mercoledì 21 luglio 2010

Dodici ore, un giorno.

Aveva la schiena a righe di fili di luce che entravano dalle tapparelle abbassate delle sette di sera e gli occhi che si facevano di cielo e i capelli di grano quando voltava il viso verso la finestra. Il letto atemporaneo bianco nella sua stanza vuota, il vestito chiaro appeso alla chiave dell'armadio, pallida di cipria, nuda.
Non l'ho capita mai e un pò mi fa rabbia. La vedo passare ogni tanto per queste strade e la guardo e non ricordo il motivo di tutto, che forse nemmeno c'era.

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