martedì 11 gennaio 2011

Non c'è spazio.

"L'Italia è un paese di vecchi, gestito da vecchi", ci ricorda Sergio Nava, autore de "La fuga dei cervelli". E non è il primo a metterci davanti il problema. Forse è arrivato, dunque, il momento di analizzarne le cause e adoperarsi per riemergere dal cumulo di macerie che è ormai diventata la politica del nostro paese. Il più vecchio d'Europa.
Sara Ingrati, in "Culle vuote", uno dei suoi ultimi articoli su Famiglia Cristiana, ci fa notare che, al Nord, la maggiorparte delle donne partorisce il primo figlio dopo i quarant'anni. Pensano per prima cosa al lavoro, che spesso non permette di potersi dedicare alla famiglia. Per prima cosa a causa dei salari, nettamente inferiori rispetto al necessario per sopravvivere al caro vita, ma anche per quanto riguarda gli orari d'ufficio, che non sono più strutturati in modo che una donna con un figlio possa sostenerli.
Siamo alle solite. Le più grandi lotte per l'uguaglianza intraprese dall'umanità che si trasformano nel risultato di tristi travisazioni: così come la globalizzazione è diventata capitalismo, l'emancipazione femminile ha portato la donna a mettere al primo posto il denaro rispetto alla continuazione della specie.
Per sempre giovani e in carriera, senza lasciare più spazio alle generazioni future. O meglio, senza dar nemmeno modo a quest'ultime di venire al mondo.
Siamo davanti ad un fenomeno mai visto prima, frutto di un meccanismo malato e controproducente che ha portato alla nascita di una società fatta di persone che rifiutano di lasciare in mano il mondo ai propri successori, che non accettano più ciò che è parte della vita da sempre, ovvero la sua fine.
Da ciò derivano la fuga di cervelli, di cui si parla tanto, e il famoso fenomeno dei bamboccioni: questo paese non è strutturato per permettere ad un ragazzo di essere autonomo. Non c'è posto per i "nuovi giovani" se la terra è ancora popolata dai "vecchi giovani", quelli che già lo erano negli anni '70 e che continuano a volerlo essere per sempre.
Tutto ciò fa parte di un circolo vizioso da cui è difficile tirarsi fuori, in quanto i media continuano a proporre modelli di donna a cui è "vietato invecchiare", a cui non è permesso mostrare alcun segno lasciato dal tempo. E la stessa cosa vale per gli uomini, nessuno è escluso, come ci ricorda Loredana Lipparini nella sua intervista su Donna Moderna dello scorso novembre.
L'imperfezione non è più ammessa, ma ci siamo dimenticati che la perfezione non esiste.
E questa contraddizione, a parer mio, sarà ciò che porterà la nostra società alla distruzione.










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