lunedì 30 agosto 2010

Ti voglio bene, giusto così, per non violentare un quadrifoglio.

Una volta con M. siamo andati in Sicilia.
Io la nostra casa me la ricordo bellissima e mi ricordo lui che si spostava strusciando sul pavimento all'interno del sacco a pelo e noialtri si piangeva tutti dal ridere.
M. mi ha insegnato quel giochino che si fa con il pacchetto di sigarette, la sua relativa plastichetta e il bollino del monopolio, quello che dài fuoco al bollino arrotolato e lo infili nel goldone un pò sollevato e dopo il fumo scende giù a fontanella. E diceva che quello era il pisello del cammello che faceva la pipì, che in casa si fumava tutti Camel, anche se sul pacchetto c'è il dromedario (con l'omino con il pisellino dritto che si scorge sulla zampa anteriore, e anche questo era un gioco molto divertente).
Oppure si chiedeva: tu sei lì nel deserto e ti scappa la pipì, dov la vai a fare? E ci sono solo palme e piramidi. E tu se non lo sai rispondi dietro la piramide, ma invece si gira il pacchetto e c'è la città e c'è anche il bagno. In teoria.
M. un giorno è andato sull'Etna con le scarpe di papà e gli si è sciolta la suola.
Un viaggio di sedici ore col Ducato nove posti, quarantadue gradi e una tempesta di sabbia all'arrivo.
M. è quello che mi ha detto "Ti voglio bene, giusto così, per non violentare un quadrifoglio."
Ci siamo conosciuti che io avevo quattro anni e stavo come un cane e lui diciannove e mi sa che stesse pure peggio, anche se non gliel'ho mai chiesto. Ma posso immaginarlo, a giudicare dal posto in cui ci siamo incontrati.

4 commenti:

  1. Me lo ricordo anch'io quel giorno in cui gli si sciolsero le scarpe..
    Bel post:)

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  2. Papà, smetti di leggere o privatizzo.

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  3. Ma non sono tuo padre!:) Scusa ma non riesco a mettere il nome, son la Mariapaola!

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  4. Ahahah scusami! E' che mio padre viene sempre a farsi i cazzacci miei! Grazie bella!

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