giovedì 29 luglio 2010

Azioni.

Oggi succede che piove ed è davvero bellissimo e io ho un treno prenotato per domenica mattina, sarà Forlì-Bologna, Bologna-Monaco, chiacchiere con le vecchie nelle cabine dei vagoni che puzzano di fondotinta in tubetto.
E così ci sono tutte quelle cose da fare e da sbrigare tipo le valige, staccare le prese, lavare i calzini, che la Germania è cold. In borsa mi metto un libro di cinquecentoventitrè pagnie, un disco dei Raein, un maglione rosso, skinny a vita alta, mocassini, stringate, spazzola tonda, piastra per capelli e macchina fotograficona.
Dice il mio amico Julio che ha scritto quel libro di cinquecentoventitrè pagine, che in ogni atto è insita l'ammissione di una carenza, di qualcosa non ancora fatto che era possibile fare, l'accettazione della pochezza del presente. E io devo dire che quando sono entrata dentro questo concetto, son rimasta un pò scombussolata. Le sigarette dell'insonnia han smesso di bruciare e ho lasciato andare le palpebre, che se lo meritavano, che della pochezza dell'"ora" avevo già dato prova abbastanza. Dormire mi pareva una giusta protesta, anche se andando ad analizzare con occhio desideroso di sciorinate filosofiche, possiamo notare che l'atto dell'addormentarsi presume uno stato di stanchezza e il tentativo di colmare con quest'azione il bisogno di riposo.
Dice sempre Julio che siamo convinti che la somma di questo tipo di azioni, di qualunque tipo di azioni, possa realmente equivalere ad una vita degna di questo nome. E a me vengono i brividi, come quando passa la morte.
E non ho più voglia di fare la valigia.

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