sabato 14 agosto 2010

Il viaggio all'indietro.

Sono le nove e trentatrè del quattordici agosto duemiladieci e il treno esce dalla stazione e fa un freddo cane oggi e sembra che Monaco lo sappia che me ne sto andando e mi offre i colori più tristi che abbia mai visto, ma mica è dispiaciuta per me, si prepara per te, che lo sa che non può splendere il sole in un giorno in cui i cerchi nei tuoi occhi piovono sale. Mi mancheranno le nostre colazioni a pranzo, a cena, a mezzanotte.

Rosenheim ore dieci e zeronove, il capotreno comincia a parlare in italiano al microfono.

Ore dieci e sedici, poliziotto in borghese entra nella carrozza e su cinquanta persone controlla i documenti solo a me e mi dico, maledetto il giorno in cui mi tinsi i capelli di questo colore.

Kufstein, ore dieci e trenta, ci sono un sacco di montagne.

Wörgl, ore dieci e quarantaquattro, e c'è il sole. Uno di quelli che non avevo mai visto qui in Germania.

Jenbach, ore undici e zerouno, dormo.

Mi sveglio malinconica alle dodici, Brennero. "My windows are always open for the rondine Mulinella."

Ore tredici e trentaquattro e son quasi a Trento e ho una fame che fa digrignare i denti ma mi trovo in un momento di misantropia totale di quelli che mi capitano ogni tanto e la cosa mi impedisce di andare a prendere qualcosa al bar. Ci ho provato, sono arrivata davanti al bancone, ho guardato la ragazza in faccia, sono fuggita.
RIPIGLIATI.

Verona delle tre meno cinque e son riuscita ad ottenere un tramezzino all'uovo in un momento di coraggio, la prima cosa che ha proposto la barista, pagare, scappare. Piove che è una cascata.

Bologna delle sedici e venti, ho gli occhi unti.

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