martedì 28 dicembre 2010

Sono a Salerno.
Sono totalmente affranta.
Ieri sera ero a Eboli a vedere gli Offlaga Disco Pax.
Ero totalmente affranta.
Il posto era una specie di officina49, triste uguale, ma con meno pretese.
Ho bevuto una birra a stomaco vuoto e mi sono immaginata una scopata a caso con sotto "De Fonseca".
"A casa, a casa sono rimaste le sue ciabattine di spugna.
Gliele avevo comprate per non farla camminare scalza e dimenticava sempre di portarle.
Oggi ho preso una busta gialla e ce ne ho messo dentro una delle due.
Francobolli prioritari e domani sarà da lei.
Apprezzerà,in fondo è giusto che abbia la metà delle nostre cose."
Qui sembra Fabio Volo ma invece è Max Collini.
Ieri sera gli chiesto, a Max Collini, che taglie aveva delle magliette e c'era solo la L. E ho detto, Ma io son piccola. Ci medito. E lui ha detto Medita, medita. Poi non l'ho comprata e adesso vorrei averla comprata.
Mi accendo una Vogue sul fornello perchè in questa casa tutti fumano ma non ci sono accendini.
Mia nonna fuma le Vogue. A pezzi però. Ogni sigaretta se l'accende e se la spegne tre o quattro volte e sua figlia ha un tumore ai polmoni rarissimo e tostissimo.
Mi son comprata un piumino Ikea e una lampada Ikea. Si chiamano Mysa Rönn e Kvart, perchè lì tutte le robe hanno il loro nome.
Sono totalmente affranta.

lunedì 20 dicembre 2010

Mi, non mi, così-così.

Mi piace:
Pensare ai gatti, guardare Misfits, dormire nudi, bere il tè nero alla vaniglia, fare la doccia calda, baciare Richi mentre dorme, baciare Richi quando è sveglio, anche dopo la doccia calda, o il tè nero alla vaniglia, fare le foto a chi ha la pelle bianchissima, amare i personaggi delle storie che non esistono, tatuarmi.
Non mi piace:
andare a scuola, i compiti di matematica, -12° alle otto e mezza di mattina, quando piove grigio, depilarmi le gambe, aspettare gli autobus, dormire da sola, dormire senza gatti, il vapore dopo la doccia.
Mi piace così-così:
La neve, le cime di rapa, uscire ed essere sobria, dormire in due in un letto singolo, perchè si è in due, ma si sta scomodi, la pasta con le vongole, i cani, i muri bianchi, la mia camera da letto.

giovedì 16 dicembre 2010

La cozza.

Denti che vogliono crescere nella mia bocca quando per loro non c'è posto.
L'unica cosa che mi ha fatto sentir viva nell'ultimo mese, oltre al sesso.
Io sto bene.

Una cosa che dice la mia matrigna è che la cozza è una fica, sostanzialmente.
Insomma, Dio aveva una serie di forme a disposizione con cui poi ha creato il mondo. Ma non si parla del cilindro, del cubo e della sfera, come dice Cézanne, bensì di qualcosa di più complesso.
E l'esempio con cui sostiene la sua tesi è questo della cozza. Il mollusco, dico.
Papà fa il cuoco. Soprattutto gli piace il pesce. E allora noialtri guardiamo un sacco i molluschi.
Dio, con la forma che ha usato per creare l'apparato genitale femminile, ci ha creato anche la cozza. E c'è tutto! Grandi labbra, clitoride, blabla.
E dunque vi invito, la prossima volta che vi capita di mangiarle, quando se ne stanno lì così prima d'esser divorate, a guardarle e venirmi a dire se non ha ragione. Tipo mettete un dito di qua e uno di là, un pò come fa il ginecologo, aprite le "labbra" e osservate dentro. Vi si aprirà un mondo.

mercoledì 15 dicembre 2010

Fisica quantistica: l'oriente supera l'occidente.

Secondo la meccanica quantistica, l’Universo (e tutto ciò che ne fa parte) è attraversato da un campo unificato di energia, che collega ogni particella con tutte quelle che lo compongono, tutte le altre, senza distinzioni.

Attraverso il Millennium Run, una simulazione avvenuta grazie al programma GADGET2, si è calcolata la traiettoria di più di 10 miliardi di “particelle”, per avere uno specchio dell’evoluzione della distribuzione della massa attraverso un cubo di 2 miliardi di anni luce di lato, ricreando la "vita" di circa 20 milioni di galassie, con le loro collisioni e i buchi neri e compagnia bella. Attraverso ciò, abbiamo avuto la dimostrazione del fatto che l'Universo non sia altro che un grande Organismo vivente, composto da reticoli molto simili ai filamenti sinaptici di collegamento dei nostri Neuroni. Esso ricorda, osservando le immagini pervenute, la rete neurale del cervello umano.
Ma tutto ciò non è propriamente una novità, in quanto Penrose, nell'89, già affermò che la mente umana e la coscienza seguono modelli matematici tipici della fisica quantistica; semplicemente, al giorno d'oggi, la teoria viene seriamente presa in considerazione da molti più studiosi.
L'esperimento, oltretutto, non è stato uno scherzo: ha richiesto più di un mese di calcolo, occupando 25 Tbytes di memoria presso il Supercomputing Centre della Max Planck Society a Garching, ma ha dimostrato che l'Universo è composto da una Matrice, la quale può assumere vari nomi a seconda anche delle credenze religiose del singolo. Dall'analisi dello scienziato Peter J. Lu ci perviene la concezione secondo cui le stelle poligonari geometriche dell'architettura islamica medievale, nel loro rispettare moduli matematici, poste una accanto all'altra si connettono attraverso le proprie linee di costruzione per formare una rete paragonabile a quella neurale, del cervello umano, di cui parlavo in precedenza.
Queste ricerche hanno indotto lo scienziato a ritenere che gli artisti islamici avessero elementi concettuali che anticipano di circa cinque secoli le scoperte della fisica quantistica e si ricollegano alla teoria del fisico Bohm, il quale sostiene che nell'Universo, oltre alla realtà esplicita e visibile, ne esista un'altra parte che costituisce l'essenza della prima, rappresentata come un reticolo energetico contenente un enorme quantitativo di energia, denominato Energia del Punto Zero

Quello su cui dobbiamo soffermarci è quindi la concezione secondo cui la nostra condizione è di non essere divisi dagli altri e da tutto ciò che ci circonda. Non esistono spazi vuoti. Ciò che noi chiamiamo "vuoto" è invece pieno e il fatto che non si percepisca la “materia oscura” ( che costituisce il 99% dell’esistente) è semplicemente attribuibile alla limitatezza attuale dell'essere umano.
Il visibile e l’invisibile, pertanto, hanno la stessa sostanza ed esistono allo stesso modo ed è interessante notare come in Oriente tutto ciò sia conosciuto da secoli. Per una volta l'occidente si ritrova ad arrivare in ritardo ad importanti concezioni.

Non posso non citare almeno una parte dell'articolo di Alfredo Stirati, il quale, a parer mio, ha formulato una spiegazione talmente esauriente e sintetica di tale concezione che dubito di poter fare di meglio.
Egli scrive che tutto è, dunque, interconnesso; come dimostrano gli esperimenti condotti su particelle infinitesimali poste a grandissima distanza e che obbediscono istantaneamente agli stessi impulsi. Molti paradigmi della nostra cultura sono destinati a cadere: la fisica meccanicistica, galileiana e newtoniana; la biologia: non esiste materia organica ed inorganica; la medicina: non ci si può limitare a curare la parte al posto del tutto e così via.
Se ci convinciamo di ciò, dovremmo iniziare a correggere i nostri comportamenti nei confronti del prossimo e della Natura; se tutto è collegato, è impensabile che si possa agire in modo egoistico e prevaricatore, pena la nostra stessa distruzione. Se tutto proviene dalla stessa Matrice, il precetto della fratellanza e della solidarietà esce dalla sua astrattezza e diviene un dovere imprescindibile. Finalmente scienza, fede e morale trovano un denominatore comune su cui è possibile edificare un mondo nuovo, diverso da quello che ha portato tanti lutti a causa di assurde divisioni, politiche o religiose che siano.

Nella concezione di Universo quantico trovano posto tutti i principi che seguo, comprese le basi del movimento di cui sono parte da ormai sei anni. (Non starò qui a specificare onde evitare discussioni riguardanti la politica, che desidero accuratamente evitare.)
L'intenzione era di raccogliere qualche commento al riguardo.
Io, personalmente, sostengo tale teoria da molto tempo e credo che, se venisse davvero presa in considerazione, qualcosa potrebbe migliorare davvero. Ma devo anche dire che soffro di pessimismo antropologico, quindi ricado spesso nell'idea che probabilmente si tratti solamente di vane speranze e della solita utopia.
A voi.

domenica 12 dicembre 2010



Oggi son andata al parco con lamiamiglioramicadelcuore.
Ma resta tutto come prima e non guarisco.

sabato 11 dicembre 2010

"Allora, sempre guardando se l'altra venisse, egli si abbandonò al sogno che gli suggerivano le apparenze delle cose.
Era un sogno poetico, quasi mistico. Egli aspettava Maria. Maria aveva eletta quella notte di soprannaturale bianchezza per immolar la sua propria bianchezza al desiderio di lui. Tutte le cose bianche intorno, consapevoli della grande immolazione, aspettavano per dire ave ed amen al passaggio della sorella. Il silenzio viveva.
«Ecco, ella viene: incedit per lilia et super nivem. È avvolta nell'ermellino; porta i capelli constretti e nascosti in una fascia; il suo passo è più leggero della sua ombra; la luna e la neve sono men pallide di lei. Ave.
«Un'ombra, cerulea come una luce che si tinga in uno zaffiro, l'accompagna. I gigli enormi e difformi non s'inchinano, poiché il gelo li ha irrigiditi, poiché il gelo li ha fatti simili agli asfodilli che illuminavano i sentieri dell'Ade. Ben però, come quelli de’ paradisi cristiani, hanno una voce; dicono: - Amen.
«Così sia. L'adorata va ad immolarsi. Così sia. Ella è già presso l'aspettante; fredda e muta, ma con occhi ardenti ed eloquenti. Ed egli prima le mani, le care mani che chiudono le piaghe e schiudono i sogni, bacia. Così sia.
«Di qua, di là, si dileguano le Chiese alte su colonne a cui la neve illustra di volute e d'acanti magici il fastigio. Si dileguano i Fòri profondi, sepolti sotto la neve, immersi in un chiarore azzurro, onde sorgono gli avanzi dei portici e degli archi verso la luna più inconsistenti delle lor medesime ombre. Si dileguano le fontane, scolpite in rocce di cristallo, che versano non acqua ma luce.
«Ed egli poi le labbra, le care labbra che non sanno le false parole, bacia. Così sia. Fuor della fascia discinta si effondono i capelli come un gran flutto oscuro, ove tutte sembran raccolte le tenebre notturne fugate dalla neve e dalla luna. Comis suis obumbrabit tibi et sub comis peccabit. Amen.»
E l'altra non veniva! Nel silenzio e nella poesia cadevano di nuovo le ore degli uomini scoccate dalle torri e dai campanili di Roma."

venerdì 10 dicembre 2010

Questo è quel periodo dell'anno insormontabile. Non ci sarò per un pò.
Mi devo curare.

La varicella.

Quando avevo quasi cinque anni e poi cinque anni compiuti abitavo al mare.
(Era un sacco che non esordivo così.)
Ed è stato lì che son andata all'asilo per quei pochi mesi che ci sono andata. Anzi, si dice scuola materna. Noi del sud chiamiamo tutto asilo, che fa lo stesso.
Al mare, quando diventava giugno e le suore non sapevano più che farci fare, ci portavano in spiaggia. Oppure, se pioveva, al delfinario. Che angoscia il delfinario. Tra le bambine riminesi è tutto un "Da grande voglio fare la delfinaria", che sarebbe l'allevatrice di delfini, che non so dove si studi per diventarlo. Io volevo fare l'astronoma e l'archeologa, tipo, ma questa è un altra storia.
Al delfinario si moriva di caldo, e al mare si moriva di caldo. Si faceva un solo bagno, e poi a turno la suora ti cambiava il costume davanti a tutti e, che agonìa.
Che agonìa.
Mi ricordo un costumino intero blu, con tante paillettes, o cadeva una spallina, o usciva metà culo, o metà fica, e cose così.
Io non so, ma la mamma si dimenticava un pò di cose, allora le suore mi davano loro le ciabattine e l'asciugamano.
E quelle ciabattine.
Che agonia.
Tornavo a casa senza piedi. Mi sembrava di tenerli tra le zampe di un ragno di plastica. Velenoso.
Un giorno avevo un costume a due pezzi. Sebbene le tette ancora oggi non mi sian cresciute.
E questo costume a due pezzi era stretto. E sotto l'elastico mi aveva aperto un taglietto. Non si rimarginava e non si rimarginava. E la mamma mi rimetteva il costume a due pezzi. E il taglietto diventava un buco sempre più grande, sempre più grande.
Ce l'ho ancora.
Poi ho scoperto che non era colpa del costume.
Ero piena di buchi.
Mi grattavo.
Era la varicella.
Nessuno l'aveva avuta a casa e si era tantissimi e agli adulti fa stare malissimo e io mi ricordo un mese in una stanza.
Potevo uscire sono quando non c'era nessuno.
Non capitava mai che non ci fosse nessuno.


Ciao, sono Emidio Clementi. Ma non l'ho fatto apposta.

giovedì 9 dicembre 2010

Madonna che sbronza. Io muoro.

domenica 5 dicembre 2010

E' un pò che non scrivi, Amore.

E' un pò che mi vengon in mente solo dolcezze vecchio stile che non son più accattivanti, troppo anni novanta.
Dovrei scriver pagine di ti amo, se dovessi veramente parlar di quel che ho in testa.
Quando avevo dodici anni mi son innamorata di un ragazzo che ne aveva diciotto che era diventato il mio fidanzato e mi faceva un sacco di corna, un sacco di corna, ma io lo amavo come si ama un albero, non ci si aspetta nulla e si ama e basta, si ama e basta, e credevo che non mi sarebbe più capitato di provare un amore così sincero e così avvolgente e così volto unicamente al bene dell'altro.
Non vuol dir nulla che avevo dodici anni, non vuol dir nulla.
Poi un giorno è arrivato settembre ed ho compiuto diciott'anni e m'è successo di nuovo e giuro, è bellissimo, giuro.
Anche lui è bellissimo, giuro.
E non mi fa le corna.
Non so parlar d'altro, per questo che non scrivo nulla.

giovedì 2 dicembre 2010

ho mal di testa. ho le mestruazioni. son tutti froci perchè cazzo son tutti froci. mi scoppia il cervello. ho due gatti grassi. ho l'acqua calda che non va. ho il sole e un'Hasselblad e nessuno da fotografare. ho gli spilli negli occhi. ho metà patente di guida. ho mal di schiena. non esisto.


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