lunedì 30 agosto 2010

ZampeDiFoglia.

Quando abitavamo in Via Nobel andavamo a pattinare al Parco della Resistenza.
M. ci accompagnava, a me e a Matteo, e non so se gli piacesse davvero o la Cinzia lo simil costringesse, ma io questa cosa me la ricordo molto piacevole e mi sa anche lui.
Io e Matteo ce la bullavamo molto perchè eravamo sempre i più bravoni tra i bambini del parco; erano quei pochi momenti in cui andavamo d'accordo, perchè in genere io e i miei ventiquattro chili e il mio trentuno di piede le prendevamo dalla mattina alla sera dato che lui era gigantesco. Ma sto divagando.
A volte non ci fermavamo a pattinare, la Cinzia ci mandava a comprare il gelato allo jogurt al Crème Caramel e allora nel parco ci camminavao soltanto e guardavamo ZampeDiFoglia.
Le ZampeDiFoglia sono bianche e nere e hanno i piedi che sembrano foglie di una qualche pianta strana e non c'entrano niente con tutto il resto. Il nome scientifico è Folaga. Hanno un vestitino anni sessanta, sono le modettes del parco, ma indossano delle scarpe verdi di tartaruga che qualunque vero Mod le snobberebbe. Ma tanto loro devono solo nuotarci, con quei piedi lì, cosa gl'importa.
Io e M. eravamo molto affascinati da questa cosa delle zampe di foglia e dicevamo sempre Uh c'è ZampeDiFoglia, sia all'andata che al ritorno, come a meravigliarci, anche ce sapevamo che le avremmo trovate sempre lì.
Ancora adesso ci sono, e io le saluto sempre, anche se chi è con me spesso non capisce bene nemmeno se glielo spiego.
Forse perchè quelle zampe possono sembrare foglie solo alle bambine di sette anni e ai ventun'enni che gli vogliono molto, molto bene.
M. un giorno è partito per la Russia e io gli scrivevo tante lettere. L'ho rivisto due volte quando avevo dodici anni e poi tre mesi fa, e quell'ultima volta ero ubriaca fradicia, fradicia.
Non l'ho nemmeno salutato bene perchè quando è andato via ero vestita di tutto punto, con i riccioli e il vestito da festa ma ero svenuta con metà corpo sul divano e l'altra metà sul pavimento e la sigaretta ancora accesa in mano. Sentivo la sua voce che salutava tutti, ma non riuscivo a muovermi; ho avuto gousto un attimo di forze per rispondere al suo abbraccio e poi chissà quando lo rivedrò.
Prima che finissi così ci eravamo raccontati tutte le cose che ci mancavano da dirci. Ma ci interrompevano continuamente perchè era pieno di gente che non ci vedeva da anni e voleva parlarci e voleva salutarci che è una roba che fa sentire importanti ma noi volevamo stare tra noi.
Io parlavo, mi rovesciavo il vino sul vestito del matrimonio ed ero molto felice.
E ci siamo ricordati anche di ZampeDiFoglia.

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