mercoledì 13 ottobre 2010

Costole con calci.

Questa storia non l'ho mai raccontata bene come meritava e infatti la racconto adesso.
Un giorno che avevo diciassette anni da poco ed era il dodici novembre duemilanove ho preso un calcio nelle costole che me ne ha incrinate tre.
Stavo discutendo con il mio ragazzo sugli scalini della palestra della scuola e un giovane schizofrenico innamorato di me da circa due anni ha pensato bene di aggredirmi dall'alto con un quarantasei di piede.
Tre anni prima:
Io ero in prima Dì all'Istituto Statale d'Arte di Forlì, sezione liceale, e a metà anno è arrivato un ragazzo nuovo che non ha mai rivolto la parola a nessuno sebbene si tentasse di istaurare un rapporto, da parte di noialtri, che ai tempi eravamo ancora uniti.
Così muto e sfuggente ci è rimasto fino a giugno del secondo anno, quando è stato bocciato, quando ha cominciato a chiedere insistentemente di me agli altri. Ha ottenuto il numero di una delle mie amiche più strette, poi il mio, poi ha cominciato a mandarmi sms incomprensibili in cui diceva di amarmi, a telefonare all'altra ragazza senza spiccicare una parola, solo suonando il piano davanti alla cornetta. E durante tutto l'anno scolastico successivo mi ha seguita dappertutto, a scuola, cercando di non farsi vedere, quando invece era altissimo e magrissimo e tutti se ne accorgevano, e aveva imparato a memoria gli spostamenti della mia classe per appostarsi davanti alla serratura della porta, davanti al bagno del corridoio del piano su cui avevo lezione, per infilare la testa e guardare all'interno della stanza pensando di non essere notato, per far finta di incontrarmi casualmente e scappare appena gli sguardi si incrociavano.
Le bidelle (sorry, il personale ATA, quest'anno hanno anche il cartellino con su scritto il proprio nome come le cassiere del Conad) mi fermavano per dirti Ehi, è passato tre volte davanti alla porta dalle dieci alle dieci e trenta, prima guardava dalla finestra, stamattina spiava dalla serratura, eccetera.
Finito il terzo anno, inizia il quarto e lui comincia a parlarmi. Dopo quasi tre anni di silenzio.
Mi chiede ripetutamente se il fatto che sia nata nel millenovecentonovantadue è la verità, se davvero sono lesbica come dicono, che università frequenterò, che genere musicale preferisco. Sempre le stesse quattro domande. Lui è nato il venticinque marzo novantadue, è eterosessuale, vuole studiare architettura a Cesena, i Pink Floyd sono musica da bambini.
Mi segue ovunque anche quando è evidente che ho altro da fare. Ma non gli chiedo mai di lasciarmi sola. Mantengo le conversazioni. Fino a che, quel giorno, non gli chiedo per la prima volta di lasciarmi cinque minuti di tempo per chiudere una discussione che avevo iniziato.
Torna dopo circa due minuti e cinquanta secondi e mi sferra un calcio che avrebbe ucciso uno qualsiasi dei miei gatti obesi. E si dilegua.
Finisco con un cartoccio di carta igienica bagnaticcia sotto la maglietta sul divanetto del preside che impiega un'ora e mezza per decidere se chiamare anche l'ambulanza o solo i miei genitori. Intanto fuma il suo sigaro e litiga con il mio ragazzo perchè indossa il cappello nel suo studio mentre io non respiro e non muovo più il braccio sinistro già da un pezzo. Prego, Vittorio, fai con comodo.
Poi che succede, sto otto ore su una barella al pronto soccorso dove arrivo in ambulanza dove mi misurano la pressione che è una cosa che mi fa salire i conati di vomito (se mi vengono strette le braccia, in particolare i polsi, svengo)e vinco un paio di lastre, una siringa di Voltaren che mi fa una pippa e una boccetta di Torador che anche lui mi fa un'altra pippa.
Non dormo per una settimana, in quanto le tre costole, quando svuoto i polmoni dall'ossigeno, si appoggiano sui nervi infiammati sottostanti provocandomi fitte terribili. Guardo un sacco di film gay.
Ma l'"epicità" di questa storia sta nella conclusione che Vittorio trae alla fine di tutto il guazzabuglio, secondo la quale la reazione del ragazzo è più che comprensibile in quanto io persisto nel farmi vedere in coppia con il mio ragazzo all'interno della scuola e allora è normale che ad un tizio a caso innamorato di me venga da prendermi a calci. E mi par chiaro. Ragazze, non frequentate posti pubblici accompagnate dal vostro fidanzato perchè potrebbe esserci in giro uno schizofrenico a cui potreste piacere molto.
Il boss rimane a sguazzare nelle sue convinzioni anche dopo che lo psichiatra del ragazzo ha specificato che il gesto non è stato dettato dalla gelosia ma da un'allucinzaione, caratteristica tipica della Schizofrenia.
La storia finisce con il giovine internato in un ospedale psichiatrico e io con un sei in condotta in pagella a fine anno.

5 commenti:

  1. ho letto la prima pagina di post tutto d'un fiato, è una meraviglia, una vera meraviglia!
    tra l'altro, io a Cesena ci vado a scuola
    :)

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  2. cosaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa... QUESTE COSE NON ESISTONo, cioè ma ci rendiamo conto????? vai a prtestare fai qualcosa i avrei chiamato i carabinieri, ma guarda questo pezzo di merda di un preside del cazzo!!!
    io boh sta gente un sapevo nemmeno esistesse.. e mi meraviglio a sapere che quando la scuola ha saputo di questa notizia avrebbe detto qualcosa..
    incredibile davvero!!!

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  3. C, ti ringrazio, sei carinissima **
    Ester... ho passato un anno di merda e ne ho appena iniziato uno nuovo, sono totalmente rassegnata, ci provo da cinque annia fare qualcosa. Continuo in quell'inferno solo per arrivare a studiare fotografia all'università. Cosa vuoi che possa dire alla polizia? Il ragazzo mi ha scritto lettere di scuse, abbiamo parlato con i genitori e deciso di non denunciarlo (non lo meritava, davvero, la punizione dell'ospedale psichiatrico ci sembrava abbastanza), al preside invece auguro davvero la morte.

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  4. Chuck palahniuk a manetta..mi piacemipiacemipiace un sacco com'è scritto.
    Anche se l'episodio purtroppo è reale.

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