mercoledì 14 luglio 2010

Diari di viaggi.

TrediciLuglio ore ventiezerootto:
C'ho mal di pancia e sono su questo treno che va da Milano a Bologna e ho le ciglia di plastica e una sete della madonna. A Milano trentasette gradi sono cinquanta e io ero abituata a Monaco che è beige e i capelli dei tedeschi sono beige le case sono beige l'aria è beige e stavo diventando beige anch'io.
Ciao, mi chiamo Francesca Adamo i miei capelli non so di che colore sono ho indosso una maglietta grigia ho gli occhi castani con un puntino nero dentro il destro le unghie corte le mani in mano le gambe accavallate.
Mi piacerebbe andare a vedere le lucciole stasera e volere bene a me e alle persone che mi vogliono bene e raccogliere i cocci e buttarli, ascoltare musica piacevole, leggerti un libro.
Ciao, mi chiamo Francesca e sono a Reggio Emilia e ho ancora mal di pancia e oggi mi è successo che ero a Milano in piazzale Lotto e da brava conformista sono passata a bere un milkshake da McDonald, dopodichè sono andata all'appuntamento con l'agenzia, ho preso il 90.
Sono scesa, ho suonato al citofono, era uno di quelli con la telecamera.
Bon, mi aprono, entro nel cortile, faccio due passi e mi accorgo di non avere più la borsa. Bestemmio in tutte le lingue, ci sono cinquanta gradi, ci sono venti euro dentro al portafogli e ci devo tornare a casa e la carta d'identita e la tessera Arcigay. Ma l'importante è la borsa, il milgior affare del duemiladieci.
E devo fare tutto il giro per tornare indietro prendendo il 91 e mi sono dimenticata di dirlo ma c'è anche Aurora e ha le scarpe nuove e le scarpe nuove son perfette per far crescere le vesciche e vabbè esco dal cancello, mentre la tipa della reception si aspetta che salga da un momento all'altro, corro al McDonald sempre bestemmiando ritrovo la borsa che una ragazza ha salvato prendiamo di nuovo il 90 faccio un pò no-no con la testa sospiro muoio di caldo ma c'è Aurora e vabbè.
Il tram non si ferma alla nostra fermata e non si sa perchè, arriva a quella dopo, che non è dopo, è molto dopo, è dopissimo. Torniamo indietro per una strada che non finisce mai, bestemmiando un altro pò. Arrivo all'agenzia che ho i capelli ricci, le ciglia che colano. Mi risponde la tipa al citofono e mi apre per la seconda volta, perplessissima.
Il tipaccio del provino ci fa aspettare mezz'ora e poi fa pure lo sbrigativo, è antipaticissimo, mi chiede stronzate, mi fa muovere parlare recitare puttanate pubblicità mi fa notare che sono troppo bassa per sfilare, ma dai, mi fa muovere la faccia, espressioni finte voglio scappare Aurora è perplessa ridiamo ti faccio sapere entro domani alle sei.
Ma nel mondo della moda siete tutti così? Lungi da me.
Bon, torno in centrale, bevo un altro milkshake, Aurora una Coca, che vomita cinque minuti più tardi sul binario diciannove. E' una giornata no.

Camminare per milano alle tre di pomeriggio è come nuotare nell'olio bollente, mi sentivo una patata, friggevo.
Aurora era bellissima, friggevamo.
Milano è esasperante, anche parlarne mette agitazione. Canzoni d'amore di merda, la gente come Brondi parla di Milano, scrive di Milano. La gente che non è di Milano.
La gente di Milano, se vuole parlare di lei, scrive libri come "Canemacchina" e poi muore. Milano ti ammazza.

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