mercoledì 14 luglio 2010

Diari di viaggi, fine.

Eccolo, lo stronzo. Sono le ventidue e zerootto, zeronove.
Ho fumato l'ultima Cento's, guardo il marocchino elegantissimo e lo saluto con la mano dal finestrino del treno che si muove, resta interdetto, mi guarda col bianco degli occhi luccicantissimo che hanno solo le persone scure di pelle.
Bologna è molto più bella di Milano, mi fa pensare a Pier Vittorio Tondelli, anche se lui scrive di Reggio e di Rimini, che non c'entrano niente, nemmeno tra di loro.
Vorrei che si spegnessero le luci per guardare fuori e vorrei avere un Ipod, un Mp3, un lettore CD, un mangianastri, per ascoltare i C'est la guerre e i Suis la lune, o i Verme,
che loro han pubblicato la cassetta, son perfetti per il registratore. Ma non ho nemmeno quello.
Sabato sera ho parlato per venti minuti con il loro cantante e non sapevo che fosse lui. Nemmeno un complimento, gli ho fatto. Mi mangio le unghie.
"6 a Bo? Fammi uno squill quando 6 a Fo."
Negli anni dieci del duemila, anche le madri hanno imparato a scrivere gli sms con le abbreviazioni.

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