lunedì 25 ottobre 2010

Sono le ventitrè e cinquantacinque e mentre aspetto la mezzanotte che i messaggi della Vodafone si azzerano mi leggo il blog di Jacopo Lietti che alcune cose mi piacciono e altre meno ma alla fine le robe che dice lui le ho ascoltate a ripetizione per tre mesi e quindi vuol dire che sottosotto voglio solo fare la fica e tanto vale che sto zitta.
Io se penso a cosa facevo l'estate della quarta superiore mi viene in mente me che passo davanti al Tengelmann per andare a prendere la metro e piove sempre, piovono pietre da un cielo di cotone e intanto è sempre più caldo, dalle finestre entran sirene, dai rubinetti esce sudore e tu. Di. Verde vestita sei. Altrove. Mentre vado a prendere il diciassette passando da Müllerstraße e oggi è una così bella giornata, e io vorrei che tu tornassi a casa per cena.
O anche io che è il sette agosto notte in Loristraße e non ho paura del buio, meglio non vedere che cercare in vano e non trovare. E la mattina in laboratorio preparare gli sfondi e scoprire posti in cui dove parcheggi in fondo a nessuno importa. Che piagnucolo in casa perchè il sabato sera nessuno mi da un passaggio e faccio una lista delle cose che non voglio, questa volta.
E come al solito adesso che tutto sembra a posto manco io, manchi tu, maledetta sfortuna, in un agosto che non finisce mai, e lo so che non devo illudermi e non esiste risarcimento per quello che ho perso. E vedo la nostra fine. E solo una piccola parte di me risponde all'appello, ma tu non la senti.
O quelle ripicche vuote che ci hanno divisi in un giugno che non mi ricordo e tutti non hanno ancora smesso di chiedermi di te, non è vero che non sei più niente, il tuo numero me lo ricordo bene, mi pesi sui polmoni.
O io che continuo a dirti lascia questi vestiti sporchi in questa casa e aspettami, altrove.
Che anche se ho paura di non riconoscerti, avrò tutto il tempo per capire come fare a stupirti.






Se non ascolti i Fine Before You Came questo post ti farà cagare e ti sembrerà una poesiola adolescenziale Vascobrondiana.

4 commenti:

  1. parodia scritta un pò a caso



    alle tre e zerosette mi chiamo francesca nik adamo e vomito anacoluti che voialtri non capirete ma va bene cosi perchè non mi ha mai capito nessuno, nemmeno tu, che abbiamo fatto progetti di vita e sesso fino a farmi abbandonare dalle gambe, non mi hai capita. guardo la tivù che mi piace così, solo spenta e perchè mi ci vedo dentro con la solitudine del sabato sera. ripenso ad A B C D E F G H I J K a quello che diceva, a come mi faceva sentire l'endorfina scorrere nel cervello tra i capelli lungo la schiena storta sulle unghie che mi mangio e la verità è che mi manca e non smetto di pensarci e per dimenticarlo questa notte mi sono buttata su L M N O P Q R M. non ha funzionato non credo che lo rivedrò più. poi penso a lei e l'unico posto dove vorrei essere è tra i suoi abbracci morbidi e nel suo profumo di capelli corti da maschietto perchè solo li riesco a dimenticarmi di tutto, di me, addormentarmi. Sogno una mattina che avevo cinque anni ed ero una bambina con il caschetto rosso niente amici e mi mancavano tre denti davanti ma questo non faceva che rendermi più appetibile ai maschi che mi volevano infilare il pene in bocca ma per fortuna mi sveglio ora e son cresciuta e le cose sono davvero cambiate.

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  2. Ahahaha fantastico! Anche se qui non ci stava per nulla in quanto sono tutti pezzi dei Fine Before You Came scritti uno dopo l'altro, quindi nulla di mio. Però ci hai preso, alla fine non faccio nulla di esaltante nella vita e lo descrivo esattamente così. Siete voi che continuate a leggere anche se non vi interessa e non vi piace. Non spammo nemmeno sul profilo Facebook, arrivano le notifiche solo quando pubblico il post, quindi non potete neanche dire che presso affinchè le persone vengano a leggere qui. Non scrivo in modo interessante, non ho amici, scopo qua e là e non pretendo che tutto ciò venga apprezzato da qualcuno e non capisco perchè dobbiate venire a stressarmi quando ci sono tremila blog come questo sul web.

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  3. Diobono comunque spacchi il culo, mai dato una lettura più esatta, nemmeno lo psicologo. Conosciamoci.

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  4. vorrei che tutti gli anonimi fossero come te.

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