mercoledì 29 settembre 2010

Il caro-cicca.

Per cicca, i romagnoli intendono la gomma da masticare, il Chewing-gum, la cingomma, la gigomma, la gommina.
Io mi ricordo che quando ero piccola io (come dice la mia nonna), andavo dallo psicologo il giovedì alle sei a Cesena e poi con papà andavamo a cena dal Panoramico, o al Galèt, o al cinese, o al Mac. Perchè a me andare dallo psicologo non è che mi piaceva, a me non mi, diciamo. Per nulla.
Allora a Cesena facevamo anche la merenda al bar e compravamo anche un pacchetto di cicche, ma le piccole, non quelle nella scatolina di cartone, che costano cinquecento lire, è troppo, Francina.
Quando non mangiavo tanto per merenda, (tipo prendevo solo un gelato e non il cornetto alla crema e il succo alla pesca come sempre), però, potevo scegliere anche le grandi tipo le Daygum, oppure quelle con i cristallini di liquirizia, oppure anche un Bacio Perugina, ma non c'entra.
Adesso le Vigorsol piccole costano novanta centesimi, che sarebbero millesettecentoquarantadue lire, prima venivano trecentocinquanta lire. E le grandi un euro e cinquanta, ovvero duemilanovecentoquattro lire, che sarebbero in pratica tremila, che è un furto, anche perchè quelle col ripieno dentro arrivano ai due euro e lì mi viene da pensare per fortuna che sette anni li ho avuti nel millenovecentonovantanove, perchè con le mie possibilità economiche fare merenda e andare a cena fuori con papà il giovedì sarebbe stato impossibile, improbabile, una roba da bambini che vivono nelle case enormi dei programmi di Mtv.
Quando papà e mamma erano piccoli c'erano solo le Brooklin, che costavano cinquanta lire, e adesso vengono anche quelle novanta centesimi di euro. Cioè, le cicche nessuno se le caga, ma aumentano più toste delle sigarette e fanno meno male.
Ah, il caro-cicca. E' sbalorditivo, pensateci su.

sabato 25 settembre 2010

venerdì 24 settembre 2010

Io quando avevo undici anni mi sono innamorata della ragazza del bar del benzinaio.

Io quando avevo undici anni mi sono innamorata della ragazza del bar del benzinaio. Il bar dei pranzi per i camionisti e papà diceva Vieni, vieni, andiamo a far colazione dalla signorina che piace a te.
Il bar del benzinaio faceva anche i bomboloni più buoni di tutti, una combo spaziale, la ragazza più bella di tutti i bomboloni più buoni di tutti il succo alla mela.
Vieni, vieni, andiamo a pranzo dalla signorina. Anche se secondo me è troppo magra.
Ma chissà come si chiama, ma perchè non glielo chiedi, ma no. Era un altro di quegli innamoramenti alla Aldo Nove, ti ritrovi dopo dieci anni a scrivere di tutto quel flusso di nomi che ti immaginavi potesse avere e di cose che avresti voluto sentirle dire e vedere come e se la "e" la dice aperta quando dice "cielo" e se usa la spazzola tonda o quella quadrata o il pettine e se le piacciono i garganelli burro e salvia o preferisce i ravioli.
Aveva i capelli lunghi lunghi e castani e io mi immaginavo lei che usava lo shampoo alla camomilla perchè come tutte le ragazze del duemila magari si piaceva un pò più bionda, io mi immaginavo cosa faceva il pomeriggio dopo il bar e com'era la sua casa e i suoi gatti e i suoi libri. Anche se dava l'idea di essere una che le piacevano di più i cani e di più i CD, ma l'avrei accettato.
Secondo me era una che aveva una casa beige ma le piaceva il verde scuro per i particolari. Secondo me aveva i divani color panna e un Labrador e i tulipani rossi sul tavolo di legno in cucina.
Chissà se ha il ragazzo, chissà se la ama.
Poi un giorno non veniva quasi più al bar e ad un certo punto non ci speravo più e poi l'altra ragazza ha detto Cinzia è incinta.
E chissà come sarà bella con la pancia grande. Cinzia.
Addio, Cinzia. Non l'ho vista più.
Ieri ho chiesto a papà se se la ricordava e se si ricordava che aspettava un bambino e papà ha detto "Si, era incinta ma triste."
Una ragazza così bella non può essere triste, non può essere incinta e triste allo stesso tempo.
Niente funziona mai.

lunedì 20 settembre 2010

"Tu secondo me non esisti. Tutto questo è solamente una lunga sega da sballato."

domenica 19 settembre 2010

La sera del mio diciottesimo compleanno mi sono fatta una canna, ho guardato "Galline in fuga" e mi sono addormentata a metà.

mercoledì 15 settembre 2010

Ore dodici e cinquantotto e inizia la mia lunga serie di giustificazioni in ginnastica.
Oggi una ragazza mi ha fermata per il corridoio e mi ha chiesto Scusa tu sei Francesca Nik Adamo e io ho risposto S-si e lei mi ha stretto la mano e mi ha detto Complimenti per le foto davvero e io sono arrossita e e e Grazie le ho detto Scappa da questo istituto finchè sei in tempo.
Mi viene a prendere all'uscita il Pizzaboy.
Gli scrivo all'una e sei: "Io spero proprio che tu sia partito". Poi la professoressa si intasca il cellulare e secondo me ho sbagliato classe e ho sbagliato scuola e siamo ancora in via Orceoli in seconda media. Peccato che questi son tutti maggiorenni.
Lui alla fine parte alle tredici e ventitrè e arriva alle quattordici e zerocinque.
Ci vogliono quarantaquattro minuti da casa sua a viale Salinatore diciassette se prendi la Cervese, quarantasette se prendi l'A14, trenta virgola uno chilometri, oppure quaranta virgola tre e quindi direi Cervese. I piazzaboys possono battere di due minuti Google Maps anche con la rash hour di pranzo. E io esco alle tredici e cinquanta e sono tachicardica. Ho dormito due ore e trenta minuti. Ho le labbra screpolate. Ho il culo a forma di pavimento della palestra.

Ha gli occhi verdi.
E ha le freckles.

martedì 14 settembre 2010

Io il primo giorno di scuola è stato terribile.

Io il primo giorno di scuola della mia vita è stato terribile.
Dovevamo portare quattro fototessere per fare il tesserino da portare in gita, quello che ti mettono al collo con nome e cognome e nome della scuola e numero sopra e così se ti perdi ti troviamo, e sticazzi, e io non avevo i denti.
E mi era scappato da ridere nella macchinetta delle foto e allora per cinque anni ho dovuto portare al collo in gita una tessera con una foto di me e con nome e cognome e senza denti. Davanti.
La foto l'ero andata a fare il giorno prima del primo giorno e avevo cinque anni e non ero mai stata in una stanza con altri trenta bambini e ancora pensavo che potesse essere divertente come in effetti non fu.
Pesavo ventidue chili e avevo la testa a forma di Champignon. Andare a scuola era come essere dentro una Champignonsauce:
negli anni novanta tutte le bambine avevano il caschetto e le bambine erano sempre di più dei bambini e almeno il settanta per cento dei bambini aveva quel taglio corto con il codino a ciuffetto dietro al coppino ed era talmente postMullet che si sentiva ancora puzza di anni ottanta, ti entrava il glitter nel naso.
Il primo giorno di scuola della mia vita ci siamo messi tutti in cerchio nell'atrio e ci siamo presentati e io ho detto che mi piacevano i gatti e disegnare. E anche disegnare i gatti o i gatti disegnati e i gatti che disegnano e insomma ancora non ero brava a parlare in pubblico.
Poi siamo andati in classe e i miei compagni avevano tutti una gran faccia da cazzo. E le ragazze mi chiedevano ma ti sei fatta le mèèèsch? E io non sapevo cosa fossero le mèèèsch e dicevo di si. Quando dico mèèèsch intendo mèches, e a fine anni novanta andavano come adesso vanno i leggings.
Quello che mi è piaciuto del mio primo giorno di scuola della mia vita è la mia maestra d'italiano, che si chiama Barbara e io la amo. Ora ancora.

Ciao, mi chiamo Francesca Adamo e questo è il mio primo giorno di scuola della quinta superiore e tra quattro giorni compio diciott'anni.

lunedì 13 settembre 2010

Io non pensavo che succedesse nella realtà che i vetri della macchina si appannano così come nei film se si è solo in due dentro e fuori è estate.
Invece capita davveramente.
Allora io ci disegno un cuore.
Possiamo definirlo empatico e domani non sparisco, trust me.

giovedì 9 settembre 2010

Chi ha paura del ragno nero?

"Non me ne frega un cazzo potete restare in quella città di merda a giocare a The Dreamers tutta la vita a scoparvi a vicenda a sposarvi alla fine a pentirvi dopo poco ad andare a fanculo. Vai a fare in culo."
Oggi mi è venuta in mente questa cosa mentre me ne stavo qui a pensare che io non ho ancora realizzato che mi manca un anno di liceo prima dell'Universität der Künste e questo è quello che si dice un pacco. Una scesa. Non passa, non passerà un cazzo.
E nella mia stessa classe ci sarai tu, che di sicuro si è capito di chi parlo.
Quando io ho sentito dirmi quella cosa che sta lì tra le virgolette, sapevo mica che rispondere. (Questo "sapevo mica" è liberamente rampinato da Fabrizio Gabrielli). E non lo sapevo perchè mi appariva come una così chiara lettura del mio futuro che non c'era niente d'aggiungere, proprio niente, proprio uno zero, però poi son diventata più fiduciosa e adesso ci credo un pò di meno e come al solito in quel momento non c'era nessun buon suggeritore come in teatro, nascosto dietro le finestrelle dei seminterrati, pronto a fornire una risposta sferzante. Non c'è mai nessun caspita di suggeritore nascosto dietro un bel cazzo di niente ed è per questo che i timidi non hanno mai l'ultima parola. Mica è un Favoloso Mondo, questo.
Io quando ero piccola ero una bambina col caschetto a scuola prendevo un sacco di insulti e anche quando mio padre mi mandava all'Azione Cattolica insomma prendevo insulti sempre e non parlavo e a scuola le maestre mi promettevano caramelle, se oggi socializzi, domani ti porto un pacchetto di Brooklyn , le verdi, perchè non vai a giocare al ragno nero? Se c'è un incubo che mi ricordo bene e non parlo di incubi notturni, ma incubi diurni e reali, mattutini e scolastici, è quello del gioco del Ragno Nero. La timidezza è come la palla nera dei carcerati dei cartoni animati.
Al ragno nero si gioca così: si traccia una linea per terra, al centro di un ipotetico campo, e quello che fa il ragno può spostarsi solo sulla linea e gli altri bambini devono correre da una parte all'altra, da un capo all'altro, quando lui grida chi ha paura del ragno nero? Rispondendo "nessuno!" devono passare di là senza farsi toccare dal ragno sulla linea, che se no li cattura, e io lo guiro, era terribile. Chi ha paura del ragno nero? Io. Tutto quel contatto di corpi mi faceva salire il sangue alla testa, io ho paura del ragno nero, io non so correre, io non ho nemmeno il coraggio di dire di no e allora finisce sempre che dico si gioco e poi scappo e mi nascondo e poi mi devono ritrovare si ferma il gioco e bisogna mettersi a cercare l'Adamo che poverina c'ha dei problemi i genitori divorziati abita in casa famiglia abbiate pazienza.
Quando le maestre dicono così alla classe ti tolgono ogni possibilità di instaurare un rapporto paritario con gli altri bambini. Vivrai per i tuoi bei cinque anni delle elementari sotto il peso della compassione altrui. Quando ti va bene. Nell'altro caso sotto insulti mirati. Poi se anche la maestra delle medie è della stessa bassezza mentale, ti toccherà la stessa sorte anche dagli undici ai quattordici anni. Poi forse i tuoi genitori impareranno a non spiegare niente a nessuno e mandarti a scuola e basta.
Per fortuna che all'asilo non ci sono mai andata.

Chi ha paura del ragno nero?


(I post lunghi e senza foto non li legge nessuno.) (Cit.)
"Non stare a pensare a me/ quattro quarti e mezza scusa/ se dev'essere così allora basta/ Siediti, c'è scritta un'altra cosa/ in piccolo non vale la metà/ Non stare a pensare a me/ sette e mezza senza scuse/ puoi vedere i titoli di coda/ Sotto nuvole di sassi/ preso in pieno come te."

lunedì 6 settembre 2010

Simonerossi dice che peggio dell'intellettualoide incompreso c'è solo l'intellettualoide che vorrebbe pure scegliersi la gente da cui farsi comprendere.

Secondo me, qualcuno qui a Forlì dovrebbe pensarci un pò sopra.

domenica 5 settembre 2010

Il quattro settembre.

E' il quattro settembre sera e vedo i Verme suonare e sputiamo pure sullo stesso microfono e ho affianco Simonerossi e finamlemte compro Sbriciolu(na)glio. E non sono mai stata ad un concerto dove sapevo così tanto tutti i pezzi a memoria apparte sempre quello dei Green Day di quando avevo dodici anni e c'era la macchina sparacoriandoli.
I Verme li rivedo il giorno del mio diciotterrimo compleanno e odio tutto ma amo la tua posa concerto. Sei vestito di verde scuro e ti guardo il culo e arriva uno stronzo qualunque a mezzanotte e ti frega la ragazza per la seconda volta. E io ti dico, riprenditi la ragazza, e tu rispondi che sei qui per il concerto e se eri qui per la ragazza le dicevi andiamo a fare un giro ma la verità è che non te ne frega nulla,
Ma la verità è che certa gente non ti merita.

venerdì 3 settembre 2010

Io e Leo andiamo ad Oslo a festeggiare che ci amiamo fondamentalmente da tre anni.