martedì 27 luglio 2010

Quello che credo qualcuno potrebbe raccontare.

Era un'estate come questa che m'innamorai di lei, ed era un inverno come quello che sta arrivando che spazzò via tutto.
"Con la Maga parlavamo di patafisica fino all'esaurimento, perchè anche a lei capitava (e il nostro incontro consisteva anche in questo e in altre cose oscure come il fosforo) di cadere continuamente in eccezioni, di trovarsi fino al collo in cose che non erano di tutti, e questo senza disprezzare nessuno, senza sentirci dei Maldoror in liquidazione o dei Melmoth privilegiatamente erranti. Non mi pare che la lucciola si attribuisca maggior importanza per il fatto incontrovertibile d'essere una delle meraviglie più spettacolari di questo circo, e tuttavia è sufficiente supporre in essa una coscienza per capire che ogni volta che le si accende il pancino l'insetto di luce deve sentire come un solletico di privilegio. Nello stesso modo la Maga era felice di tutti gli inverosimili guai in cui si trovava fino al collo per via del fallimento d'ogni legge nella sua vita. Era di quelle che fanno crollare i ponti quando li attraversano, o che ricordano fra strilli e pianti di aver visto in una vetrina il biglietto della lotteria vincitore dei cinque milioni."
Fu un'estate bagnata che persi il conto dei giorni e scivolai nella sua trappola caotica e dai mille visitatori, come fosse un museo, fu quell'estate che sono morta.
Avevo diciott'anni ed era la prima volta che vedevo il mare
e come fai, dimmi, come fai, a non restarne impressionato.

E poi ci affogai.

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