sabato 26 marzo 2011

Mia madre, che non se ne parla mai.

A sedici anni mia madre naturale mi fece venire un esaurimento nervoso.

A mio nonno, quando avevo dieci anni, è venuto in mente di affittare di nuovo una casa ad Acciaroli ogni estate per far passare quindici giorni al mare alle sue due figlie con i rispettivi pargoli, come faceva quando ero piccola. E fin qui tutto okay.
Dai dieci ai sedici anni ci sono andata praticamente ogni estate, e dopo i primi quattro giorni volevo affogare al porto.
Un posto bellissimo, per carità, ci ho dato il primo bacio lì, il ragazzo era un po' meno bello, anche il suo nome era poco bello, ma insomma, bello.
Mia madre, per convincermi ad accompagnarla, mi comprava in tutti i modi possibili: offrendomi soldi, vestiti, possibilità di invitare amici eccetera.
L'ultimo anno fu tragico.
Ero partita senza soldi, dicendo che sarei andata solamente se fosse potuto venire anche il mio ragazzo. M'aveva detto Okay. Ero arrivata a Salerno con un viaggio di undici ore in pullman senza soldi senza cellulare senza musica senza cibo con tanta pipì da fare alle nove e mezza di sera.

Il giorno dopo partiamo per la casa al mare, ci accompagnano i nonni, mi danno cinquanta euro che metto da parte per la reflex che ancora non ho, mentre mia madre mi porta per negozi e tenta di convincermi a spendere e spendere come è solita fare. Credo che abbia paura che i soldi, a tenerlì lì, dopo un po' se ne scappino, non lo so. Infatti non ce ne ha. Quando arriviamo, non faccio nemmeno in tempo a realizzare che siamo scese dalla macchina che i nonni ci risalgono e se ne tornano a Salerno. Bloccata. La macchina se la sono portati via loro. Non ci sono autobus, non c'è nulla, non ci sono giovani tranne due sfigate perse con cui non so assolutamente di cosa discorrere. Non ascoltano musica, non leggono, non vivono, guardano i maschi.
Non è possibile andare a prendere il mio ragazzo che sarebbe arrivato alla stazione di Salerno, e mia mamma me l'ha fatta un'altra volta, stuck with her. E' una di quelle persone che certe cose le fa con tanta nonchalance che tu continui a cascarci. Perché quando te l'ha fatta una volta poi non ci credi che abbia il coraggio di riprovarci, credi che sia finita lì, come le malattie tipo il morbillo, gli orecchioni, e invece no. Mia madre è una fottuta influenza. Ma non si prende nemmeno la briga di modificarsi e potenziarsi come il suddetto virus, no, quando non te l'aspetti ti infetta di nuovo allo stesso modo.
Allora a me girano i coglioni, ma dico vabbè, poi tanto "I nonni questo weekend tornano a trovarci, se vuoi poi puoi tornare a Salerno con loro e andartene a casa in treno", dice, è lunedì, okay. Ma non ho alcun soldo per tornare e lei fa la finta tonta. Mi dice "Hai cinquanta euro", la fulmino. Non erano questi gli accordi.
Io odio le spiagge, bisogna precisare.
Una settimana lì è snervante, me ne sto in terrazzo, guardo i fiori. Mia zia isterica non manca di farmi pesare la cosa e di ricordarmi quanto non stia sfruttando la vacanza offerta dal nonno, la cosa mi passa attraverso, non ho alcuna intenzione di farmi ricattare dai signori S., la fottuta vacanza che ogni anno è la trappola di mia madre e sua sorella, qualcosa da rinfacciare a vita. Pazzi, pazze.
Arriva il weekend, tornano i signori.
Io detesto mia nonna, c'è da precisare.
Lei, notando che non mi presento in spiaggia, comincia a ripetermi alterata quello che mia zia mi urla da una settimana per quanto riguarda la vacanza.
Per più di dieci ore va avanti con le sue lamentele, accompagnata da mio nonno, il quale ne è succube.
Mia madre se ne sta zitta tutto il tempo. Oppure mi viene vicino e mi offre i soldi di mia nonna chiedendomi, in cambio, di restare. "Nonna, vero che se resta le dai cinquanta euro?" Sono allucinata, le dico che è fuori di testa.
Finisce che gli sbatto la porta in faccia e mi chiudo in camera mentre mi danno dell'ingrata maleducata. Okay. Io me ne voglio andare e desidero solo un passaggio in auto per Salerno, mi basta.
Mia nonna però non smette di lamentarsi e urlarmi nipote snaturata, figlia snaturata violenta ingrata stronza cattiva.
Gli urlo un bel vaffanculo e me ne vado. Mia madre se ne sta zitta ancora. Dice che bisogna fare così, tanto la nonna ormai è impazzita, ma io non ho ugualmente alcuna voglia di ascoltarla e di doverle qualcosa. Ma c'è anche da dire che i miei genitorni sono separati e mia madre non paga gli alimenti. Devo per forza chiederle qualcosa. E mia madre, c'è da dire, parassita sulle spalle di sua madre da quando è nato mio fratello Cristian. E' una catena maledetta.
Me ne vado in spiaggia al tramonto, urlando. Mia madre prova a telefonarmi un paio di volte, non le rispondo.
Mi ripresento quando è ormai buio ancora intenzionata a tornarmene a Salerno, ma quando arrivo lei si sta fumando una sigaretta sul terrazzo e mi dice candidacandida "I nonni sono andati via, io ho provato a chiamarti ma..."
Stuck again.
Dò di matto. Lei continua a fare la finta tonta.
Vado in spiaggia ad urlare, provo a chiamare mio padre, non prende neanche il telefono, avevo fatto progetti che vanno in fumo, tutti i concerti a cui devo andare e per cui ho preso i biglietti sono irraggiungibili, sono bloccata insieme a due pazze in un paese senza abitanti, l'idea della vacanza con il mio ragazzo è sfumata, mia madre si comporta così da sedici anni. Diciotto, ora.
Un uomo sulla spiaggia sente le mie urla e si avvicina, mi dice che ha due figlie adolescenti e mi chiede cosa sia successo, gli dico che sono bloccata in quel fottuto paese e lui mi fa presente che c'è un traghetto che porta a Salerno, se ne ho bisogno, la mattina alle dieci. Ringrazio e faccio finta di calmarmi, in modo che mi lasci sola. Torno a casa come una furia e le dico che me ne vado, lei mi dice vai, lei sa che non ho i soldi necessari, se ne sta in terrazzo, le urlo che avrebbe dovuto abortire se sapeva che una figlia non l'avrebbe saputa crescere, che è falsa, che è una puttana, che non mi ha mai dimostrato un minimo di affetto, che quando avevo avuto bisogno di lei mi aveva lasciata a mio padre ed era andata a fottersi lo stronzo di turno e tenta di bloccarmi solo perché si sente sola, che deve morire, sparire. Vado fuori di testa, lei se ne sta zitta, oppure mi chiede con sarcasmo se ho bisogno che mi vada a comprare del Valium, qui c'è bisogno di un po' di Valium, eh, io ti ammazzo, i vicini sentono le urla e bussano alla porta, la minaccio con le sedie della cucina, continua ad essere impassibile, poi non mi ricordo più.
Passo una settimana a letto senza mangiare senza parlare senza muovermi con lei che fa finta di nulla o di non vedermi ascolto la radio lascio il mio ragazzo per telefono voglio morire dormo mi deprimo.
Non le parlo per tutta la restante settimana.
Non le parlo per i mesi seguenti, dopo che sono tornata a casa.
Poi lei, con la sua nonchalance, riesce a riavermi di nuovo. E' snervante, ottiene tutto ciò che vuole con la sua tecnica.
Ultimamente mi telefona per chiedermi quando mi va di andare da lei che ci sono i saldi che mi regala un tatuaggio che andiamo dal parrucchiere ma intanto siamo in rosso in banca io e mio padre e lei pacca le rate del computer che mi ha regalato per il compleanno.
Ancora non ho capito se la odio o no.
Fino all'anno scorso piangevo quando tornavo a casa dopo aver passato quelle due settimane all'anno con lei.

2 commenti:

  1. Bellissimo post!

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  2. Le madri. Causa di tutti i mali. Coi padri, beninteso.
    Dai un'occhiata a questa tipa:
    http://www.alice-miller.com/edito_en.php?lang=en&nid=40

    un suo libro (la persecuzione del bambino) mi ha aiutato più di tanti psicologi.
    Ieri o l'altroieri dicevi "mai così certa di voler morire". Aspetta dai. Ti garantisco che conosco bene, ma bene, ma bene, quella sensazione, ma anche che morire è una stronzata, non si va dove si crede. Bisogna per forza affrontare la mala parata e alla fine si scopre che non è così grave: non è grave come sembrava. Discorso lungo..
    ti abbraccio, sinceramente :)

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