelli.
Una ragazza aspetta davanti all'entrata, si sistema il vestito in modo maniacale, arriva un ragazzotto sempliciotto e si baciano per un quarto d'ora con la lingua che si vede da qui e penso chissà se si amano.
Una persona normale mi risponderebbe che se si baciano così si amano sicuro.
Ma anche io ed E. ci baciavamo così, e non ci amavamo per niente. Forse non gli piacevo nemmeno.
Va bene, adesso vorrei capire perchè su questo tabellone, anzichè esserci scritto il binario su cui arriva il mio treno, c'è un puntino arancione. Sono troppo sensibile stasera, ci vedo dentro troppe cose tipo un sole una stella una frittella una pupilla una scintilla e non mi va di perdere tempo a descrivere questo delirio di particolari inesistenti.
E' uno di quei momenti in cui i minuti di ritardo si moltiplicano di cinque in cinque alla velocità delle sigarette che ti accendi. Grazie a Dio, oggi ne ho solo una.

I minuti arrivano comunque a trentacinque, colpa di questa qui affianco che ha il pacchetto pieno.
Dopo che hai provato i treni tedeschi, mangeresti crauti tutta la vita pur di non avere più a che fare con Trenitalia.
Che diamine, sono le dieci di sera.

Diari di viaggi, 2.

Mi chiamo F.N.A. e sono a Modena, sono le venti e trentaquattro e arriverò a Bologna alle ventunoezerootto, prima del solito, credo che mi berrò un Milkshake, ma dai.
"Mi puoi portare a casa questa sera? Abito fuori Modena, Modena park" "Ti porterei anche in America! Ho comperato la macchina apposta!" E' l'unica cosa che mi viene in mente pensando a questa città. Calligrafia terribile, alito tremendo, ti sussurro all'orecchio "bonjour mon amour". (CIT!!!)
Ho letto un pò di "Cosa racconteremo di questi cazzo di anni zero" e ho avuto la sfortuna di farlo dopo essere già stata a contatto con quell'orda di adolescentelli che emulano Brondi su Blogspot, allora, dato che ero già satura, non ho apprezzato.
Ho mal di pancia, M. G.
Il mio corpo è un pò che non funziona più tanto bene, sarà che ho perso due o tre chili e mi vanno larghi tutti i pantaloni ed è per quello che indosso solo leggings non uso più le virgole vorrei che tu fossi qui perchè è un pò che vomito su ogni superficie e dopo mi tocca raccogliere tutto sillaba per sillaba senza nessuno che mi dia una mano e cazzo, credo che tu faresti al caso mio.
Entro in Bologna e tramonta il cielo azzurro per lasciar spazio a quello blu e mi viene in mente una gatta che aveva una macchia nera sul muso.
E anche una vecchia soffitta vicino al mar.
Sto pensando che ho una sola sigaretta in borsa, ne ho regalate due ad un barbone e la sua fidanzata invisibile: "Una per me, e una per la mia ragazza" "Va bene, tutte quelle che vuoi." L'ho reincontrato più volte ed era sempre solo.
Lo sapevi che amo più scrivere di fotografare?

Diari di viaggi.

TrediciLuglio ore ventiezerootto:
C'ho mal di pancia e sono su questo treno che va da Milano a Bologna e ho le ciglia di plastica e una sete della madonna. A Milano trentasette gradi sono cinquanta e io ero abituata a Monaco che è beige e i capelli dei tedeschi sono beige le case sono beige l'aria è beige e stavo diventando beige anch'io.
Ciao, mi chiamo Francesca Adamo i miei capelli non so di che colore sono ho indosso una maglietta grigia ho gli occhi castani con un puntino nero dentro il destro le unghie corte le mani in mano le gambe accavallate.
Mi piacerebbe andare a vedere le lucciole stasera e volere bene a me e alle persone che mi vogliono bene e raccogliere i cocci e buttarli, ascoltare musica piacevole, leggerti un libro.
Ciao, mi chiamo Francesca e sono a Reggio Emilia e ho ancora mal di pancia e oggi mi è successo che ero a Milano in piazzale Lotto e da brava conformista sono passata a bere un milkshake da McDonald, dopodichè sono andata all'appuntamento con l'agenzia, ho preso il 90.
Sono scesa, ho suonato al citofono, era uno di quelli con la telecamera.
Bon, mi aprono, entro nel cortile, faccio due passi e mi accorgo di non avere più la borsa. Bestemmio in tutte le lingue, ci sono cinquanta gradi, ci sono venti euro dentro al portafogli e ci devo tornare a casa e la carta d'identita e la tessera Arcigay. Ma l'importante è la borsa, il milgior affare del duemiladieci.
E devo fare tutto il giro per tornare indietro prendendo il 91 e mi sono dimenticata di dirlo ma c'è anche Aurora e ha le scarpe nuove e le scarpe nuove son perfette per far crescere le vesciche e vabbè esco dal cancello, mentre la tipa della reception si aspetta che salga da un momento all'altro, corro al McDonald sempre bestemmiando ritrovo la borsa che una ragazza ha salvato prendiamo di nuovo il 90 faccio un pò no-no con la testa sospiro muoio di caldo ma c'è Aurora e vabbè.
Il tram non si ferma alla nostra fermata e non si sa perchè, arriva a quella dopo, che non è dopo, è molto dopo, è dopissimo. Torniamo indietro per una strada che non finisce mai, bestemmiando un altro pò. Arrivo all'agenzia che ho i capelli ricci, le ciglia che colano. Mi risponde la tipa al citofono e mi apre per la seconda volta, perplessissima.
Il tipaccio del provino ci fa aspettare mezz'ora e poi fa pure lo sbrigativo, è antipaticissimo, mi chiede stronzate, mi fa muovere parlare recitare puttanate pubblicità mi fa notare che sono troppo bassa per sfilare, ma dai, mi fa muovere la faccia, espressioni finte voglio scappare Aurora è perplessa ridiamo ti faccio sapere entro domani alle sei.
Ma nel mondo della moda siete tutti così? Lungi da me.
Bon, torno in centrale, bevo un altro milkshake, Aurora una Coca, che vomita cinque minuti più tardi sul binario diciannove. E' una giornata no.

Camminare per milano alle tre di pomeriggio è come nuotare nell'olio bollente, mi sentivo una patata, friggevo.
Aurora era bellissima, friggevamo.
Milano è esasperante, anche parlarne mette agitazione. Canzoni d'amore di merda, la gente come Brondi parla di Milano, scrive di Milano. La gente che non è di Milano.
La gente di Milano, se vuole parlare di lei, scrive libri come "Canemacchina" e poi muore. Milano ti ammazza.

M.

La più bella risposta mai ricevuta ad una e-mail.

"Mi hai vomitato sulla maglietta rossa con scritto"moskow 1980"e schizzato i calzoni.Il vomito non e' poi cosi male,per quanto appaia disgustoso e nauseante e' comunque caldo e mi fa piacere portare addosso qualcosa di tuo,qualcosa che finalmente non esce dalla testa,ma dalla pancia.Sono restio alle lunghe conversazioni che anche se intelligenti ma protratte a lungo possono mutare in chacchierate,meglio fermarsi prima,dosare le parole,non abusarne non privarsi del sapore originale,della sostanza primitiva.ti voglio bene.te l'avevo detto?Mi piace quando Capovilla nella canzone di Tom dice "io ti amo"perche percepisci che canta un sentimento vero,sincero riscattandolo dall'abuso e dai preconcetti.Mi piacerebbe che qualcuno mi dicesse"ti amo" allo stesso modo.Non si usa piu' dire a un amico/a "ti amo",sembra che suoni troppo forte,violento e come sempre viene frainteso.All'amico/a si dice "ti voglio bene"perche' e' un espressione piu dosata ma non sempre vera,in certi casi,rari,io preferisco dire "ti amo" anche a un amico/a.Ti amo Fra,e se fossi vicino ti abbraccerei forte anche se puzzo di vomito e spererei che nel tempo del mio abbraccio,tu capisca che esistono a ancora sentimenti puri e sinceri per i quali vale la pena di esistere e vivere.Perche'continui a tradire tutti e tutto?ma soprattutto perche' continui a tradire e violentare te stessa?Hai le capacita' dell'esploratore,ma continui a visitare terre gia' scoperte,un tempo rigogliose e fertili,oggi deboli e morenti.ti sprechi in abbracci di palstica,in riti finti e illusorii per scoprirene il vuoto piu' assoluto,il niente.Il tuo errore e' che pur apparendo ambiziosa(nel positivo del termine)ti accontenti poi delle poverta e dell'ignoranza di cui e' portatore l'uomo(inteso come essere umano),e ti nutri di noia,di finzione illudendoti che invece tutto questo e' "fico","cool"Merda!tutto questo e' "merda"!E tu lo sai bene,ma te la racconti."

Scusa, ho dovuto pubblicarlo qui perchè è la cosa più bella che mi abbiano mai scritto.

Appena arriverò a Monaco (dove vivrò e lavorerò per due settimane), ti chiamerò e ti leggerò un libro.
Ho le chiamate gratis per tutta Europa. Dimmi quando hai una notte di tempo.

domenica 11 luglio 2010

o

Mi attraggono le forme circolari.
Le pupille le iridi le lune piene i capezzoli i buchi della cintura le bolle d'aria.
Scopro così che anche lui aveva quel tipo d'occhi che vado sempre a cercare inconsciamente e, oh, comprendo solo ora il motivo per cui ci ho passato tutte quelle ore. Insomma, non poteva trattarsi solo di sesso, stavo cominciando a meravigliarmi di me stessa.
Occhi a forma di luna piena. "Andiamo insieme alla luna" avevo detto. Eravamo usciti la prima volta che lei era piena lì sopra Bologna sopra i taxy e sopra i parcheggi mal progettati e poi l'ultima volta era arrivata a metà, era una mezza luna meno due giorni e quindi un pò più mezza di metà e mentre ero nel bosco ho pensato che l'avremmo guardata ridursi una fessura, e invece no.

Spreca meno fiato mi vien da dirmi che tanto sapevo che non avrei tirato fuori nulla dalle sue labbra se non citazioni da pezzi scarichi di gruppi coldwave o cantautori scrausi americani che diceva fossero la nuova avanguardia, anche se scrivere "nuova" davanti ad "avanguardia" ha poco senso. Come hanno avuto poco senso quelle cinque o sei volte che siamo morti un pò insieme un pò in macchina un pò a letto un pò fumando una Philip Morris un pò all'ombra delle case disabitate sotto le stelle comete, o la solita luna che abbiam tradito.
E lo sapevo, ma si, tentar non nuoce. Sticazzi, frase come "mai dire mai", lo dice anche Capovilla, cazzate sentite troppe volte, son frasi stupide.

E pensare che dovevi disintossicarmi.
Dovrò perder tempo anche a succhiar fuori il veleno da quei due buchi che hai lasciato. Circolari, anche quelli.

Oh.



Mi sono svegliata con i capelli ricci e le ciglia di plastica e le guance di plastica e una gamba con la circolazione bloccata e, basta.
Mi piacerebbe ricevere notizie improbabili, ma da brave notizie improbabili, non arriveranno.

Dolce, stramaledetta.

Dolce, dolce e stramaledetta e quanto vorrei che fosse solo dentro la mia testa e quanto invece sembra sempre più reale e non so che farmene, davvero, non so che farmene di questa che è tua di te che alla "a" che sta dentro un "ciao" hai attaccato subito le lettere "d" "d" "i" e "o". Di nuovo in mezzo a quelle cose che finiscono prima di cominciare e che lasciano graffi sui polsi.
Non correre che cadi e mi sporchi di sangue i pantaloni nuovi.
Perchè non ho ascoltato la mamma?
Cia-o-addio.

Curami.

Dolce, stramaledetta, puttana di un'attesa. Che è figlia mia, ed è puttana quanto me. Perchè non dedico mai i miei cazzo di mucchietti di sillabe lamentose a qualcuno che sappia apprezzarli veramente? Credo sia colpa di quel desiderio innato dell'uomo di raggiungere l'improbabile, ma non si può morire sempre, mi dicono qui.
Sono a Ferrara in piazza Castello e ho le vertebre che cominciano a collassare su se stesse credo sia mezzanotte e scrivo a te che hai quegli occhi dalla forma di una di quelle perfezioni che non si possono spiegare, te lo ricordi Aldo? Me ne ha parlato lui un giorno che avevo tredici anni e stavo a scuola su un banco del cazzo e leggevo l'antologia di italiano alla ricerca di tutte le informazioni possibili sul flusso di coscienza, oltre a tutte quelle riviste musicali di scarsa qualità. Ma ricapitolando dicevo sono a Ferrara in piazza Castello e scrivo per te, che porti gli orecchini più belli, che una volta ne avevi due esattamente simmetrici a metà del padiglione auricolare e mi è dispiaciuto quando hai detto che li avresti tolti perchè non ti piacevano più, li avevo amati. Sto qui in piedi e suonano Il teatro degli orrori qui in piazza Castello e senza farci troppo caso scrivo tutto questo sulla prima superficie che trovo a disposizione, perchè sono una disadattata che devo farci e perchè ho questa necessità di dedicarti parole stasera a te che ci sei tutte le sere anche quando non me ne accorgo.
Dicevamo sono a Ferrara e avrei da vomitare un sacco di suoni ma intorno non trovo le orecchie giuste, non ci sono orecchini simmetrici, vedo solo tatuaggi improbabili e vestiti trasparenti e petti nudi e sudati e mi chiedo che cazzo ci fai qui Francesca e penso pure a Fabio Volo, addirittura, che diceva non-mi-piacciono-le-donne-che-parlano-di-se-stesse-in-terza-persona-quando-raccontano-qualcosa e credo che non piacerei nemmeno a lui. Eppure Volo si innamora di tutte, si innamora in ogni libro e in ogni libro racconta di tutte le volte che si è innamorato e cazzo, beato lui, credo sia l'uomo che si innamora di più sulla terra.
Ho addosso una maglietta a righe e non indossavo righe da almeno tre anni e mi fa pensare a te, le righe blu, il blu, secondo me sei blu. Associazioni mentali del tutto prive di significato ma piacevoli.
E dunque sono in piazza Castello da circa sei ore e la zona lombare mi duole immensamente e il mio unico pensiero è rivolto a quanto abbia voglia di scrivere, allora scrivo, sul cellulare scassato, e quanto vorrei un pezzo di carta ma ci sono solo sassi e musica e corpi umidi e poi mi vengono a dire che mi isolo, io non so che rispondere. Ho in testa un profumo morbido e due spalle e un collo su cui vorrei respirare stanotte e una sola persona a cui vorrei chiedere di addormentarmi,
addormentami.
Curami, Aurora.

sabato 3 luglio 2010

Eighteen and bored.








Parto per Monaco martedì, faccio spostare il provino a Venerdì, torno in auto a Milano, torno in treno a Forlì.
Dovevo partire domani sera, ma ieri notte mi è venuto in mente che tra tre mesi avrò diciott'anni e non ho ancora la carta d'identità. Dove pensavo di andare?

venerdì 2 luglio 2010

Giugno, maggio, un pò di aprile.

Questo giugno appena passato mi dice, andando all'indietro, che ci son stati pomeriggi d'attesa, Massimo Volume con rispettivo tempo che scorreva lungo i bordi, pizze express, Leo, Mondondone e Milano e ci sono i Knife, che siamo predestinati, che in seconda superiore mi sarebbero tanto piaciuti gli Snowing e invece li ho scoperti alla tenera età di diciassette anni e nove mesi suonati, che in Islanda sono stati legalizzati i matrimoni gay ma che in Italia ci piace giocare all'Europa solo quando si parla di alzare il prezzo delle sigarette, che mi sono innamorata di un tizio che aveva un bel naso, finalmente, che ho scoperto che la tachicardia e le crisi d'ansia derivano dal fatto che prendo il Laroxyl, ma non regolarmente. Il Laroxyl fa addormentare sul posto, se non ci sei abituato. Io mi addormentavo mentre mangiavo mentre cucinavo mentre leggevo mentre studiavo e tutti pensavano che fosse la depressione e invece era l'antidepressivo, ma tu dimmi, come stiamo?
Questo giugno appena concluso mi dice anche che entro due mesi mi voleranno due rondini sul dorso dei piedi, come quelle tre che volavano sul fianco destro di quel tipo con il bel naso e io le ho baciate.
Questo mese numero sei dell'anno numero dieci mi chiede che tipo di fisico preferisco, se vado meglio con i teorici o mi piace lo stile zitto-e-calcola e io rispondo che quest'ultimo è molto sexy, ma a me piace chiacchierare la notte al cellulare e farmi venire tutte quelle cose terribili all'apparato uditivo che la mamma ti augurava sempre quando le facevi spendere 200mila lire di bolletta a tredici anni quando abitavi nella casa in campagna e gli amichetti sbarbini non potevano venirti a trovare perchè erano figli di borgheselli di città. AH. L'infanzia.
L'ultimo venticello di giugno mi canta le canzoni dei Baustelle. Anzi, mi sussurra i testi, che sono l'unica motivazione per cui li ascolto e mi ricorda che sono solo un è un corpo fragile che sa d’essere morto e sogna l’Africa, che compongo poesie strafatta e che sono ubriaca e tu sei bellissimo e domani sarò sobria ma tu sarai ancora bellissimo.
Questo mese ci sono statui i Verme, a tenermi compagnia, che mi parlavano di figure retoriche e di questa città che non mi vuole affatto.
Questo mese c'è stato Pit a casa nostra e matrigna e papà si sono sposati e io penso che non mi sposerò mai anche se c'è gente che mi chiede di aiutarla ad avere un figlio e dice lo tengo io se tu non lo vuoi ma facciamolo voglio un figlio ti prego e rispondo vedi di non farmi scherzi che ti porto in tribunale ah, tesoro, ci sono abituato e ok, forse è meglio che tra noi non nasca nulla non lo so, bambini e matrimoni no, s'è capito.
Prima di giugno c'è stato maggio e abbiamo ricominciato a vederci io e l'uomo per cui sono nata predestinata e lui dovete sapere che c'ha gli occhi a mezzaluna sorridente. Abbiam sfregato le rose.
Francesca Nik Adamo passava da "in una relazione" a "single" il 29 maggio 2010.
Il ventisei maggio notte contavo i minuti stampati sul muro nel buio di una stanza con una ragazza bellissima e un ragazzo che ho amato tanto e poi non ho capito più nulla. Non che prima mi riuscisse spesso, ma almeno era qualcosa.
Il ventitrè maggio avevo i boccoli.
Il quindici ero al Classic con Aurora Flerex e F.F.
Il dieci mi bucavo lo sterno e vedevo bianco per dieci minuti.
I'm sorry, I wasn't listening, I was thinking about having sex with you.
Let's face it, we all do it.
Mi compravo una reflex Canon.
Ad aprile i Justice.
Vedevo le Tormenta e basta, arrivederci alla prossima puntata.
Che conculderà aprile e si addentrerà in marzo. Fino ad arrivare a gennaio.

Liberamente scopiazzato da Simonerossi che scrive da dddio, come un dddio. Liberamente tratto dall'applicazione "My year in status" di Facebook, che è tipo "My year in photos", ma con le stronzatine che scrivi come stato.

giovedì 1 luglio 2010

Laroxyl.

Credo sia il Karma che si ribella, credo che non ci sia descrizione, spero sia un sogno.
Ho dovuto cancellare e riscrivere quattro volte la parola "credo", suppongo voglia dire qualcosa. Continuavo a sbagliare la sequenza delle lettere.
Credere. Come potrò mai fidarmi più di qualcuno?
Il grande demone celeste, quel maledetto.
Avrei millecento cose da dire e saprei descrivere le pieghe delle tue labbra che ho studiato alla perfezione ma no, anche no.
E' una di quelle serate in cui l'intero mondo tira il pacco e vorrei essere una persona interessante ma anche non lo sono, vorrei avere un sacco di cose da dire che non riguardino me stessa, avere una cultura musicale da far esclamare alla gente "uao", avere tanti soldi per riempirmi di libri e invece domani aumentano le sigarette, mi hanno detto, non avrò abbastanza moneta nemmeno per quelle e ci toccherà fumarci purini perchè il tabacco costra troppo. Prendiamola con filosofia, anche se non l'ho mai capito questo modo di dire. E' inutile che ti disperi, ci sarà sempre qualcuno che fotografa meglio di te, che scrive meglio di te, che a pisciare da ubriaco centra meglio il buco, che ce l'ha più lungo, che ha la ragazza più figa, che ha la casa più grande, il lavoro in cui guadagna di più, (o semplicemente, il lavoro) gli occhi verdi.
Credo che avrei potuto amarti con tutto il mio stomaco e ritirare i dadi e accontentarmi di un misero punteggio, dipende dal lato da cui guardi le cose, dicevi. Avrei potuto lasciar perdere le agenzie, i provini, le mode e le annate e le città per un pò di neve con te, ma qualcuno mi ha avvertita in tempo che sul tuo collo sarebbe stato meglio non averci sprecato sospiri.
Relindo, era una bella parola, resta una bella parola, ma ho un rigurgito per lo spagnolo e per la erre moscia e per la esse alla Jovanotti, si, e credo che smetterò di mangiarmi le unghie e non è perchè ho un provino giovedì.
Venti gocce di Laroxyl e dormo ventiquattro ore, buon due luglio dal mio letargo.